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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Orafo ucciso a Prati, il presunto killer tradito da una telefonata

Il 32enne sospettato di aver ucciso Giancarlo Nocchia, dopo giorni di irreperibilità, ha chiamato un amico facendo capire che doveva rientrare a Roma. L'uomo è stato fermato su un treno all'altezza di Latina. Con sé il cellulare della vittima

Sarebbe stata una telefonata all'amico ad 'incastrare' Ludovico Caiazza, 32enne di origini napoletane, sospettato di aver ucciso il gioielliere Giancarlo Nocchia mercoledì scorso, nel suo negozio di Prati. L'uomo, pregiudicato, dopo alcuni giorni di irreperibilità ha contattato un amico facendo capire che doveva rientrare a Roma. I carabinieri, che lo avevano identificato come sospettato grazie ai rilievi tecnici nella gioielleria, hanno setacciato così tutti i treni in arrivo a Roma, lo hanno individuato e fermato. Nel borsone che aveva con sé c'era la refurtiva, con tanto di etichette della gioielleria Nocchia e il cellulare della vittima. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo di via In selci, guidato dal tenente colonnello Lorenzo D'Aloia, del reparto operativo carabinieri di Roma, condotto dal colonnello Lorenzo Sabatino.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 32enne non aveva avuto più contatti con i familiari, né con la compagna dal giorno dell'omicidio. Ieri mattina, invece, ha telefonato ad un amico al quale ha detto che doveva prendere un treno per andare a Roma, probabilmente per riorganizzarsi e poi proseguire la fuga. Numerose squadre dei carabinieri della seconda sezione del nucleo investigativo, in borghese, sono salite a bordo e hanno setacciato tutti i possibili treni, che da Napoli andavano verso Roma. Su uno di questi treni hanno notato una persona che poteva corrispondere alle foto dell'uomo che avevano individuato come sospettato.

I militari hanno atteso il momento giusto e all'altezza di Latina, quando il 32enne si è chiuso in bagno, lo hanno fermato. Nel borsone che aveva con sé hanno trovato la refurtiva, anelli e gioielli con tanto di etichetta della gioielleria Nocchia, ma anche oggetti e strumenti orafi portati via dal negio. Secondo fonti investigative l'uomo aveva con sè anche duemila euro, una vecchia pistola a tamburo, mentre una seconda la teneva addosso, il cellulare della vittima, spento, e delle dosi di metadone. Non aveva i documenti ed è stato identificato successivamente dalle impronte. 

Al momento del fermo, con lui c'era un altro uomo che, dopo gli accertamenti, è stato rilasciato perché risultato non al corrente della situazione. Il 32enne invece è stato sottoposto a fermo per rapina e omicidio. Oltre agli oggetti trovati nel borsone, ci sono i rilievi tecnici condotti nella gioielleria dal nucleo investigativo e analizzati dal Ris: sono state trovate, hanno spiegato gli investigatori, tracce dell'uomo nel negozio, inoltre le immagini delle telecamere sono compatibili con le sue sembianze, anche se indossava una parrucca scura e occhiali. Proprio i rilievi tecnici, le tracce, corroborate dalle immagini, avevano portato i militari a individuare il 32enne pregiudicato, come sospettato. La sua telefonata, poi, lo ha tradito e i militari che avevano stretto il cerchio, lo hanno individuato.

Ludovico Caiazza è stato così sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, fermo che dovrà essere sottoposto alla convalida della procura, e successivamente all'esame, con l'interrogatorio di garanzia, del gip. Intanto, sono in corso ulteriori indagini su altre rapine commesse nel quartiere Prati per verificare eventuali responsabilità: l'uomo infatti frequentava la zona, dove la compagna lavora.

“Era un impegno morale che avevamo preso con i familiari della vittima e con i romani” il commento del Generale Angelo Agovino, Comandante Regionale dei Carabinieri del Lazio dopo il fermo del presunto omicida del gioielliere Giancarlo Nocchia. “E’ un risultato che è il frutto di una perfetta sinergia tra la Procura della Repubblica di Roma e i Reparti investigativi dell’Arma, reso possibile da un apparato organizzativo di eccellenza e dal sacrificio di uomini che per quattro giorni e quattro notti hanno tralasciato famiglie e riposo, per dare risposta ad un delitto odioso che aveva scosso le coscienze ed allarmato i cittadini”.

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