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Cronaca

Morte di Maddalena Urbani, ridotta la condanna al pusher: torna libero

''E' una sentenza equa e giusta'' afferma il difensore di Rajab, l'avvocato Andrea Palmiero

Scende da 14 a 4 anni e mezzo in Appello la condanna per A.R., il siriano nella cui abitazione morì Maddalena Urbani, figlia ventunenne del medico-eroe Carlo Urbani che per primo isolò il virus della Sars, deceduta per un'overdose di metadone il 27 marzo 2021, nell'abitazione di A.R. in zona Cassia, nella Capitale.

Oggi i giudici della Corte di Assise d'Appello di Roma hanno riqualificato da omicidio volontario con dolo eventuale in omicidio colposo l'accusa per il siriano e per l'amica di Maddalena che era in casa, K.E.H., condannata oggi a 3 anni, rispetto ai 2 anni della sentenza di primo grado, dove i giudici avevano riqualificato l'accusa per lei in omissione di soccorso. 

"Una chiamata al 118 l'avrebbe salvata"

"Si sarebbe potuta salvare"

I giudici inoltre hanno disposto la revoca della custodia cautelare per A.R., che quindi torna libero, dopo aver trascorso circa due anni in carcere. Disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 130mila euro per la famiglia della vittima. "E' una sentenza equa e giusta" afferma l'avvocato Andrea Palmiero. 

Per il legale della famiglia Urbani, l'avvocato Giorgio Beni, "nessuno può riportare Maddalena in vita, ma se fosse stata soccorsa in tempo si sarebbe potuta salvare. Ha avuto una drammatica agonia durata circa 15 ore ma nessuno ha chiamato il 118".

La ricostruzione

Maddalena era arrivata nell'appartamento di via Cassia da Perugia, città dove viveva da alcuni anni. Il corpo privo di vita della ventenne venne trovato dopo una segnalazione al 118. A ucciderla anche un abuso di oppiacei e l'assunzione di metadone. L'appartamento, in condizioni fatiscenti, era occupato da A.R. che si trovava agli arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti. La perquisizione della polizia portò al rinvenimento di alcune dosi di eroina, metadone e un mix di psicofarmaci. La ventenne, a causa delle sostanze, si sentì male quasi subito e perse conoscenza, crollando a terra.

Secondo i consulenti della procura di Roma, una tossicologa e un medico legale, la ragazza morì per una overdose ma poteva essere salvata in quanto fu colta dal malore intorno alle ore 20 del 27 marzo, ma l'ambulanza venne chiamata solo alle 13 del giorno dopo, a distanza di circa 15 ore. Nelle motivazioni del primo grado i giudici affermarono che "una telefonata tempestiva al 118" sarebbe stata "sufficiente a salvare la vita di Maddalena". I due imputati "preferirono non allertate i soccorsi" nonostante "l'esatta consapevolezza della gravità della situazione, dimostrata dalla necessità di intervenire più volte quella notte sulla ragazza con manovre di tipo rianimatorio". 

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