Marco Vannini, "crudeltà" e "depistamenti": ecco le motivazioni per la condanna di Antonio Ciontoli e dei suoi famigliari

L'avvocato della famiglia Vannini: "Tutte cose che abbiamo sempre detto e pensato e che ora, finalmente, emergono con chiarezza in una sentenza"

La vicenda di Marco Vannini, il giovane ucciso a Ladispoli nel 2015, da un colpo di pistola esploso dalla pistola di Antonio Ciontoli, vede scriversi un nuovo importante capitolo. Sono infatti ora note le motivazioni che lo scorso 30 settembre hanno portato alla condanna, nel processo di appello bis, di Antonio Ciontoli e dei suoi famigliari. 

"Spiegazioni inverosimili degli atteggiamenti da loro assunti, che in taluni momenti rasentano una vera e propria crudeltà nei confronti di un ragazzo ferito che urla di dolore e viene rimproverato per questo motivo, un ragazzo che è stato ed è il fidanzato di Martina e che il Ciontoli afferma di tenerlo in conto e in considerazione come un figlio". E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza. 

L'omicidio di Marco Vannini a Ladispoli: la ricostruzione dell'intera vicenda

Ricordiamo inoltre che i giudici della seconda corte di Assise di Appello avevano condannato inoltre a 9 anni e 4 mesi i due figli di Ciontoli, Martina e Federico e la moglie Maria Pezzillo per concorso anomalo in omicidio volontario. 

Gli imputati, secondo i giudici, hanno messo in atto "depistamenti" come la pulizia delle superfici delle pistole e del bossolo, della pulitura delle tracce di sangue e soprattutto nel luogo "dove asseritamente era avvenuto il ferimento del giovane" e sono state "ripetute le menzogne rivolte per circa 110 minuti ai soccorritori sia prima del loro intervento che al momento e che che dopo". 

In un passaggio delle motivazioni della sentenza di condanna si richiama "l'accordo che i Ciontoli tentano di raggiungere tra loro su quanto dichiarare: si deve lecitamente ipotizzare che la scelta di un comportamento di un certo tipo fu del capo famiglia e cioè Antonio Ciontoli al quale tutti aderirono consapevolmente pur non potendosi non rendere conto delle conseguenze che avrebbe avuto lo stesso, accettandone il rischio e le conseguenze e avendo il tempo (110 minuti) per concordare una versione da fornire coralmente agli investigatori e che vedeva come primo obiettivo la possibilità di far passare sotto silenzio l'accaduto, far credere ad un incidente non voluto e in ultima analisi pervenire ad un'ipotesi di omicidio colposo".

Soddisfazione da parte dell'avvocato della famiglia di Marco Vannini Celestino Gnazi: "Tutte cose che abbiamo sempre detto e pensato e che ora, finalmente, emergono con chiarezza in una sentenza. Ora attendiamo, con più serenità, il definitivo verdetto della Cassazione per dire che Marco ha avuto la migliore Giustizia umanamente possibile. Certo, non sarà facile dimenticare chi ha affermato che quel colpo d'arma da fuoco e quella ferita non erano stati avvertiti neppure dal povero Marco perché, altrimenti, 'sarebbe stato lui a sollecitare i soccorsi'" "In ogni caso non verrà lasciato nulla di intentato affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità. Dovrà assumersele anche chi è stato sentito come testimone innanzi alla Corte che, in relazione a quanto è stato detto, ha parlato di 'assoluta assenza di credibilità' e di 'propensione alla reticenza'. Non ci si può rassegnare al perenne oltraggio della verità e verrà fatto tutto il possibile per farne emergere ancora un altro pezzo", conclude l'avvocato Gnazi.

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