Ostia piange Mariam: palloncini bianchi per la 18enne uccisa a Londra. "Non ti dimenticheremo"

Gli ex compagni di scuola di Mariam: "Ostia chiede giustizia". La Procura indaga sulla sanità inglese

"Tu non hai dimenticato Ostia, ed Ostia non dimenticherà te". "Il razzismo è la la più grande minaccia dell'uomo: il massimo di odio, con il minimo di ragione". Poi ancora, "Ostia chiede giustizia". Striscioni, applausi, lacrime, lanterne e palloncini bianchi. Ostia, lunedì 19 marzo, ha ricordato così Mariam Moustafa uccisa dal branco a Nottingham (qui la notizia). 

Michela e Kimberly, due delle ex compagne di Mariam, hanno organizzato a Corso Duca di Genova, davanti la Garrone, un sit-in per ricordare la loro vecchia compagna di classe delle elementari. Cinque anni passati insieme poi il trasferimento, 4 anni fa, di Mariam e della sua famiglia a Londra ma il pensiero di Ostia non ha mai abbandonato la giovane 18enne italo-egiziana

La Procura di Roma indaga sulla sanità inglese

Nel frattempo, il tragico decesso, potrebbe diventare anche un caso di malasanità inglese. Gli stessi familiari della ragazza, anche attraverso la trasmissione Le Iene, hanno lanciato accuse ai servizi ospedalieri inglesi, dove Mariam è morta dopo tre settimane di agonia, per avere sottovalutato le condizioni e di averla inizialmente dimessa in fretta.

Gli inquirenti della Procura di Roma ed i Carabinieri, per ricostruire la storia clinica della giovane, hanno acquisito la documentazione riguardante Mariam presso l'ospedale Bambino Gesù dove la ragazza è stata in cura per una patologia cardiaca alcuni anni fa. Il materiale raccolto sarà presto condiviso con le autorità inglesi alle quali i pm di piazzale Clodio hanno chiesto di trasmettere gli atti fino ad ora prodotti nell'indagine, compresa la cartella clinica del ricovero effettuato a Nottingham.

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L'ombra della gelosia sulla morte di Mariam

Nel video dell'aggressione, diventato virale, si vede un ragazzo con una felpa di colore bianca che cerca di difendere la giovane cresciuta ad Ostia. Questo ragazzo, che non ha mostrato il volto, ha detto di conoscere le ragazze del branco. Una in particolare, Teesha. Pare che sia stata proprio la morbosa gelosia nei confronti di questo ragazzo a far scattere il tutto. Un'amica di Teesha, che non avrebbe partecipato all'aggressione, ha poi fornito altri elementi agli inquirenti. 

Teesha, in queste ore, si trova in carcere. Altre 6 ragazze sono state identificate. Rob Griffin, sovrintendente capo della Nottinghamshire Police, è certo: "Sappiamo com'è andata". Abbandonata, per ora, la pista dell'odio raziale. I familiari di Mariam vogliono la verità.

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