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Settecamini in piazza contro il centro di accoglienza: "Via i letti, dentro i banchi"

Di questa mattina la protesta sotto il Campidoglio. Alla notizia di un nuovo centro di accoglienza che dovrebbe sorgere a largo Davanzati è montata la rabbia dei residenti: "Non siamo razzisti, ma il quartiere ha altre priorità"

"Cutini, Cutini vieni a Settecamini ", "No al degrado sul degrado", "Via i letti, dentro i banchi". E un immancabile "vergogna" urlato, scritto, che rimbalza di bocca in bocca. 

Una cinquantina di residenti con striscioni e megafoni era sotto Palazzo Senatorio questa mattina, per protestare contro la notizia dell'apertura, a quanto pare prossima, di un centro di accoglienza per rifugiati a Largo Davanzati. Non lo vogliono, e "non per razzismo". Solo rivendicano altre priorità per il quartiere, dandone un quadro desolente, elencando falle su falle in servizi, scuole, manutenzione delle strade. 

Proprio lì, in quella struttura affidata a una cooperativa dopo anni di abbandono, e ristrutturata per accogliere immigrati da Lampedusa, vorrebbero una scuola, "o anche una biblioteca" (IL VIDEO) . Lo ripetono con rabbia dietro l'enorme striscione che recita "Settecamini, salviamo il quartiere dal degrado". 

"Qui le scuole cadono a pezzi, vengono i vigili del fuoco continuamente, perché non si pensa prima a riqualificare la zona, a fornire i servizi essenziali, quelli a cui noi residenti abbiamo diritto? E poi abbiamo già il campo nomadi di via di Salone" spiega Paolo, 70enne, tra i manifestanti sotto il Campidoglio. 

IL VIDEO | RESIDENTI IN PROTESTA

"Perché non utilizzare quella struttura per fare un centro culturale, qualcosa che possa servire ai ragazzi qui di Settecamini, che stanno continuamente in strada senza luoghi di aggregazione di alcun tipo?". Le domande restano inevase. 

"Vogliamo parlare con il sindaco - grida Domenico al megafono - vogliamo chiarimenti su ciò che si intende fare con il nostro quartiere, nessuno interloquisce con noi, nessuno ci ha informato di niente". Difficile dargli torto. Sul tema, le notizie passano di voce in voce senza ricevere alcun chiarimento, nonostante il pressing di giorni.

A quanto emerso i locali sarebbero stati destinati di recente al protocollo Sprar per la prima accoglienza degli immigrati provenienti da Lampedusa. Il progetto è coordinato dal ministero dell'Interno, con fondi europei. Non vi sarebbe dunque un coinvolgimento diretto del Comune di Roma, che però non può non essere a conoscenza dei fatti. Idem per il Municipio, che ha fatto sapere ai cittadini di non essere stato interpellato a riguardo. Il quartiere aspetta risposte, anzi, le pretende. 

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