Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Lisiapp: "La polizia penitenziaria è un'istituzione sana"

La nota del Lisiapp dopo le notizie del presunto pestaggio di due 18enni da parte di agenti di polizia penitenziaria

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

"La Polizia penitenziaria è un corpo di polizia sano": lo ribadisce Mirko Manna, segretario generale del Libero Sindacato Appartenenti di Polizia penitenziaria (Lisiapp), riferendosi alle notizie diffuse dalla stampa su un presunto pestaggio accaduto nei pressi di alcune villette di un comprensorio nella zona di Casal Lumbroso a sud di Roma, ai danni di due diciottenni da parte di due agenti della polizia penitenziaria. La vicenda pare risalirebbe al novembre scorso ma solo pochi giorni fa è stato reso noto l'accaduto con l'iscrizione al registro degli indagati dei due poliziotti con reati di Minacce e lesioni. "Fermo restando le responsabilità personali e l'accertamento dell'episodio da parte della magistratura inquirente, i poliziotti e le poliziotte del Corpo - spiega Manna - non possono essere chiamati in causa per l'ennesima volta su di questione che non riguarda direttamente l'istituzione Polizia Penitenziaria. A ciò - ribadisce il leader del Lisiapp - questa situazione ha creato non pochi disagi anche sotto il profilo dell'immagine del Corpo, già martoriato da innumerevoli accuse che evitiamo di riportare".

"La presunzione di innocenza è una tutela prevista dalla Costituzione e vale per tutti i cittadini e le dichiarazioni del legale dei due giovani è altamente offensivo per l'intero Corpo. Certamente il difensore cercava un po' di notorietà a spese e sulle spalle dei poliziotti e poliziotte estranee all'episodio. Fermo restando che è sempre la Carta Costituzionale a sancire che la responsabilità penale è personale, è dovere della Magistratura (alla quale rinnoviamo la nostra totale fiducia) accertare eventuali comportamenti contrari alle leggi. Senza ombra di dubbio alcuno, si pone al di fuori della legittimità e deve essere penalmente e disciplinarmente punito chi eventualmente pone in essere atti violenti come quello dove sono chiamati in causa i due agenti. E questo - continua Manna - a tutela dell'onorabilità dell'Istituzione penitenziaria, del Corpo di Polizia e dei suoi appartenenti che svolgono ogni giorno un lavoro duro e difficile con alta professionalità e non comune senso del dovere".

"Ma altrettanto chiaro che come in passato, ma anche nel presente, l'unico baluardo a difesa dell'immagine del Corpo è rimasto il sindacato. Allo stesso tempo apprendiamo in queste ore - sottolinea il segretario Manna - sull'episodio dell'arresto di un assistente capo in servizio a Pavia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe si legge da una nota della procura garantito i rapporti tra le cosche e i loro affiliati nella provincia lombarda. Anche per questo caso è dovere della Magistratura accertare eventuali coinvolgimenti. Non è questo il momento delle opinioni o dei giudizi - conclude Manna - ma è di sicuro un momento di riflessione su chi è deputato al di là del compito morale ma di sicuro quello istituzionale di reagire e difendere l'onore e il prestigio della polizia penitenziaria cioè il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria".

 

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