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Cronaca

I protagonisti del nuovo romanzo criminale di Marcello Colafigli. La pensione da capo banda del "Bufalo"

"Marcellone" sarebbe riuscito a pianificare cessioni e acquisti di ingenti quantitativi di droga anche grazie alla compiacenza della responsabile di una cooperativa agricola

"Colafigli aveva studiato da geometra ma fisicamente era una specie di orso". Antonio Mancini, 'l'accattone', parlava così del suo "collega", ex Banda della Magliana, Marcello Colafigli e 'orso' è appunto uno dei tanti soprannomi dell'uomo che veniva chiamato anche 'Marcellone', 'Ciccio' e 'zio'. Così i suoi sodali chiamavano uno dei boss storici di Roma che può vantare di aver calcato la scena criminale per oltre 40 anni. 

E a 70 anni 'Orso' Colafigli, nonostante un provvedimento di semilibertà, proprio non ne voleva sapere di andare in pensione, macché. Dopo i fasti della Banda aveva messo in piedi un altro gruppo criminale. 

La banda di Marcello Colafigli

A dargli manforte il suo autista e guardiaspalle, Fabrizio Fabriani. Un tuttofare che lo supportava, anche psicologicamente per certi versi. Perché Colafigli, grazie a quell'alone, aveva costruito la sua nuova banda. E se una volta 'Marcellone' si interfacciava con personaggi del calibro del Negro', 'Crispino', 'Renatino', il 'Sardo', 'Accattone', ora i suoi uomini - 28 le persone coinvolte nel blitz del 4 giugno 2024 - si fanno chiamare 'Sandro', il 'Vecchio', il 'Meccanico' (ossia Walter Garofalo gambizzato di recente alla Magliana ndr), il 'Carrozziere', il 'Ciccione', 'Sud', il 'Biondo', il Pischello', 'Vincenzo m'è padre', 'Abbronzato', il 'Falegname' e 'Pinocchio'. 

I suoi contatti stretti

Nelle 369 pagine d'ordinanza firmate dal gip di Roma Livio Sabatini, il cognome di Colafigli compare 1339 volte, ed è sempre pesante. Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti 'Orso' Colafigli, "avvalendosi anche del proprio prestigio criminale" come appartenente alla Banda della Magliana, nonostante fosse in regime di semi libertà, "costituiva e dirigeva l'associazione prendendo accordi direttamente o per il tramite dei suoi più stretti collaboratori Alessandro Brunetti detto 'Sandro' e Savino Damato detto il 'Vecchio'", ma lavorava anche con un gruppo criminale albanese "capeggiato dal Erion Hayseni detto il 'Biondo', che insieme ai connazionali Naser Xhylani detto il 'Sud' e Roland Nurce detto il 'Pischello', avevano una importante rete di contatti con narcotrafficanti internazionali in Colombia per l'approvvigionamento della cocaina e in Spagna dell'hashish, nonché con un gruppo ben radicato nel quartiere romano della Massimina, rappresentata da Riccardo Tinti detto il 'Carrozziere', deputato alla commercializzazione șul territorio della sostanza importata e con finanziatori degli acquisti all'ingrosso provenienti dal foggiano".

In sostanza Colafigli, 70 anni e ancora tanta ambizione, aveva messo in piedi la sua di banda. Ancora con la B minuscola, però, nonostante la ricostruzione fatta da chi ha indagato ne ha riconosciuto i "meriti" - per così dire - criminali. 

Marcello Colafigli, chi è l'ex Banda della Magliana che ha ispirato il 'Bufalo' di Romanzo Criminale

La libertà nella cooperativa

Ma com'è possibile che un personaggio dello spessore di 'Marcellone' Colafigli sia stato in grado di mettere insieme un nuovo gruppo criminale nonostante fosse in stato di semi libertà? Anche in questo caso il passato è stato di ispirazione, perché se una volta 'Orso' poteva contare su perizie psichiatriche ad hoc per evitare il carcere, questa volta a dargli una mano c'è stata la responsabile di una cooperativa. Colafigli era sottoposto al regime di semi libertà con permanenza notturna in carcere dalle 18.30 alle successive 8 del mattino e aveva l'obbligo di permanenza in una cooperativa agricola per seguire un percorso di sostegno, formazione e acquisizione di abilità e capacità professionali. La responsabile di quella coop, anche lei nel registro degli indagati, secondo la ricostruzione però avrebbe assicurato a Colafigli la "possibilità di allontanarsi a suo piacimento dalla cooperativa coprendolo in caso di eventuali controlli e redigendo relazioni mendaci tese ad assicurargli la permanenza del beneficio nonostante lo stesso non partecipasse alle attività cui era obbligato", si legge.

