Tragedia Furio Camillo, stasera sit-in per il piccolo Marco

Alle 20.45 alla stazione metro teatro della tragedia. Intanto si chiarisce sempre di più la dinamica dell'accaduto. La madre, in un'intervista a Il Messaggero: "Volevano solo tirarci fuori da lì"

"Volevano solo aiutarci, tiraci fuori da lì in fretta. È andata così. Posso immaginare come saranno distrutti e quanto soffriranno. Li perdono". Sono parole drammatiche quelle che la madre del piccolo Marco, il bimbo morto a Furio Camillo,  regala a Maria Lombardi de Il Messaggero che oggi pubblica un'intervista alla donna. Un'intervista in cui racconta gli ultimi attimi, in cui perdona l'addetto Atac e in cui ringrazia tutti per la vicinanza. Rimane il dolore per una tragedia assurda i cui contorni sono sempre più chiari. Tre per ora le persone iscritte nel registro degli indagati.

LA DINAMICA - Appare ormai chiaro come la donna e il suo piccolo si trovassero da soli in ascensore quando si è bloccata. Secondo la procedura si sarebbe dovuto attendere l'arrivo della ditta proprietaria dell'impianto. Dalla chiamata, effettuata non appena la donna ha dato l'allarme, erano passati già diversi minuti. Il pianto del piccolo e il panico che aveva colto la donna, unito alle alte temperature, ha spinto l'addetto Atac ad avviare una procedura d'emergenza non codificata. L'atto di generosità sin da subito indicato da Improta serviva, come confermato dalla madre, per salvare la donna e il suo piccolo. Portato un secondo ascensore al livello d quello bloccato è stata aperta la porta. Una quarantina i centimetri tra i due elevatori. Lì, all'altezza di quel varco, è sfuggito il piccolo Marco, precipitando giù per dieci metri. 

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IL SIT IN - Un intero quartiere è sotto choc. Oggi alle 20.45 un sit in silenzioso ricorderà il piccolo. Appuntamento davanti alla fermata Furio Camillo. "Portate una candela o indossate qualcosa di bianco", chiedono gli organizzatori. Sul posto, all'ascensore della tragedia, fiori, pupazzi e biglietti dedicati alla giovane vittima, per quello che è diventato l'ennesimo altare di una ennesima tragedia che forse si poteva evitare. 

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