Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

“Mia sorella Emanuela”: il caso Orlandi tra ombre e depistaggi

Attentato al Papa, servizi segreti deviati, criminalità, terrorismo e tanti depistaggi: nel libro "Mia sorella Emanuela" Fabrizio Peronaci e Pietro Orlandi raccontano le tracce dimenticate da cui potrebbe emergere la verità

Il rapimento di Emanuela Orlandi come proseguimento dell'attentato al Papa: questa la pista che si fa strada nel mare magnum delle incertezze che costellano il “caso Orlandi” e che viene ripercorsa, insieme a tutte quelle dimenticate negli anni, nel libro “Mia sorella Emanuela”. Un'opera che si avvale del contributo intimo e della testimonianza  di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, e dalla penna del cronista, quella di Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera che da anni segue il caso.

PERCHE' RACCONTARE - Ventotto anni di indagini, colpi di scena, ipotesi, ma soprattutto di ombre e devianze che hanno coinvolto il paese e stravolto la vita di quella famiglia, privata di una ragazzina di 15 anni, senza sapere ancora il perché. Una storia priva di alcuni capitoli, frasi e spezzoni: in questo modo potrebbe essere rappresentato oggi il racconto nella memoria collettiva e, purtroppo, anche nei fatti, del rapimento di Emanuela Orlandi. Proprio per questo, ci racconta in un'intervista Fabrizio Peronaci: “È nata la volontà di ricostruire questa storia. È importante non perdere i passaggi di quanto avvenuto, soprattutto nei primi tempi. Facilmente gli inquirenti tendono a innamorarsi dell'ultima pista, dimenticando le altre, quando la verità potrebbe trovarsi nella letture delle diverse tracce.” Tracce e piste che nel libro toccano argomenti bollenti: l'attentato al Papa, il terrorismo contro il Vaticano, le volontà, occulte e non, di fermare la politica estera di Woityla fortemente anticomunista, il ruolo del Sismi, agenti segreti deviati, processi di cui non si è parlato, rapporti tra chiesa e malavita e la certezza che qualcuno sappia cosa sia accaduto a Emanuela e ancora non si sia deciso a parlare.

fabrizio-peronaciTERRORISMO E SERVIZI SEGRETI - Dalla ricostruzione di tutti questi dati e fatti emerge una pista tra tutte: “Il sequestro, e Pietro Orlandi ne è convinto, è il proseguimento dell'attentato al papa. Questa ipotesi è motivata da tre fatti, oggi dimenticati. Innanzitutto, l'allarme lanciato in Vaticano sul concreto pericolo di rapimento di cittadini vaticani, quindi, il fatto che questo allarme fu recepito e preso in seria considerazione da personaggi quali il comandante della vigilanza vaticana e da Angelo Gugel, assistente personale di papa Giovanni Paolo II; genitori spaventati che sembra che non facessero uscire le figlie o che le cambiassero dimora. Infine, il racconto della figlia di Gugel riguardo il suo essere stata pedinata per diversi giorni da un uomo di 30, 35 anni di fattezze turche, proprio prima del rapimento.” Un altro elemento si aggiunge ai tre fatti ricorda Peronaci: “Ercole, il padre di Emanuela, un impiegato e non un alto funzionario vaticano, non fu messo al corrente dell'allarme e sua figlia somigliava alla sua quasi coetanea figlia dell'assistente vaticano; elemento che ha fatto pensare anche a uno scambio di persona”.
Allarme in Vaticano, attentato al papa, pedinamenti: aspetti che si calano a pieno nelle ostilità, mai del tutto velate, alla politica estera attuata da Giovanni Paolo II nei confronti dei regimi dell'Est:  “Rapire un cittadino vaticano poteva essere la strategia per poter condizionare la volontà del Papa e fermare la pioggia di finanziamenti a Solidarnosc e la sua politica anticomunista serrata.”

UN PROCESSO POCO CONOSCIUTO - Le tracce ripercorse nel libro vanno dunque da quanto accaduto prima del rapimento alle notizie e alle tante “coincidenze e stranezze” avvenute dopo: come un avvistamento, ma soprattutto un processo di cui non si è parlato e che compare in queste pagine. Emanuela, secondo una testimonianza, sarebbe stata avvistata dopo il suo rapimento a Terlano, un paesino vicino Bolzano, insieme a un funzionario del Sismi, vicenda per la quale due uomini e due donne sono finiti sotto processo. Racconta Peronaci: “L'aspetto interessante è che nel 1997 è stata emessa la sentenza di proscioglimento, ma non ne ha parlato nessuno e anche le motivazioni emesse sono brevi. Sostanzialmente si spiega che questo funzionario non poteva essere nel paesino perché figurava in servizio altrove. Invece la testimone narra di aver visto Emanuela lì a Terlano nella casa del cognato di questo funzionario del Sismi. Il fattore più sbalorditivo di questo processo è che non se ne sia parlato. Altro aspetto verosimile è che la ragazza possa essere stata condotta attraverso il Nord Italia e la Francia verso il Nord Europa”.


cover-emanuela_1Grazie ai racconti di Pietro Orlandi, emergono nel libro altri tasselli, in particolare la figura di un altro agente del Sismi che, nei primi mesi dopo il rapimento, stazionava fisso in casa Orlandi. Peronaci ci racconta che “questo agente disse alla famiglia che Emanuela sarebbe tornata in tre mesi per poi rimangiarsi la dichiarazione, ma soprattutto disse che la sigla Phoenix (sigla che compariva in alcuni messaggi comparsi nelle chiese romane dopo il rapimento ndr) era un travestimento del Sismi per fare pressione ai rapitori.”
 

CHI CONOSCE LA VERITA' - Un racconto da cui emerge la speranza sulla verità, mai abbandonata da Pietro, infranta tante volte contro il muro del silenzio: “Il desiderio di conoscere la verità si scontra, in particolare per Pietro, con il rammarico di trovarsi davanti all'indifferenza del Vaticano, ma anche dei magistrati. Pietro, per esempio, parlò con Ali Agca, l'attentatore del Papa, a gennaio 2010 e solo quando rese noto video dell'incontro, un anno dopo, i magistrati si sono interessati a quelle parole e secondo Agca, il rapimento è da imputare al Vaticano, alla Cia e ael Sismi. Parole che forse non hanno fondamento, ma di cui i magistrati non si interessarono neppure.”
Servizi segreti deviati, terrorismo, Vaticano e banda della Magliana: teorie che si intrecciano, nomi noti che fanno presa, come Marcinkus o De Pedis, "comodamente morti" e che tendono a veicolare le piste verso chi “probabilmente ebbe un ruolo, ma di manovalanza e che non c'entra coi mandanti. Questi sono depistaggi. Quello che ci auguriamo io e Pietro con questo libro è che quel certo numero di persone che conoscono la verità e stanno zitti, ora, con il passare del tempo e il loro cambio generazionale, decidano di dire alla famiglia e al paese la verità su cosa sia accaduto.
Ventotto anni dopo, dunque, arriva “Mia sorella Emanuela” per fare chiarezza nella speranza di scoprire la verità nelle pieghe di quello che è filtrato.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

“Mia sorella Emanuela”: il caso Orlandi tra ombre e depistaggi

RomaToday è in caricamento