Chiesti 5 anni per il pirata della strada che travolse Davide Marasco, la mamma: "Lo hanno ucciso una seconda volta"

L'automobilista ha richiesto il rito abbreviato. Maria Grazia Carta: "Provo schifo, rabbia e vergogna"

Maria Grazia Carta con il figlio Davide Marasco

"Schifo, rabbia e vergogna. Oggi lo Stato ha deciso di tutelare un criminale uccidendo una seconda volta mio figlio". E' amareggiata e piena di rabbia Maria Grazia Carta, la mamma di Davide Marasco, ucciso da un pirata della strada mentre si recava a lavoro in scooter la mattina dello scorso 27 maggio. 

E' cominciato la mattina di venerdì 6 dicembre al Tribunale di piazzale Clodio il processo a carico di Naim Xhumari , il cittadino albanese che, ubriaco, investì e uccise il ragazzo di Giardinetti morto a 32 anni dopo essere stato travolto da un'auto che viaggiava contromano sulla via Casilina, nella zona di Torre Maura. La donna si è costituita Parte Civile al processo contro l'assassino di suo figlio. 

L'imputato, dopo aver fatto leggere dal suo legale una lettera di scuse alla madre ed ai familiari di Davide Marasco, ha scelto il rito abbreviato (che prevede la riduzione sino ad un terzo della pena) con il Gip che ha indicato una pena di 5 anni di reclusione per il 49enne cittadino albanese. 

Con una richiesta di pena di reclusione dai 5 ai 8 anni, l'avvocato Vincenzo Morganti, che cura gli interessi della mamma, del fratello e della sorella di Davide Marasco aveva richiesto al pm una pena più alta, fra gli 8 ed 12 anni di reclusione. Si attende il processo programmato per il prossimo 20 dicembre, quando il Gip ascolterà l'avvocato difensore di Xhumari. 

"Una vergogna, uno schifo, lo Stato ci ha abbandonato - tuona Maria Grazia Carta -. Solo 5 anni per un uomo che non si è mai pentito e che, dopo aver travolto mio figlio lo ha lasciato agonizzante per terra a morire. Con questa richiesta Davide è stato ucciso due volte, prima da questo assassino e poi dallo Stato italiano, che ci ha abbandonati al nostro dolore ed alla nostra richiesta di giustizia e pena certa".

A distanza di 7 mesi la signora Carta ha visto per la prima volta negli occhi l'uomo che ha ucciso  suo figlio. "Ho provato schifo e vergogna, non mi ha mai guardato negli occhi e non ha mai manifestato pentimento in questi sette mesi per quello che ha fatto - le parole della donna a RomaToday -. Oggi lo Stato ha fatto un ulteriore oltraggio a Davide, infangando la sua memoria con questa richiesta di 5 anni che definire ridicola è poco. Non ci si presenta il giorno del processo con una finta lettera di scuse per chiedere pietà. Lo doveva fare prima, quelle parole lette nel dibattimento sono un ulteriore dolore che si aggiunge a quello di una madre che ha visto il proprio figlio morire mentre andava a lavoro". 

Delusa per la richiesta del pm, Maria Grazia Carta confida che "nel processo che si terrà il prossimo 20 dicembre venga inflitta una pena più severa e consona ad un assassino come lui. Solo quel giorno capiremo se lo Stato si schiererà dalla parte di un ragazzo ucciso mentre andava a lavoro, o dalla parte di un delinquente che non ha mai manifestato pentimento per aver ucciso un giovane di solo 32 anni"

Nonostante la perdita incolmabile la signora Carta non ha mai smesso di chiedere giustizia per il figlio, richiamando anche le istituzioni ad impegnarsi per impedire che possano esserci altre vittime. 

Lo ha fatto e continua a farlo nella scuola in cui insegna a Tor Bella Monaca insieme ai colleghi di altri istituti, lo ha fatto attivando progetti sulla prevenzione e nel centro sociale El Chentro di largo Mengaroni, dove ha attivato un corso di judo per ragazzi con l’associazione che porta il nome di Davide. Una donna coraggio che in tutte le occasioni possibili convoglia la perdita del figlio trasformando la sua dolorosa testimonianza in opportunità di sensibilizzazione. 

"Se lo Stato deciderà di tutelare un assassino invece che la vittima, il nome ed il volto di mio figlio saranno sempre più presenti, ogni volta che l'assassino vedrà il volto di Davide sorridente dovrà pensare al dolore che ha causato e portarselo dietro tutta la vita". 

Trentadue anni, una vita davanti, un figlio di 9 anni, Davide Marasco venne ucciso mentre si recava a lavoro in una panetteria alle 3:30 della notte. In sella al suo scooter venne travolto ed ucciso da una Ford Fiesta che prese contromano il tratto di via Casilina compreso fra via Silicella e la rampa di accesso al Grande Raccordo Anulare, a Torre Maura. A rendere più amara la vicenda la fuga dell'automobilista, con il pirata della strada poi trovato nella zona di Giardinetti dalla Polizia Locale 'palesemente ubriaco' a bordo della vettura con ancora i segni del sinistro appena avvenuto. 

Fuggito, il 49enne albanese venne arrestato con le accuse di "omicidio stradale" ed "omissione di soccorso" ed associato nel carcere romano di Regina Coeli. 

VIDEO | La mamma di Davide: "Non avrete il mio odio" 

Cinquantasette anni, originaria di Nuoro, insegnante precaria a Tor Bella Monaca da più di dieci anni, la battaglia di giustizia della mamma di Davide dovette fare i conti con chi pensava di poter "cavalcare l'onda dell'odio", come riferì alle telecamere di RomaToday poche settimane dopo aver perso il figlio. 

La lettera aperta di Maria Grazia Carta: "Voglio una pena esemplare" 

Al volante dell’auto che uccise suo figlio Davide, c’era un 49enne di origini albanesi: "A me non interessa la sua nazionalità, è un verme che deve pagare, sputare in faccia alla sua stessa immagine riflessa”, le parole di rabbia Maria Grazia. “Io però non sono in vendita, decido io come e quando onorare la memoria di mio figlio - continuava la donna  - ho saldi i miei valori, insegno ai miei ragazzi la necessità del non essere schiavi, ma liberi nel pensiero. E chi tocca Davide avrà le mani sporche del suo sangue”.

Signora Carta che poi rese pubblica una lettera aperta che si chiudeva con una promessa: "Non smetterò mai di lottare perchè mio figlio abbia giustizia affinchè il suo assassino sia punito in maniera esemplare e la sua condanna serva da monito a chi con superficialità e sfrontatezza si mette alla guida violando le norme del codice della strada. Lotto per i diritti di tutti  perchè - le parole conclusive della lettera la signora Maria Grazia Carta - altre madri non piangano altri figli"

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