Cronaca

Marco Prato suicida, il dramma in un biglietto: "Sono innocente". E chiede un medico per il padre

Prato, accusato insieme a Manuel Foffo dell'omicidio di Varani nel marzo 2016 durante un festino a base di sesso e droga, si è suicidato nel carcere di Velletri dove era detenuto

Marco Prato si è suicidato nel carcere di Velletri dove era detenuto. Il 31enne, accusato insieme a Manuel Foffo dell'omicidio di Luca Varani, ucciso a marzo 2016 durante un festino a base di sesso e droga a Roma,  ''è morto all'interno della sua cella stringendosi un sacchetto della spazzatura nella testa e inalando il gas della bomboletta che legittimamente i detenuti posseggono per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande" fanno sapere Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, e Maurizio Somma, segretario nazionale Sappe per il Lazio.

Secondo la prima valutazione degli inquirenti non ci sarebbero dubbi sulla dinamica del suicidio. Non va dimenticato che Prato provò ad uccidersi anche a poche ore dal delitto. Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Velletri e domani sarà effettuata la autopsia presso il Policlinico di Tor Vergata. Saranno fatti anche accertamenti tossicologici. I pubblici ministeri hanno effettuato un sopralluogo nel penitenziario.

Domani avrebbe avuto luogo anche l'udienza del processo del quale Marco Prato si è dichiarato innocente anche nel biglietto che sarebbe stato ritrovato nella cella in un cui era detenuto: "Non ce la faccio a reggere l'assedio mediatico che ruota attorno a questa vicenda. Io sono innocente". Nel biglietto Prato chiedeva anche la presenza di un medico per il padre quando avrà la notizia. 

Per l'omicidio di Luca Varani era già stato condannato a 30 anni Manuel Foffo, che a differenza di Prato aveva chiesto il rito abbreviato. Un omicidio efferato, quello di Luca, avvenuto a Roma nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo del 2016 quando il 23enne viene torturato e ucciso in un appartamento di via Igino Giordani, nel corso di un festino a base di sesso, alcol e droga. L'allarme scatta quando il proprietario di casa, Manuel Foffo, racconta tutto al padre che chiama il 112. 

Nell'abitazione di Colli Aniene i Carabinieri trovano quindi il corpo senza vita del 23enne. Intanto viene rintracciato anche Marco Prato, accusato insieme a Foffo del delitto, che nel frattempo si era rifugiato in un hotel, tentando il suicidio. Dalle indagini tecniche il quadro è crudo: Varani è stato stordito e ucciso con almeno 100 tra colpi di martello e coltellate

"Volevamo uccidere qualcuno, volevamo vedere l'effetto che fa" dirà poi Foffo. La vicenda, ricostruita dagli inquirenti, racconta di un festino con un grosso abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti "alla ricerca di un qualsiasi soggetto da uccidere o comunque da aggredire solo al fine di provocargli sofferenze fisiche e ucciderlo".

Varani, secondo la ricostruzione fatta, fu quindi "fatto denudare per avere con lui una prestazione sessuale", poi gli "offrirono una bevanda con psicofarmaco tanto da stordirlo e quindi l'aggredirono". Infine i colpi mortali. I due arrestati, intanto si accusano a vicenda, scaricando uno sull'altro le responsabilità principali del delitto.

Lo scorso dicembre il pm chiese il rinvio a giudizio per entrambi con l'accusa di omicidio volontario premeditato e aggravato. Foffo chiede e ottiene di poter essere giudicato con rito abbreviato mentre Prato sceglie quello ordinario. L'inizio del processo era slittato a domani. La mamma di Luca Varani, appresa stamattina la notizia del suicidio di Marco Prato "ha pianto", secondo quanto riferito da Vincenzo Mastronardi, consulente legale della famiglia Varani.
 

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