Sabato, 13 Luglio 2024
Incidenti stradali Casal Palocco

Il giallo sulla velocità nell'incidente Casal Palocco, la testimone: "Matteo ha frenato". Le mosse della difesa

Matteo Di Pietro è ai domiciliari per la morte del piccolo Manuel. Nella giornata di ieri ha parlato per circa un'ora nel corso dell'interrogatorio di garanzia

La velocità e la dinamica dell'incidente. È su questi punti che la difesa di Matteo Di Pietro, accusato di omicidio stradale per la morte del piccolo Manuel, prova a lavorare per smontare le ricostruzioni fatte da investigatori e inquirenti che stanno lavorando al caso dell'incidente di Casal Palocco. Il giovane youtuber ha parlato davanti al gip per novanta minuti per raccontare la sua versione di quel tragico incidente.

Di Pietro da venerdì si trova agli arresti domiciliari. Secondo quanto scritto dal giudice per indagini preliminari nell'ordinanza, la Lamborghini che guidava aveva raggiunto i 124 chilometri all'ora poco prima dell'impatto con la Smart con a bordo il bimbo e la madre. "Sono distrutto e addolorato per quanto è accaduto, Vorrei poter tornare indietro", ha detto lo youtuber.

"Una tragedia per tutti"

"Questa è una tragedia per tutti - ha sottolineato ieri l'avvocato Antonella Benveduti - Il mio assistito è distrutto, sconvolto così come la famiglia di Manuel: ci sono due famiglie distrutte". Gli accertamenti comunque vanno avanti. "In questa fase attendiamo l'esito delle consulenze tecniche disposte dalla procura sui dispositivi sequestrati e sulla velocità del suv", aggiunge l'avvocato Benveduti.

I risultati arriveranno nelle prossime settimane. Dagli atti dell'indagine e dai racconti dei residenti, comunque, emerge che l'auto, presa a noleggio per una 'sfida' da postare sui social, anche nel giorno precedente al drammatico incidente girava per le strade del quartiere a velocità sostenuta. A confermarlo le testimonianze di chi era a bordo della super car, citate nell'ordinanza cautelare.

Il nodo della velocità

Ed è proprio sulla velocità che servirà fare chiarezza. La difesa confida che la perizia della procura, affidata all'ingegner Lucio Pinchera, ridimensioni il dato "monstre" dei 124 chilometri orari. La linea di Di Pietro, sul punto, è chiara, come già sostenuto nei giorni scorsi: la Lamborghini andava ben sotto i cento chilometri all'ora. Sopra il limite, ma non quanto ricostruito dagli inquirenti.

A tal proposito nell'ordinanza cautelare, emerge la testimonianza di una ragazza che si trovava a bordo del suv: "Ho chiuso gli occhi per la paura e l'ultima immagine che mi è rimasta impressa è quella della macchina orizzontale ferma davanti a noi. Matteo non andava sicuramente a 40 km orari ma nemmeno eccessivamente veloce e una volta che aveva visto la Smart ha provato a frenare. Dopo l'impatto sono scoppiati entrambi gli airbag. Sono scesa per ultima dalla macchina perché la portiera era bloccata dalla Smart e immediatamente ho prestato assistenza al piccolo Manuel'', ha spiegato.

La dinamica

Altri amici, sempre a bordo dell'auto, hanno raccontato invece di aver detto a Di Pietro di "rallentare": "Ho avuto sicuramente la percezione che stessimo viaggiando a una velocità compresa tra i 50 e i 100", ha raccontato uno di loro. Anche un altro ragazzo che era a bordo si era raccomandato con Matteo di andare piano sia pochi minuti prima dell'incidente, sia nei giorni precedenti. 

Insomma, il punto va chiarito. E l'aspetto sarà fondamentale anche per la dinamica del sinistro. Secondo la linea difensiva la Smart sulla quale viaggiavano Manuel con la mamma e la sorellina, non gli avrebbe dato la precedenza. Una versione che però stride sia con la ricostruzione della gip Angela Gerardi, dove si legge che la mamma di Manuel avesse messo la freccia per svoltare, e sia con la testimonianza di un autista Atac che seguiva la Smart.

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