In sostanza, la compiacenza della responsabile della cooperativa - sottoposta alla misura dell'obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria territorialmente competente - avrebbe permesso la sostanziale libertà di Colafigli, che aveva così il tempo per stringere mani e accordi per far arrivare a Roma la droga della Spagna e dalla Colombia, e sistemare i problemi che la sua banda poteva incappare. Non solo. Colafigli, in quella cooperativa, ha iscritto tra i soci anche 'Sandro' e il 'Vecchio', per incontrarli in tranquillità ed evitare possibili controlli e intercettazioni.

"Sei una bomba atomica"

Che Colafigli, e il suo passato, avessero un peso lo racconta bene proprio il suo guardaspalle Fabrizio Fabriani che inconsapevolmente intercettato in auto lo esalta: "Te sei una figura troppo importante. Una bomba, sei una bomba atomica". Di fronte alla perplessità di Colafigli, che gli rimproverava che solo lui lo vedeva così, Fabriani, si legge nell'ordinanza, ribadiva "l'unanimità di tale giudizio": "Ma che io ti vedo così, dicono così, i giornali, i cazzi, i mazzi. Ma quali 40 anni fa?".

A quel punto Colafigli ''ben consapevole del proprio ruolo criminale sulla piazza di Roma'', sottolineano gli inquirenti, rassicurava il suo fedele soldato spiegando che ''solo qualche 'conoscente' avrebbe potuto fargli una cattiveria parlando con le forze dell'ordine ancorché tanti si fossero arricchiti alle sue spalle per 40 anni spendendo il suo nome. Di amici ce ne ho 1 o 2, capito il discorso? Basta. I conoscenti possono chiacchierare, però pure se chiacchierano e fanno il nome mio, a mia insaputa, io me la difendo sempre però perché gli dico questi qua sono 40 anni che vanno avanti con il nome mio, si sono arricchiti, che cazzo volete?".

"L'eccezionale attitudine criminale"

Intercettazioni sintomatiche, secondo il gip, ''del ruolo criminale di Colafigli'' e rivelano ''da un lato, la ragione dell'insensibilità alla lunghissima detenzione e, dall'altro, offrono la concreta spiegazione della sua facilità nel riprendere immediatamente i traffici di stupefacente su vasta scala''.

Nell'ordinanza con le 28 misure che ha firmato il giudice Livio Sabatini emerge "l'eccezionalità dell'attitudine delinquenziale di Marcello Colafigli, elemento storico della Banda della Magliana". Una caratteristica "resa evidente non solo dalla sua disinvoltura nell'intrattenere legami con figure criminali di primo piano o dalla facilità nel compimento di reati di varia natura ma, ancor più, dall'impermeabilità al trentennale periodo di carcerazione non essendo mutate né l'indole né la conoscenza delle dinamiche criminali nel territorio romano e nazionale".

Colafigli "non appena è stato ammesso allo svolgimento del lavoro esterno al carcere, sfruttando la copertura offertagli dalla responsabile della cooperativa, ha organizzato, in breve tempo, un rilevante numero di importazioni di cocaina ed hashish, di ingente quantità e con abilissime modalità sia nell'escogitare il trasferimento del denaro ai fornitori colombiani sia nel trasporto del narcotico, sfruttando canali italiani ed esteri e programmando, infine, di fuggire all'estero con i proventi delittuosi, in un prossimo futuro mediante l'utilizzo di documenti falsi", si legge ancora. 

Il ruolo del capo

Il ruolo apicale e strategico" di Marcello Colafigli si è rivelato fondamentale anche per "risolvere i diversi problemi insorti nella gestione del traffico degli stupefacenti o nel reperire le risorse economiche necessarie è emerso in molteplici occasioni". Gli inquirenti sottolineano la "facilità di Colafigli di intrattenere in prima persona i contatti diretti con associazioni criminali di diversa provenienza e con figure delinquenziali senz'altro non trascurabili per reperire sostanze stupefacenti in ingente quantità o per realizzare le finalità illecite, capacità sintomatica dell'eccezionale attitudine criminale dell'indagato e della sua familiarità con logiche delinquenziali".

Di fatto proprio grazie al suo prestigio criminale, Colafigli ha guadagnato la fiducia del gruppo degli albanesi inseriti in un importante cartello colombiano operativo a Turbo. Il referente sud americano, originario di Medellin, è anche lui destinatario della misura cautelare in carcere, ma risulta irreperibile.

Non solo. Nei casi in cui sono sorte difficoltà nell'attuazione dei piani criminali, 'Orso' è intervenuto in prima persona, pianificando, ad esempio, una "raffinata rapina mediante una simulata operazione di cambio valuta" presso una banca nel quartiere Massimina oppure risolvendo direttamente i gravi problemi insorti con i criminali foggiani.

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