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Cronaca

Le condanne per la morte di Maddalena Urbani, i legali della famiglia: "Poteva essere salvata"

A un anno e mezzo dalla morte della 21enne figlia di Carlo Urbani, il medico che per primo isolò il virus della Sars, sono stati condannati l'uomo che le ha venduto la droga che l'ha uccisa e l'amica

È stato condannato a 14 anni di carcere A.R., il cittadino siriano di 64 anni accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Maddalena Urbani, la 21enne figlia di Carlo Urbani, il virologo che per primo isolò il virus della Sars. Due anni invece per l’amica della ragazza, la cui accusa iniziale - concorso in omicidio volontario - è stata derubricata in omissione di soccorso e cui sono state riconosciute le attenuanti generiche.

La sentenza è arrivata lunedì mattina ed è stata letta davanti alla madre e a uno dei fratelli di Urbani, parti civili nel processo, cui è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 170.000 euro: “Ciò che interessava alla famiglia era sapere quello che è accaduto in quella casa - hanno fatto sapere gli avvocati Giorgio Beni e Matteo Policastri legali di parte civile - Nel processo è stato accertato che se la ragazza fosse stata soccorsa si sarebbe potuta salvare. Gli imputati hanno atteso oltre 15 ore prima di chiamare il 118 e quando l’hanno fatto era già morta”.

Maddalena Urbani era stata trovata senza vita il 27 marzo del 2021 nell’appartamento sulla Cassia in cui abitava A.R. A ucciderla un mix letale di droga e farmaci che, secondo la procura, sarebbe stato proprio l’imputato a venderle. Secondo la ricostruzione dell’accusa la ragazza, arrivata a Roma da Perugia, sarebbe andata con l’amica a casa del 64enne per comprare la droga, e dopo averla assunta, la sera del 26 marzo, si sarebbe sentita male. Né l’amica né il pusher, però, hanno chiamato il 118 o avvisato medici o personale sanitario, preferendo aspettare e far intervenire nell’appartamento alcuni conoscenti quando la situazione ha iniziato a diventare preoccupante. Un'attesa che ha portato alla tragica morte della ragazza, secondo gli inquirenti (e anche per i giudici che hanno emesso la condanna) evitabile se i soccorsi fossero stati chiamati subito.

Nell'abitazione di via Vibio Mariano, dove il 64enne stava scontando i domiciliari proprio per spaccio, gli investigatori della squadra mobile quel giorno di marzo avevano trovato una dose di eroina. L’uomo era stato arrestato, e nell’ottobre del 2021 condannato a 2 anni e 8 mesi in rito abbreviato per detenzione di droga ai fini di spaccio in relazione alla dose trovata nell’abitazione. Per la morte di Urbani la Procura di Roma aveva chiesto di condannare il pusher a 21 anni e l’amica a 12 anni di carcere.

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