Caso Orlandi, il superteste: "Rapita dalla Stasi"

Il testimone del caso Orlandi, ultimo iscritto nel registro degli indagati, ha dato ulteriori rivelazioni a Metropolis, trasmissione di Roma Uno

A trent'anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi un nuovo supertestimone ha scosso i faldoni della Procura. Si è fatto vivo a Chi l'ha Visto facendo ritrovare un flauto e dicendo che apparteneva a lei, la ragazza svanita nel nulla il 22 giugno del 1983. Poi si è autoaccusato di aver partecipato al rapimento di lei e di Mirella Gregori, altro caso di scomparsa mai risolto. Oggi Marco Fassoni Accetti è indagato dalla Procura e continua a far emergere a livello mediatico particolari del giallo.

“Lo Stato Vaticano è completamente estraneo nei suoi vertici. Del nostro gruppo facevano parte laici e pochissimi ecclesiastici che facevano pressioni per influenzare la politica dell’allora Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa. In questa attività eravamo supportati non da agenti ma da fiancheggiatori, in particolare di soli due membri della Stasi operativi su Roma, di cui una ragazza”. Sono le sue ultime rivelazioni rilasciate in un'intervista alla trasmissione Metropolis su Roma Uno.

Da indiscrezioni, spiega una nota dell’emittente, “emergerebbe che si tratta di una donna giovane, bionda, il cui nome in codice sarebbe Ulrike“. “Io – ha aggiunto Fassoni Accetti – sono pentito di quello che ho fatto. All’epoca ero un’altra persona, oggi non rifarai le stesse cose”.

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Poi Fassoni Accetti ha dato ulteriore spiegazioni sulle modalità del rapimento: “Era un sequestro ma fatto con tecniche diverse, attraverso l’inganno, in modo da far credere a Emanuela che il padre fosse sotto ricatto perché, per certi comportamenti nei quali era assolutamente estraneo e innocente, aveva indirettamente potuto collaborare con i fatti dell’attentato”.

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