Caso Orlandi: a trent'anni dalla scomparsa indagini in chiusura. Mancano accertamenti su ossa e flauto

Il 22 giugno sono passati trent'anni dalla sparizione di Emanuela Orlandi. La Procura intende chiudere l'inchiesta entro autunno. Ma prima restano da completare alcuni accertamenti tecnici

E' sparita trent'anni fa, nel nulla. Trent'anni di indagini, di fantomatiche piste, di illazioni, depistaggi e false verità che hanno chiarito molto poco sulla sparizione di Emanuela Orlandi. Allo stato dei fatti, per quello che rimane uno dei grandi misteri del nostro paese, non vi è ancora nessuna certezza che possa confortare la famiglia della ragazza - che avrebbe oggi 45 anni - gli inquirenti e gli investigatori che l'anno cercata e gli appassionati del caso. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Simona Maisto intendono chiudere l'inchiesta entro l'autunno. Ma prima devono essere completati una serie di accertamenti tecnici. 

LE OSSA - Al momento sono ancora sotto esame le ossa recuperate nella cripta della basilica di Sant'Apollinare, dove è stato sepolto fino al maggio dello scorso anno il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis, per verificare se qualcuna appartenga ad Emanuela. Gli esperti avranno bisogno ancora di un paio di mesi prima di rispondere al quesito della magistratura. 

IL FLAUTO - C'é poi il flauto mostrato nel corso del programma "Chi l'ha visto" e che secondo un testimone apparso sulla scena a 30 anni dai fatti, poi diventato indagato per sequestro di persona, Marco Fassoni Accetti, sarebbe appartenuto alla ragazza sparita il 22 giugno 1983. Gli esperti della scientifica ai quali è stato affidato lo strumento musicale hanno accertato la presenza di oltre 40 reperti biologici, ma le loro dimensioni, ed il livello di logorio, non consentono una comparazione con il dna di Emanuela. 

IL TESTIMONE - Ulteriori e più sofisticati esami sono stati disposti da Capaldo e Maisto, ma la sensazione è che difficilmente potranno arrivare notizie interessanti dal flauto. Secondo Fassoni Accetti, Emanuela Orlandi, ma anche Mirella Gregori, a sua volta scomparsa nel 1983, si sarebbero allontanate spontaneamente nel quadro di una trama ordita per condizionare la Curia. Sei i nomi, oltre a quello di Fassoni Accetti, iscritti nel registro degli indagati per il sequestro di Emanuela: il più noto, e sorprendente, è quello di monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant'Apollinare, ritenuto dagli inquirenti un elemento centrale della sparizione della Orlandi. 

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LA BANDA - Ci sono poi quelli di Sergio Virtù, Angelo Cassani, detto 'Ciletto', Gianfranco Cerboni, detto 'Gigetto' e Sabrina Minardi. I primi tre sono soggetti che hanno fatto parte, o gravitato nell'orbita della Banda, attiva a Roma tra gli anni '70 e '80. L'ultima è la supertestimone, già amante di De Pedis, che ha ridato impulso alle indagini attribuendo la responsabilità della sparizione della Orlandi alla Banda della Magliana.

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