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"Fermiamoli": in piazza il corteo dell'Usb contro la riforma dell'articolo 18

Indetta dall' Unione Sindacati di Base la manifestazione contro la riforma del mercato del lavoro è partita alle 11 da Piazza della Repubblica. Tra gli slogan "Liberiamoci dal governo della finanza", "Fornero m'hai provocato, mo' me te magno". Critiche per l'assenza della CGIL

“Meno debito, meno Monti”, “Liberiamoci dal Governo della Grande Finanza”, “Fermiamoli”, “Spread your rage”. Gli striscioni che sfilano a Piazza della Repubblica hanno slogan beffardi, come la t-shirt indossata da decine di manifestanti che storpia la nota battuta di Alberto Sordi, “Fornero m’hai provocato e io me te magno”.
Un corteo che malgrado l’ironia parte piuttosto in sordina: la manifestazione ha lo stesso obiettivo di quella indetta da Cofferati nel 2002, difendere l’articolo diciotto, ma il numero dei partecipanti è molto più risicato. Lì c’erano tre milioni di persone, qui, sulle prime, i manifestanti sono qualche centinaio, anche se si attende l’arrivo di diversi pullman da tutto il centro-sud. “Purtroppo mi sembra più uno sciopero dei vertici che della base – dice deluso un delegato della CGIL – c’è stato poco coinvolgimento dei lavoratori”. E sotto accusa c’è proprio il sindacato della Camusso, reo di aver dato il via libera alla riforma dopo l’emendamento del Pd. “Su queste cose sono come gli altri – continua il delegato. Ma gli altri chi? “Cisl e Uil, ovviamente. La Camusso parla e parla, ma poi…” Intanto il corteo prende il via. A poco a poco il fiume di gente si fa più ampio, anche la rabbia dei manifestanti sale.

“No ai diktat della finanza internazionale, no ai diktat della Bce, no ai diktat di Angela Merkel”, urla un’attivista al microfono. Ma le accuse più feroci sono all’indirizzo del premier Monti e del ministro Fornero, i tecnici che sono riusciti a fare quel che non riuscì neppure al governo Berlusconi, la modifica dell’articolo 18. “Bastava e avanzava la vecchia legge Bassanini. – accusa un dipendente Atac – Se c’era una giusta causa si poteva licenziare. In questo modo si dà la possibilità al datore di lavoro di ricattare il dipendente. Si lavora solo alle loro condizioni”. “È una regola di civiltà – afferma un altro manifestante – anzi chiediamo che venga estesa anche alle aziende con meno di quindici dipendenti. Basta con la precarizzazione sulla pelle dei lavoratori”.  

“Siamo partiti stamattina alle 5 e un quarto – mi spiega un delegato della Usb di Livorno – non solo per difendere l’articolo 18. Abbiamo almeno 18 buone ragioni che per scendere in piazza. È chiaro però che il problema principale è quello della riforma della legge 300 che rende il lavoro più precario per tutti”. Tra le centinaia di bandiere dell’Unione dei Sindacati di Base ne spuntano anche diverse di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani. Oltre alla CGIL, i grandi assenti sono i partiti. “Ma la vergogna non è che non ci sia il Pd, che ormai è un po’ come la DC – mi dice un manifestante – è grave invece che il sindacato principale, che dovrebbe badare solo alle esigenze dei lavoratori – abbia firmato quell’accordo. Critico verso la Camusso anche il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: “Dieci anni fa la CGIL ha portato tre milioni di persone in piazza ed è stata protagonista di questa lotta, è una vergogna che oggi non ci sia”. E la monetizzazione del lavoro la spiega così: “Stiamo solo dicendo che se ti rubano la macchina e la Polizia la trova te la deve restituire, al contrario questa legge prevede che se ti rubano l’auto e la Polizia la trova ti danno in cambio del denaro”.

Danni a banche e ad un albergo al passaggio del corteo: alcune vetrine della Sede Unipol in via Cavour sono state danneggiate da un gruppetto di manifestanti, che hanno anche lanciato uova contro la filiale. A piazza Santi Apostoli alcuni manifestanti hanno 'murato' uno sportello bancomat della Deutsche Bank con diversi mattoni di in pietra bianca e lanciato di uova. Sono state anche danneggiate alcune vetrate esterne all'entrata dell'Hotel Palatino.

Una decina di tende da campeggio sono state montate in piazza Santi Apostoli a Roma da diversi manifestanti dei sindacati di base in sciopero nazionale oggi. "Qui ci sarà un presidio e rimarremo in cinquanta a manifestare in questa piazza - ha detto uno dei lavoratori - dove già è in atto la protesta degli inquilini degli ex enti previdenziali pubblici. Noi non ci arrendiamo davanti questa crisi. Il lavoro è dignità e non si può continuare con questo tipo di politiche. Il governo deve dire basta ai tagli".
 

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