Omicidio Sacchi, armi e droga a disposizione: ecco chi ha dato la pistola al killer che ha ucciso Luca

Anche il padre di Marcello De Propris, Armando, è stato arrestato nel corso dell'operazione sugli sviluppi dell'indagine sull'omicidio di Luca Sacchi

Di tatuaggi ne ha tanti. Quello sul collo, una croce, è quello di cui ne va più fiero. Le foto di quel disegno sulla pelle le ha sfoggiate più volte sui social da quando, nel 2015, se l'è impresso addosso.

E quella croce anche nella mattinata di venerdì 29 novembre è stata immortalata, questa volta dai fotografi e dai giornalisti, mentre i carabinieri lo scortavano prima in caserma e poi in carcere. Lui è Marcello De Propris, 22 anni, arrestato con l'accusa di detenzione, cessione di sostanza stupefacente e concorso nell'omicidio di Luca Sacchi.

Marcello De Propris e il padre Armando arrestati

Per gli inquirenti è stato il ventiduenne di San Basilio a fornire la pistola a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino che frequentavano spesso la zona del municipio del Tiburtino. Marcello De Propris è figlio di Armando (con precedenti per rapine in banca) arrestato anche lui nel corso dell'operazione sugli sviluppi dell'indagine.

Le manette, per l'uomo di 46 anni, sono scattate questa mattina a seguito della perquisizione nella sua abitazione, dove è stato trovato un chilo di hashish. Per l'uomo i Pm avevano chiesto una misura cautelare per la detenzione dell'arma usata per l'omicidio, ma il Gip non ha accolto l'impostazione della Procura.

De Propris pronto a fornire armi e droga

Già perché quella pistola calibro 38 che ha ucciso Luca, a Del Grosso l'ha data il figlio Marcello. E' lui, secondo l'accusa, colui che fornisce l'arma e la droga ai due 21enni di Casal Monastero.

"Il modus agendi del De Propris nella gestione sia della trattativa per la compravendita dello stupefacente sia nell'adesione e nella fattiva partecipazione alla rapina poi sfociata nell'omicidio, denotano una inveterata attitudine al delitto ed una freddezza che sembrano conseguenza di una professionalità che non può non refluire nel pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quelli per cui si procede" scrive il gip Costantino Robbio nel motivare le esigenze cautelari.

De Propris, secondo il giudice, "ha mostrato di essere pronto con la stessa disinvoltura sia a fornire in breve tempo un ingente quantitativo di stupefacente (...) sia le armi per il compimento di rapine in danno di altri gruppi criminali". Tutto questo, spiega ancora il giudice Robbio, insieme a "un altissimo e concreto rischio di reiterazione di delitti" che "impongono l'adozione della misura cautelare massima richiesta dal Pubblico Ministero".

La famiglia Sacchi: "Anastasia ci ha mentito"

Le intercettazioni dopo l'omicidio

Mezz'ora dopo lo sparo, che causerà la morte di Sacchi, Del Grosso chiama De Propris per informarlo del delitto appena compiuto. Il 22enne di San Basilio gli dà l'indirizzo di casa sua e l'indomani mattina gli invia un sms con il quale gli ricorda di portargli "la tuta", termine con il quale, spiega il Pm nella richiesta di applicazione delle misure cautelari, indica convenzionalmente l'arma. "Mongoloide - scrive a Del Grosso - portame a tuta".

Non solo. La fidanzata di Del Grosso spiega ai carabinieri, che lo riporteranno poi nell'informativa, che De Propris era apparso molto contrariato per quanto aveva combinato Del Grosso, motivo per il quale i due avevano discusso con toni accesi. "Non ti si può dare niente in mano..." gli dice.

"Va evidenziato il rischio per Marcello De Propris e per il padre (possessore della pistola, ndr) che la propria arma, ormai collegata a un omicidio e dunque 'scottante', rimanesse ancora nelle mani di chi era noto a tutto il quartiere avere ucciso Luca Sacchi", si legge nell'ordinanza.

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