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Cronaca

Caso Orlandi: don Vergari indagato per concorso in sequestro

Ancora un colpo di scena legato a doppio filo ad Enrico De Pedis. La Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati il prelato che autorizzò la sepoltura di 'Renatino' nella basilica di Sant'Apollinare. Pietro Orlandi: "Notizia importante per accertare i fatti"

E' conosciuto come il prete che si attivò per far avere all'ex boss Enrico De Pedis l'inusuale sepoltura nella cripta della prestigiosa basilica di Sant'Apollinare a Roma, proprio dove il 22 giugno 1983 venne vista per l'ultima volta l'allora 15enne Emanuela Orlandi. A distanza di una settimana dall'apertura della tomba di 'Renatino' un altro colpo di scena nel mistero della scomparsa della figlia del funzionario Vaticano, con la Procura di Roma che ha indagato come atto dovuto per concorso in sequestro don Pietro Vergari, sacerdote di Sant'Apollinare all'epoca in cui il boss della Banda della Magliana fu eliminato in un regolamento di conti in via del Pellegrino.

CONCORSO IN SEQUESTRO - Alto prelato che nell'inverno del 2009 fu ascoltato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Simona Maisto indicando le procedure che avevano determinato la sepoltura di 'Renatino' nella basilica a due passi da piazza Navona. Un'iscrizione, quella nel registro degli indagati, avvenuta recentemente e non è escluso che tale iniziativa possa essere scaturita dal ritrovamento di ossa recenti all'interno della cripta dove, da lunedì scorso, sono in corso le attività di selezione da parte degli esperti della polizia scientifica. Anche per questo motivo l'iscrizione di don Vergari viene definita un atto dovuto.

DON PIETRO VERGARI - Monsignor Pietro Vergari, originario di Sigillo in provincia di Perugia, 76 anni il prossimo 27 settembre, ora indagato per concorso in sequestro di persona nell'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, non ha mai nascosto la sua amicizia con 'Renatino'. Dopo aver prestato servizio nella diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, dove è stato anche canonico della concattedrale dell'Assunzione di Maria a Nocera, don Vergari ha svolto la sua missione sacerdotale per molti anni a Roma, dove é diventato rettore di Sant'Apollinare mantenendo l'incarico fino al 1991. E' lui stesso a raccontare sul suo sito web che fu in occasione delle visite settimanali del sabato ai detenuti di Regina Coeli, condotte per quasi 25 anni, che venne in contatto con De Pedis: contatto, diventato poi amicizia vera e propria dopo l'uscita del boss della Banda della Magliana dal carcere. Si vedevano "normalmente nella chiesa di cui ero rettore, sapendo i miei orari e altre volte fuori, per caso. Mai ho veduto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri, tranne la conoscenza dei suoi familiari - le parole di don Pietro -. Aveva il passaporto per poter andare liberamente all'estero. Mi ha aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri. Quando seppi dalla televisione della sua morte in via del Pellegrino, ne restai meravigliato e dispiacente".

IL BLOG DEL SACERDOTE - Don Pietro Vergari che dopo essere stato ascoltato da Capaldo e Maisto nel 2009 spiegò sul suo blog che "De Pedis veniva più volte nella chiesa" e che lo aveva "aiutato molto per preparare le mense che organizzavo per i poveri. Qualche tempo dopo - spiegava l'esponente religioso sul proprio sito - i suoi famigliari mi dissero che De Pedis aveva espresso l'auspicio di essere sepolto in quella che rappresentava una delle più antiche camere mortuarie di Roma, il sotterraneo della basilica di Sant'Apollinare". "Furono chiesti - affermò Vergari - i dovuti permessi religiosi e civili, fu restaurata una delle camere e vi fu deposto", non prima che la vedova del boss si rivolgesse al cardinale Ugo Poletti avendo in mano l'attestazione che "il signor De Pedis è stato un grande benefattore di poveri che frequentano la basilica". L'inchiesta sulla sparizione di Emanuela Orlandi conta anche altri indagati: tra questi Servio Virtù, già autista di Enrico De Pedis, Angelo Cassani, detto "Ciletto", Gianfranco Cerboni, detto 'Gigetto' ", tutti in qualche modo legati alla holding del crimine attiva a Roma negli anni '70/'80 e Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis e supertestimone che ha ricollegato la sparizione di Emanuela alla Banda della Magliana.

DE PEDIS A SANT'APOLLINARE - Il rapporto tra monsignor Pietro Vergari e Enrico De Pedis si era fatto solido e profondo, suggellato anche dalle generose donazioni dello stesso 'Renatino', continuate grazie alla famiglia anche dopo la morte del boss, freddato in un regolamenti di conti il 2 febbraio 1990. Negli anni scorsi si era parlato di una somma di 500 milioni corrisposta come generosa offerta da Carla Di Giovanni, la vedova. Ma fonti ben informate, vicine al Vaticano, hanno parlato recentemente di "un miliardo di vecchie lire". Fu così che si giunse alla sepoltura nel sotterraneo di Sant'Apollinare, visti i timori della famiglia di profanazioni e atti di sfregio alla tomba. Fu il 24 aprile 1990, a neanche tre mesi dall'omicidio di 'Renatino' (dopo che Vergari in una lettera aveva attestato il suo status di "grande benefattore" e dopo l'autorizzazione concessa dal cardinale vicario Ugo Poletti), il corpo fu traslato dal Verano nella cripta della chiesa. In parte il denaro andò alle missioni, in parte fu utilizzato anche per il restauro della basilica. E mentre si avvicinava l'ora dell'ispezione della tomba nell'ambito delle indagini sul sequestro Orlandi, don Pietro Vergari continuava a difendere la memoria dell'ex boss. "Dei morti - sottolineava raggiunto al telefono dall'ANSA nel suo 'buen retiro' in Sabina dove si sussurra sia stato confinato proprio in seguito alla vicenda - non si deve dire altro che bene".

PIETRO ORLANDI - "E' una notizia importante che conferma la volontà di capire e di accertare i fatti". Così Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la ragazza, cittadina vaticana, scomparsa misteriosamente nel 1983, commenta la notizia che l'ex rettore della Basilica di S. Apollinare, dove era sepolto Enrico De Pedis, è indagato per concorso in sequestro di persona. "Io non ho mai conosciuto personalmente don Vergari - aggiunge -. Ma quello che posso dire, perché me lo hanno raccontato alcune delle amiche di Emanuela che in questi anni ho contattato, è che suor Dolores, la direttrice della scuola che frequentava Emanuela, faceva di tutto per tenere lontane le ragazze da don Vergari, perché non entrassero in contatto con lui". (Fonte Ansa)

 

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