Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Indagato un carabiniere per l'omicidio di Cafasso

Nuovi risvolti nel caso Marrazzo. Per la morte del pusher nella camera d'albergo di via Salaria spunta il nome di un indagato, uno dei quattro carabinieri già coinvolti nell'inchiesta dei ricatti all'ex governatore, Nicola Testini.

Per la morte di Gianguerino Cafasso, deceduto per overdose il 12 settembre 2009 in un albergo sulla Salaria, c'è un indagato. La dose letale di droga che uccise il pusher e protettore dei trans del caso Marrazzo, secondo quanto si apprende dalle ultime notizie, sarebbe stata fornita da uno dei  carabinieri coinvolti nell'inchiesta sul presunto ricatto ordito nei confronti dell'ex presidente della Regione Lazio.

La Procura di Roma ha contestato l’accusa di omicidio volontario al maresciallo della Compagnia Trionfale, Nicola Testini, già indagato di complicità con i due colleghi che lo scorso giugno fecero irruzione nell’appartamento di via Gradoli dove il politico era in compagnia di Natalie. Si sospetta che Gianguerino Cafasso sarebbe stato eliminato perché testimone scomodo e pericoloso. Lo avrebbe detto proprio lui, prima di essere ucciso, alla sua fidanzata Jennifer, il transessuale di 29 anni Adriano Da Motta, rivelando anche il nome dell’uomo che gli avrebbe consegnato il miscuglio mortale di cocaina ed eroina.

A determinare l'iscrizione dell'uomo nel registro degli indagati sono state proprio le dichiarazioni di Jennifer. Quando Cafasso venne trovato morto nella stanza dell’hotel Romulus, si pensò inizialmente ad un infarto, dovuto alle cattive condizioni di salute dell’uomo e alla sua vita sregolata. Ma due mesi dopo, quando venne fuori il coinvolgimento del pusher  nel ricatto a Marrazzo, vennero disposti i nuovi accertamenti che portarono alla conclusione di morte per dose "tagliata male". 

Le analisi tecniche condotte dal Ros dei carabinieri hanno accertato che la sera dell'11 settembre 2009, in un orario coincidente con i ricordi di Jennifer, i cellulari di Testini e Cafasso parlarono tra di loro e ad un certo punto vengono agganciati dalla stessa cella di Saxa Rubra. Riscontri sarebbero stati trovati anche in merito alle indicazioni che Jennifer diede sul luogo dell'incontro dei due. Cafasso, cocainomane obeso e diabetico, non solo non avrebbe mai potuto dubitare di ciò che si preparava a tirare (si fidava del carabiniere che gliela spacciava) ma non avrebbe mai potuto sopravvivergli.

Intanto, circa una settimana fa,è stato interrogato in carcere anche l’altro carabiniere finito nel caso Marrazzo, Luciano Simeone, che ha ammesso di essere stato lui a girare il video per incastrare l’allora presidente della Regione. Il filmato di 12 minuti ritraeva l'ex governatore in mutande, con vicino un tavolino dove erano poggiati soldi e strisce di cocaina, che gli indagati cercarono poi di vendere. Dopo la cattura (in cella c’è anche Carlo Tagliente) i carabinieri accusarono proprio Cafasso di essere entrato con loro nell’appartamento e aver ripreso la scena con il telefonino. Ma dalle ultime confessioni di Simeone che sta collaborando con gli inquirenti, è emerso che tali dichiarazioni erano false. Il tutto sarà verificato oggi, nel nuovo interrogatorio che i pubblici ministeri faranno al carabiniere.


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