Andrea Barsanti

Opinioni

Andrea Barsanti

Collaboratore RomaToday

Marina, Emanuela, Angela, Daniela: mamme coraggio a caccia di giustizia

Storie di donne, mamme, che non hanno mai abbandonato i loro figli cercando giustizia a tutti i costi

C’è Marina, che per Marco ha lottato per 6 lunghi anni e non si è rassegnata sino a quando non ha ottenuto una condanna. C’è Emanuela, che per Federico si è calata nei panni di investigatrice, sigillando la sua casa per raccogliere prove e indizi e fare chiarezza su cosa gli sia accaduto. C’è Angela, che per Stefano è pronta ad opporsi alle decisioni della procura. C’è Daniela, che per Riccardo ogni giorno visita un parco abbandonato al degrado nella speranza che qualcuno se ne faccia carico e prevenga altre tragedie.

Sono donne, madri, che nel dolore hanno trovato la forza e il coraggio di pretendere risposte e di opporsi a una macchina, quella della giustizia, in cui spesso volti e nomi perdono di umanità e si confondono tra numeri di procedimento, richieste di archiviazione, memorie e rinvii. Diventano il motore delle indagini, il carburante che le tiene vive, l’esperto che controlla che tutto vada come deve andare e che segnala quando c’è un probema. E sono, spesso, anche le responsabili della loro buona riuscita.

Marina Conte è la mamma di Marco Vannini. Nel 2020 ha scritto un libro proprio per raccontare quel figlio adorato, morto nel 2015 mentre era a casa della famiglia della fidanzata. Nel libro ha raccontato non tanto l’inchiesta, ma Marco: il carattere e le passioni, le luci e le ombre, i regali per la festa della mamma e le lacrime per le ginocchia sbucciate. “Siamo morti il 18 maggio”, ha detto Marina, che è sopravvissuta solo per la sete di giustizia. Una fiamma che ha portato proprio poche settimane fa alla condanna definitiva della famiglia Ciontoli per l’omicidio di Marco, colpito da un proiettile partito dalla postola di Ciontoli Senior in una villetta di Ladispoli: “La scorsa settimana me lo sono sognato - ha detto Marina a margine della sentenza - mi diceva ‘mamma andrà tutto come deve andare’”.

Emanuela Novelli è la mamma di Federico Tedeschi. Federico, 19 anni, è morto il 26 novembre del 2017 nella villetta dell’Infernetto in cui viveva con papà, sorella e ovviamente lei, Emanuela. Che quando è tornata a casa, quella domenica mattina, lo ha trovato in una pozza di sangue in camera da letto. Per gli investigatori Federico è morto per un infarto che gli ha fatto perdere l’equilibrio facendogli sbattere il viso contro un cassettone: ecco spiegati i segni sul viso tumefatto, caso archiviato nel 2018. Per Emanuela, Federico è stato ucciso barbaramente da qualcuno che è entrato in casa e lo ha massacrato. La villetta è diventata una scena del crimine. Lei, da avvocato, è diventata investigatrice, ha chiesto consulenze tecniche, si è rivolta persino all’ex mandante del Ris Luciano Garofalo. Ha incaricato esperti e periti di costruire l’impianto a sostegno della sua tesi e poi ha presentato denuncia per omicidio volontario.

Angela Mattiello è la mamma di Stefano. Stefano è morto a 13 anni, precipitato nella tromba delle scale dell’Istituto Santa Maria dell’Esquilino, Stefano, dicono gli inquirenti, si è gettato volontariamente nel vuoto per tormenti interiori di cui mai aveva fatto parola con i genitori e con chi lo conosceva e lo amava. Per Angela però la spiegazione non è sufficiente, e sulla morte di Stefano bisogna indagare di più, bisogna ricostruire le ore, i minuti, i secondi prima di quella caduta. E bisogna accertare le responsabilità: il 4 giugno il gup deciderà se accettare la richiesta di archiviazione della procura, Angela ha già detto che si opporrà.

Daniela Salustri è la mamma di Riccardo. Riccardo aveva 16 anni, è morto il 26 febbraio all’uscita del Parco della Madonnetta di Acilia. Scappava, con gli amici, da un senzatetto che li inseguiva con una sbarra di ferro dopo che i ragazzi si erano avvicinati troppo al rudere del centro sportivo che molti sbandati hanno eletto a dormitorio. Il suo cuore, il giovane cuore di un ragazzo di appena 16 anni, non ha retto allo sforzo e allo spavento. Daniela lo sa, che la morte di Riccardo non è dovuta a un’aggressione, ma non si rassegna all’idea che, nonostante una tragedia di tale portata, in quel parco nulla ancora sia stato fatto per riportare ordine e decoro. Per impedire che un’altra tragedia vi si consumi, per rendere omaggio a un ragazzo che con la sua morte ha riacceso i riflettori su una grande vergogna.

Marina, Emanuela, Angela, Daniela: donne, madri, moderne versioni di Nemesi, la dea greca simbolo della giustizia vendicatrice che non si dà pace sinché non ha trovato risposte e punito i colpevoli.

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