Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Scomparsa Orlandi, le indagini a un bivio: "Ora la magistratura non ceda ai ricatti"

A giorni la Procura è chiamata a decidere se rinviare a giudizio gli indagati o archiviare tutto. Il fratello di Emanuela: "Sarebbe una sconfitta che fa comodo a molti..." E sul Vaticano: "Ha ostacolato le indagini, lo dicono anche i magistrati"

Un sit-in davanti al palazzo di Giustizia per chiedere, ancora una volta, verità e giustizia sul caso di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa nel nulla il 22 giugno del 1983. 

A 31 anni di distanza il fratello Pietro e la sorella Natalina, non vogliono  che sul caso di Emanuela cali il silenzio. Non ora che le indagini sono arrivate ad uno snodo cruciale con la Procura chiamata a decidere se rinviare a giudizio i sei indagati o archiviare tutto. "E’ proprio questo il motivo che ci ha spinto a scendere in piazza - afferma il fratello Pietro - noi non smetteremo mai di cercare la verità, ma lo Stato non può accettare che venga insabbiato di nuovo tutto. Sarebbe una sconfitta per la giustizia, anche se questa sconfitta farebbe comodo a molti …".
 
L’allusione è palese. "Non è un segreto che il Vaticano abbia mantenuto fin dall’inizio un comportamento reticente. Non lo dico io, lo hanno detto anche i magistrati che negli anni si sono occupati dell’inchiesta. Quando parlo di atteggiamento reticente parlo di telefonate con i presunti rapinatori il cui contenuto non è stato mai comunicato agli inquirenti e di richieste di rogatorie cadute nel vuoto". 

I SOSPETTI SULLA SANTA SEDE - E poi c’è un altro elemento "mai considerato abbastanza nelle indagini". Una telefonata ricevuta dall’allora vice capo della vigilanza vaticana, Raoul Bonarelli, il giorno prima di essere ascoltato come testimone. Intercettato dagli investigatori, Bonarelli ricevette da un suo superiore istruzioni su come comportarsi davanti al giudice. "In quella conversazione c’è la prova che la Santa Sede aveva consegnato un dossier consegnato in Segretario di Stato. Ma quelle carte non sono mai state acquisite agli atti".

APPELLO A PAPA FRANCESCO - Insomma, da parte della Santa Sede "c’è stata una totale omertà". E  le cose non sono cambiate con il pontificato di Francesco. "Speravamo facesse di più. Ha dato una messa nella parrocchia di Emanuela, a Sant’Anna… una messa cui abbiamo partecipato con la speranza di poterlo incontrare. E lui ci ha detto quella frase, 'Emanuela sta in cielo', un’affermazione un po’ pesante se pensiamo che nessuno ne ha mai accertato la morte. In quel momento ho sperato che ci fosse volontà di fare chiarezza e invece il muro si è rialzato". 

"In tanti anni ho visto  sfumare la possibilità di raggiungere la verità per colpa di chi, volutamente, ha osteggiato le indagini, senza che nessuna autorità lo impedisse", accusa Pietro .

INCHIESTA A UN BIVIO - "Io so, e mi è stato confidato anche da persone ben informate sui fatti, che in Vaticano - e anche fuori dal Vaticano - c’è chi sa la verità su Emanuela ma fa di tutto perché non venga fuori. Mi auguro che tutto questo faccia parte del passato, e che la magistratura, ora che si appresta a decidere sul destino dell'inchiesta, tuttora in corso con sei indagati (Marco Accetti, Sabrina Minardi, Piero Vergari, Sergio Virtù, Angelo Cassani e Gianfranco Cerboni, ndr), non ceda di un centimetro". DA TODAY.IT

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