Mafia ad Ostia: il ruolo operativo dei vertici della Cupola di Roma

Gli elementi probatori acquisiti dalla DDA che hanno consentito di constatare per la prima volta nella Capitale il reato di associazione di stampo mafioso (416 bis) alle famiglie Fasciani, Triassi e D'Agati

Una pax mafiosa per gestire gli affari illeciti della città di Roma. Al termine dell'operazione Nuova Alba che ha portato all'arresto di 51 persone permettendo agli investigatori di sgominare le famiglie che dal litorale romano gestivano gli affari illeciti con il benestare delle Cupole siciliane, la Direzione Distrettuale Antimafia fornisce gli elementi probabotori che hanno consentito di constatare l'esistenza sul territorio romano di un'associazione di stampo mafioso che faceva riferimento alle famiglie siciliane di Agrigento e Villabate nel palermitano. Questi i ruoli svolti dai 'pezzi grossi' dei clan Fasciani, Triassi e D'Agati.

CLAN FASCIANI - Operazione conclusa stamattina che ha inflitto un duro colpo alla cupola mafiosa operante nella Capitale colpendo i vertici delle famiglie operanti dal litorale romano di Ostia. In particolare i Fasciani con l'arresto del capo indiscusso Carmine e dei fratelli Nazzareno, Giuseppe e Terenzio. La cosca dei Fasciani era coinvolta anche nel traffico internazionale di stupefacenti, grazie a collaudati contatti con il territorio estero e più in particolare con lo Stato spagnolo. Secondo quanto è risultato dall'attività investigativa, infatti, i Fasciani coordinavano un continuo traffico di stupefacenti dirigendo tutti i passaggi dell'importazione del territorio estero al territorio nazionale. Carmine Fasciani, è il boss della cosca. La presenza degli affiliati di Fasciani sul territorio spagnolo e più specificatamente a Malaga e Barcellona era stata accertata agli inizi nel 2013, tramite attività operative di osservazione pedinamento e controllo delle persone indagate. In una di queste missioni effettuate in territorio spagnolo, era stato arrestato il latitante Alessandro Fasciani, nipote del boss Carmine, mentre stava a Barcellona, protetto da una rete di consolidati appoggi.

CLAN TRIASSI - Un duro colpo è stato inflitto anche al clan dei Triassi con l'arresto dei due vertici rappresentati da Vito e Vincenzo. In particolare i due, mediante l'appoggio dei restanti membri del clan, sono ritenuti responsabili del reato di cui all’art.416 bis, per aver fatto parte dell’associazione di tipo mafioso “Cosa Nostra” segnatamente della famiglia di Siculiana ricoprendo con Vito e Vincenzo Triassi funzioni direttive nel territorio di Ostia essendo incaricati per conto della Cosca Caruana-Cuntrera del controllo del territorio, della gestione delle attività delittuose di traffico di armi e di stupefacenti, del controllo delle attività economiche di balneazione e ristorazione nel litorale di Ostia e dei rapporti con ivertici delle altre organizzazioni criminali operanti nel territorio di Ostia, in qualità di luogotenenti dei Cuntrera. Ai fratelli Triassi viene inoltre contestato , di aver illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico armi da guerra e comuni da sparo, segnatamente una partita di armi (armi corte da sparo e fucili Kalashnikov) provenienti dalla ex Jugoslavia, ricevute quale corrispettivo di una partita di sostanza stupefacente, destinate alla spartizione tra i Triassi in veste di rappresentanti in Ostia della Cosca Cuntrera ed il clan Spataro. Reato commesso avvalendosi delle condizioni previste dall’art.416 bis del codice penale ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso.

CLAN D'AGATI - Un'importante ruolo nella gestione degli affari del litorale e dellla Capitale era svolto anche dalla famiglia dei D'Agati. Nello specificio a Francesco D'Agati viene contestato il medesimo capo d’imputazione (416 bis) poichè, con funzioni di direttiva, consiglio, mediazione e garanzia interveniva nelle più importanti decisioni inerenti il litorale romano, quale rappresentante di Cosa Nostra palermitana e, segnatamente, del cossiddetto “Mandamento di Villabate” diretto dal fratello Giovanni D’Agati e portatore della ulteriore forza di intimidazione da esso derivante nonché riconosciuto garante, in virtù dell’indiscusso prestigio criminale, del rispetto degli accordi con altre compagini criminali operanti nel territorio di Ostia.

CUNTRERA - CARUANA - Va aggiunto, per lumeggiare la caratura criminale degli arrestati, che il clan mafioso dei “Cuntrera-Caruana” tra gli anni ’80 e ’90 è stato tra i più attivi nel narcotraffico internazionale con il sud e il nord America e nel riciclaggio tanto da guadagnarsi all’epoca l’appellativo di “Rothschild della Mafia” o “banchieri di Cosa Nostra”.  Il tutto accertato con provvedimenti giurisdizionali risalenti nel tempo secondo cui, almeno dagli anni Ottanta in poi, i Triassi rappresentano sul litorale romano, in Ostia, con funzioni apicali la Cosca Cuntrera-Caruana di Cosa Nostra. Paolo Cuntrera (nato a Siculiana il 16.2.1939) e Gaspare Cuntrera (nato a Siculiana il 23.8.1934), fratelli di Pasquale, sono stati condannati per associazione di tipo mafioso e per traffico di stupefacenti ed ebbero diretti contatti con la Commissione di Cosa Nostra e con Cosa Nostra americana alleandosi, nella seconda guerra di mafia, con le famiglie di Palermo trovando al termine delle ostilità un accordo con Totò Riina.

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FRENCH E PIZZA CONNECTION - I predetti furono anche coinvolti, negli anni Settanta, nella cosiddetta French Connection e, negli anni ottanta, nella cosiddetta Pizza connection. Da ultimo, sono stati implicati negli anni ’90, con la complicità di Alfonso Caruana in una joint venture con la ‘ndrangheta per il traffico di cocaina. La droga proveniva dai cartelli colombiani di Calì e i Cuntrera-Caruana facevano da intermediari per le ‘ndrine calabresi potendo anche contare su una solida rete di contatti in Germania, fatta da ristoratori emigrati dall’Italia.
   

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