Gaia e Camilla investite e uccise in Corso Francia, nell'incidente "Genovese era al cellulare"

Stando a quanto ricostruito dalla polizia postale, avrebbe impiegato 19 secondi per mandare alcune foto a degli amici su Whatsapp

Immagine di repertorio - Foto Ansa

Si aggrava la posizione di Pietro Genovese, il 21enne figlio del regista Paolo, che mentre era alla guida dell'auto con cui la notte tra il 21 e 22 dicembre scorso ha investito e ucciso le due 16enni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli.

Nella relazione tecnica realizzata della polizia postale si legge che il giovane era al telefono quando investì le due sedicenni. Al momento dell'impatto, ossia mezzanotte e 27 minuti del 22 dicembre 2019, aveva selezionato quattro immagini e un video e li aveva inviati a diversi destinatari. Attimi di distrazione, per l'esattezza 19 secondi come riporta anche La Repubblica, che potrebbero essere stati fatali.

Il ragazzo deve rispondere di duplice omicidio aggravato dalla velocità eccessiva e dalla guida con tasso alcolemico superiore di quasi tre volte a quello consentito dalla legge. La Procura gli ha contestato così anche la violazione dell'articolo 173 del codice della strada, cioè il mancato rispetto del divieto di usare il cellulare alla guida. 

Ma cosa cambia ora per il processo? L'avvocato Domenico Musicco, presidente di Avisl Onlus, dice: "Ancora una volta la distrazione alla guida sarebbe stata provocata da un cellulare. Questo cambia molto dal punto di vista della dinamica, perché significherebbe che l'attenzione dell'automobilista era completamente rivolta allo schermo dello smartphone e non alla strada, fatto più grave della semplice telefonata. Tuttavia, è bene ricordarlo, la guida al telefono è sfuggita incredibilmente al legislatore quando è stata partorita la legge sull’omicidio stradale. E a oggi non costituisce alcuna aggravante, ma soltanto una violazione al codice della strada, che comporta una sanzione amministrativa. Si tratta di un problema enorme cui porre rimedio, cosa che ripetiamo invano fin dall’inizio. Ad oggi infatti la guida al cellulare costituisce una delle principali cause di incidenti stradali in Italia".

Ad inizio aprile il Procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e il sostituto Roberto Felici, avevano depositato la richiesta di immediato cautelare che porta il procedimento direttamente in aula saltando la fase dell'udienza preliminare. Nei confronti di Genovese, che si trova ai domiciliari, l'accusa è di omicidio stradale plurimo.

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Le analisi del perito Mario Scipione hanno inoltre dimostrato che Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli non fossero sulle strisce pedonali. Il perito ha visionato l'auto posta sotto sequestro, ha studiato i rilievi effettuati dalla polizia locale e ha verificato il punto d'urto, la corsia percorsa, la sincronizzazione dei semafori e le condizioni di visibilità al momento dello scontro. Mesi di indagini per capire se Gaia e Camilla erano veramente sulle strisce, oppure no. La perizia conferma, ad ogni modo, il quadro che già era emerso in un primo momento.

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