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"Le frane non sono fatalità: per la prima volta c'è una sentenza che lo dice"

Parla Bruno Panuccio, padre di Sara, una delle due ragazze morte a Cala Rossano, il 20 aprile del 2010: "La sentenza di oggi è storica. Per la prima volta vengono puniti amministratori pubblici per morti da frane"

"Una sentenza storica per il nostro Paese". Con queste parole Bruno Panuccio ha commentato la sentenza del giudice del tribunale di Terracina Carla Menichetti con cui sono state condannate quattro persone per il crollo a Ventotene che nell'aprile del 2010 costò la vita alla figlia, Sara, e all'amica, Francesca.

"Una sentenza che prendo ancor prima da cittadino che come padre di Sara" spiega in un mesto dolore Bruno. "Questo è un Paese in cui fino ad oggi per chi è morto a causa di frane le responsabilità sono state occultate dietro la parola 'fatalità'. Invece da oggi, 24 febbraio 2014, le vittime per frana hanno tra i loro responsabili anche gli amministratori pubblici. Una sentenza che rende giustizia non solo a queste due ragazze ma a tutti quelli che hanno perso la vita in questo modo e alle loro famiglie".

4 ANNI DI SILENZIO - Quasi quattro anni da quel tragico incidente, durante i quali gli imputati "non hanno mai cercato un contatto con noi" continua Bruno. "Anzi, siamo sempre stati su due fronti opposti. C'è stato anche chi mi ha dato del bugiardo".

DUE MORTI ANNUNCIATE - Quello del 20 aprile 2010 non fu un caso isolato. Secondo quanto raccontato da Bruno, infatti, "il pericolo di frana era evidente già nei crolli precedenti e nei massi presenti in zona da tempo". A partire dalla frana del 2004 per la quale furono eseguiti una serie di lavori di massima urgenza. Peccato però che non furono mai saminate con attenzione le cause della frana. Per contro, nel 2007 il comune di Ventotene commissionò una relazione idrogeologica dell'isola che prendeva in esame varie spiagge, tra cui quella di Cala Rossano nei quali si richiedevano interventi urgenti. Ma nel frattempo agli studenti delle scuole in visita veniva concessa la possibilità di percorrere la zona. "Tre frane in sei anni in geologia sono una periodicità frequente" tuona Bruno. "Non sono fatti straordinari ma ordinari. E parliamo solo di frane censite. Poi si dovrebbe parlare anche di quelle omesse, di cui nessuno ha parlato per il buon nome del turismo".

VENTOTENE - Secondo quanto attestato anche dalla tradizione, infatti, "Ventotene è un'isola dal perimetro di un chilometro e mezzo, in cui fino a poco tempo fa il 75% delle abitazioni avevano carattere abusivo. Si tratta di uno dei primi comuni d'Italia con il più alto tasso di abusivismo edilizio nonostante la conformazione tufacea" continua il padre di Sara. "Si è costruito così, con colate di cemento in ogni dove, per trovare la maniera di erigere una stanzetta da affittare in più ai turisti a caro prezzo. Ai ventotenesi, per generazioni, è sempre stato detto di fare attenzione ma purtroppo a nulla sono valse le raccomandazioni. L'isola, fino al 2010, era infatti il primo sito del centro Italia per turismo scolastico. Tutti gli studenti di Roma sono andati in gita là, così come la maggior parte degli istituti del Lazio. Questo perché, oltre alle bellezze naturali, Ventotene conserva una straordinaria memoria storica".

LA DIFESA DEL COMUNE - Al processo penale seguirà adesso quello civile che vede come imputato il Comune di Ventotene, rappresentato dal suo primo cittadino, il sindaco Giuseppe Assenso, che si è difeso dichiarando che il rischio era evidente da tempo e che la pericolosità dell'intera tratta era nota a tutti. "Non hanno ottemperato alle norme di salvaguardia che riguardano anche il ruolo del sindaco. Un sindaco che già durante il crollo del 2004 avvenuto nella stessa zona ricopriva la carica di assessore".

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