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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

La Lazio "nera": la maglia di Hitlerson allo stadio e i cori antisemiti in curva. Indaga la Digos

La questura ha fatto sapere che sta lavorando per identificare il tifoso che indossava la maglia dello scandalo postata su Twitter anche dalla presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello

Il lato oscuro, anzi "nero", di una parte della tifoseria della Lazio è tornato a riempire il dibattito politico. Ora il caso, però, potrebbe essere la goccia che ha fatto ormai traboccare un vaso già colpo da tempo. Lo scenario è quello del derby. Una domenica di festa per il popolo laziale macchiata da un gruppo di persone che non hanno nascosto le loro simpatie di estrema destra e il loro odio razziale. 

In tribuna un tifoso laziale ha indossato la maglia della sua squadra del cuore con sulle sue spalle il nome 'Hitlerson', accompagnato dal numero 88. Una casacca di chiara matrice nazista.

Il tutto mentre la curva Nord ha intonato una serie di cori antisemiti, già sentiti anche durante la trasferta di Napoli quando i laziali cantarono "so' laziale e so razzista" e ancora: "Siamo le camicie brune, c'hai er padre deportato e tu madre è Anna Frank. Romanista sei un rabbino, pane azzimo e agnellino, e festeggi l'Hanukkà. Il tutto ripreso in un video.

Le indagini

"Impossibile far finta di nulla". Le parole, condivisibili, sono state digitate su Twitter dal ministro dello Sport, Andrea Abodi e di fatto preannunciano una serie di provvedimenti. I poliziotti della Digos della questura di Roma e del commissariato Prati stanno lavorando, senza sosta, scandagliando tutte le immagini, per intercettare l'uomo che indossava la maglia di 'Htilerson'. "Al vaglio anche le riprese della polizia scientifica", spiegano da San Vitale sottolineando anche come sia "sotto stretta osservazione" tutta la tifoseria ultras.

Le reazioni della politica

La prima a denunciare l'ennesimo scempio con cassa di risonanza il mondo del pallone, era stata ieri la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, che aveva pubblicato video e foto dell'accaduto. Abodi ha risposto che il ministero farò la sua parte, "come sento il dovere di fare. Il rispetto è dovuto e non è negoziabile". Ma non è stata l'unica reazione istituzionale al caso. Anche il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ha sollecitato il capo della polizia, Lamberto Giannini e il questore di Roma, Carmine Belfiore, per invitarli a fare ogni sforzo per individuare i responsabili dei comportamenti antisemiti. 

Ancora, il senatore Ivan Scalfarotto ha definito la questione "intollerabile" annunciando "subito un’interrogazione al Viminale". Un episodio che ne richiama altri già avvenuti in passato. Simboli o immagini nazifasciste legate al tema calcistico sono comparsi più volte in città.

L'ultimo episodio è di appena un paio di mesi fa quando, alla vigilia del giorno della Memoria, la Capitale si svegliò tappezzata di adesivi che rappresentavano prima Anna Frank e poi il disegno di Hitler con la maglia giallorossa della Roma. Uno "sfregio inaccettabile", come aveva stigmatizzato il sindaco, Roberto Gualtieri, facendo poi rimuovere le figurine. La misura è colma.

La condanna e le azioni della Lazio

Sul caso anche la Lazio è intervenuta: "Le condanne contro azioni di questo tipo, che nulla hanno a che fare con il tifo sano come viene rappresentato dalla società, sono sempre state puntuali e mai generiche, supportate da iniziative specifiche volte a prevenire e combattere tali fenomeni. La Lazio si dissocia da qualsiasi comportamento di questo tipo, illegale e anacronistico, essendo innanzitutto parte lesa da tali comportamenti. L'ignoranza, l'inciviltà e la superficialità di molti hanno diffuso negli stadi d'Italia e non solo un germe pericoloso, indotto da pochissimi: molti replicano comportamenti di cui non conoscono neppure il significato e la portata.

"Siamo stati spesso i primi e gli unici ad intervenire, denunciando pubblicamente, chiedendo collaborazione alle forze dell'ordine per la repressione e attivando iniziative di carattere educativo. - si legge in una nota - Abbiamo cercato di evitare, isolare e contrastare questi fenomeni. Continueremo a farlo senza esitazioni, per difendere in Italia e all'estero l’immagine della società, che è anche ente morale e non ha mai avuto nulla a che fare con queste azioni. La Lazio si ispira a valori opposti: inclusione, sportività e rispetto di tutti. Anche in questo caso abbiamo messo in campo già prima e durante la partita di domenica scorsa Lazio-Roma la nostra organizzazione per la sicurezza, presieduta dal Prefetto Nicolò D’Angelo, già vicecapo della Polizia, per applicare severamente il codice etico, individuare i responsabili, inibirne l’accesso allo stadio e costituendoci parte civile per il risarcimento dei danni provocati. Nelle prossime ore comunicheremo gli esiti, già positivi, della nostra attività, confidando sulla fattiva collaborazione delle istituzioni preposte alla salvaguardia delle regole democratiche".

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