Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Bimba investita fuori dall'asilo, la maestra imputata chiede la messa alla prova

La richiesta degli avvocati di Francesca Rocca arriva dopo il cambio del capo di imputazione, che elimina il dolo: la decisione a settembre

Il colpo di scena, alla fine, è arrivato. Nella quattordicesima udienza del processo sull’incidente che ha fatto precipitare la piccola Lavinia Montebove in coma vegetativo irreversibile, gli avvocati di Francesca Rocca, maestra dell’asilo “La fattoria di mamma Cocca” di Velletri e imputata nel procedimento, hanno chiesto la messa alla prova. Se la richiesta verrà accettata dai giudici, l’esecuzione della pena verrà sospesa e la donna dovrà svolgere lavori socialmente utili invece di scontare la condanna in carcere.

Rocca era accusata di abbandono di minore per avere lasciato la bambina, ai tempi 16 mesi, sola, consentendole di gattonare sino al vialetto di accesso dell’asilo, dove la mattina del 7 maggio 2018 era stata travolta dall’auto guidata da Chiara Colonnelli. Quest’ultima deve rispondere di lesioni colpose gravissime, e anche per Rocca è stata recentemente stabilita la modifica del capo di imputazione: da abbandono di minore a lesioni colpose gravissime. Proprio alla luce del cambio, è stato possibile per la difesa di Rocca chiedere l’istituto della messa alla prova. 

Il padre di Lavinia: "Per la prima volta un'ammissione di responsabilità"

La giudice Eleonora Panzironi, riprendendo il processo dopo una pausa di 4 mesi imposta alla luce del recente parto di Colonnelli, dovrà dunque valutare il programma di messa alla prova, e a settembre dovrebbe arrivare la decisione: “Per la prima volta in cinque anni c’è stata una sorta di ammissione di responsabilità perché la difesa dell’imputata ha chiesto una messa alla prova - è stato il commento di Massimo Montebove, papà della piccola Lavinia - Questo istituto nasce perché si prevede responsabilità e consapevolezza per ciò che si è fatto, ma in cinque anni la maestra non ha trovato un attimo per chiedere scusa, ha proposto 1 euro di risarcimento, ha fatto venire in aula una testimone amica che abbiamo denunciato per falsa testimonianza, insomma la condotta processuale a tutto fa pensare tranne che alla consapevolezza di ciò che ha fatto. Da padre temo che la richiesta possa essere solo una scusa per arrivare all’estinzione del reato”.

Il risarcimento parziale a Lavinia  

I genitori di Lavinia, papà Massimo e mamma Lara Liotta, hanno inoltre voluto ricordare che l’assicurazione non ha risarcito del tutto la piccola: “Lavinia per sopravvivere, a causa di quanto le è accaduto, ha bisogno di una costosa assistenza, decine di migliaia di euro l'anno - ha detto Cristina Spagnolo, avvocata della famiglia - La Asl copre a malapena metà dei suoi bisogni con 12 ore di assistenza infermieristica anziché 24. Mezza giornata resta quindi a carico della famiglia. Per assicurarle un futuro abbiamo fatto una transazione con l'assicurazione della macchina della investitrice, che non è affatto integrale, come risulta dalle carte, e che non ha effetto per la maestra, se non nella misura in cui chiederemo che sia chiamata a risarcire la differenza tra quanto liquidato in transazione e quanto spetterebbe a Lavinia. Francesca Rocca è stata capace, dal canto suo, di proporre solo un risarcimento di un euro, che abbiamo respinto”.

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