Umberto I: Lazio in prima linea nella lotta ai tumori del sangue

Tra ricerca clinica, diagnostica avanzata e terapie intelligenti, all’Umberto I si aprono nuove prospettive di cura.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Roma, 27 novembre 2017 – Nel Lazio si aprono nuove prospettive di cura per i pazienti con leucemia linfatica cronica, la leucemia più frequente nel nostro paese, e il Centro di Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma, la più grande realtà italiana per la cura delle malattie del sangue, si conferma in prima linea nel fronteggiare la sfida dei tumori del sangue che sono in progressiva ascesa nella terza età. “Il nostro Centro di Ematologia è una struttura specializzata nel trattamento delle patologie del sangue. Un servizio di eccellenza che garantisce un approccio multidisciplinare e che è un punto di riferimento per pazienti di tutte le età colpiti da una varietà di malattie ematologiche – dichiara il prof. Robin Foà, Direttore del Centro di Ematologia, Policlinico Umberto I, Università “Sapienza” di Roma – Da anni conduciamo un'intensa attività̀ di ricerca in campo biomedico con numerosi protocolli di ricerca clinica sui nuovi farmaci e sulle nuove modalità di cura che stanno rivoluzionando la gestione clinica dei pazienti. Ad esempio, per la leucemia linfatica cronica sono tempi di grandi progressi ed è oggi possibile offrire terapie sempre più mirate e personalizzate, basate sulle caratteristiche genetiche del tumore. Tra queste va ad aggiungersi una innovativa forma di terapia basata su un farmaco in grado di attivare la morte programmata delle cellule tumorali”. La leucemia linfatica cronica, che in Italia ogni anno registra circa 3.000 nuove diagnosi, è una malattia tumorale cronica che colpisce il midollo osseo e il sangue. Rappresenta il tipo più comune di leucemia negli adulti e generalmente si manifesta nelle persone di età più avanzata. Con l’aumentare dell’aspettativa di vita, cresce il numero di pazienti affetti da questa forma di leucemia. Alcuni pazienti hanno un decorso clinico indolente, mentre altri hanno una malattia aggressiva. L’ematologia italiana è fra le prime al mondo nella ricerca e cura delle neoplasie ematologiche (leucemie, linfomi, mieloma) con una rete di centri specializzati di eccellenza come il Policlinico Umberto I, Università “Sapienza” di Roma, un esempio unico di integrazione tra Ricerca, Diagnostica Avanzata e Clinica. “Oggi in Italia disponiamo di un nuovo farmaco ‘intelligente’ per la cura di pazienti con leucemia linfatica cronica, il venetoclax, recentemente approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – afferma il prof. Foà – Si tratta del primo di una nuova classe di farmaci in grado di attivare la morte programmata delle cellule tumorali, incluse le cellule cancerose nei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica. I risultati stanno dimostrando che questa nuova terapia orale è in grado di offrire tassi importanti di risposta anche in pazienti con quadri clinici difficili da trattare. Una nuova forma di trattamento che apre, per i pazienti per cui vi è l’indicazione, nuove ed importanti prospettive di controllo della malattia. In alcuni casi, in pazienti recidivati, si possono ottenere anche quadri di remissione completa. Per questi pazienti oggi si può ragionevolmente ipotizzare di interrompere la terapia mentre finora alcune delle cure prescritte erano a vita.” L'AIFA ha recentemente approvato la rimborsabilità in Italia del venetoclax di AbbVie, il primo farmaco in grado di inibire in maniera selettiva la funzione della proteina BCL-2 e quindi di attivare la morte programmata delle cellule tumorali (apoptosi), incluse le cellule cancerose nei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica. Il farmaco va assunto per via orale ma comunque sempre somministrato da mani esperte e in centri ematologici.

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