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Inchiesta rifiuti Roma, approvazione inceneritore Albano: "Colossale montatura"

Tra i filoni dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Manlio Cerroni anche l'iter di approvazione dell'impianto. Tra gli indagati anche l'ex presidente regionale Marrazzo

C'è anche l'iter che ha portato all'approvazione dell'inceneritore di Albano Laziale tra i quattro filoni d'indagine emersi nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio che questa mattina ha portato all'arresto di sette persone tra cui anche il proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni. La vicenda dell'impianto, da realizzare sui terreni della Pontina Ambiente, società riconducibile a Cerroni, proprio vicino agli impianti da questa gestiti, anch'essi oggetto d'indagine secondo l'ordinanza deve ritenersi "emblematica" di come la pubblica funzione possa essere sviata per favorire interessi diversi da quelli pubblici. Dall'ordinanza emerge come funzionari pubblici, con "sistematica violazione" di disposizioni di legge indicate nelle singole ipotesi e dei doveri d'ufficio, e soggetti politici di livello regionale hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di un percorso finalizzato ad agevolare gli interessi di alcuni soggetti imprenditoriali ben definiti e, in particolare, di Manlio Cerroni.

Il Commissario Straordinario per l'emergenza Rifiuti della Regione Lazio, e in seguito la stessa Regione attraverso il suo Presidente, secondo l'ordinanza, hanno messo il Consorzio Co.e.ma, costituito dalla Pontina Ambiente e da Ecomed, composta da Ama e Acea, nelle condizioni di costruire un impianto di incenerimento su un terreno della Pontina Ambiente nonché di usufruire, nell'ambito della gestione di tale impianto, dei contributi pubblici denominati 'CIP 6' erogati dallo Stato ad aziende produttrici di energia da fonti energetiche rinnovabili o assimilate.

Secondo quanto emerge, la finalità perseguita da Cerroni era quella di creare una contiguità spaziale con l'impianto di trattamento dei rifiuti della Pontina Ambiente in modo tale da ridurre le spese di gestione stante la vicinanza delle strutture con l'ulteriore effetto di poter mantenere una tariffa di accesso all'impianto di TMB contenuta rispetto a eventuali concorrenti e, soprattutto, di realizzare l'opera attraverso incentivi pubblici ovvero con i contributi CIP6.

Tra gli elementi valutati dagli inquirenti anche la localizzazione del nuovo impianto, non troppo lontano da un'altra simile struttura quale quella di Colleferro, non di proprietà di Cerroni, tanto che il Piano Gestione Rifiuti regionale del 2002 prevedeva per tale tipo di struttura la collocazione in una diversa area geografica, ovvero nell'area Fiumicino-Ciampino e non nell'area dei Colli Albani.

Ma non solo. Una prima valutazione di impatto ambientale, espressa dalla competente direzione regionale, aveva dato parere negativo alla realizzazione dell'impianto sui Castelli Romani. Questa decisione però verrà ribaltata a seguito di un lungo iter amministrativo frutto di un concerto criminoso, che l'ordinanza definisce costituisce una “colossale montatura” tra i proponenti (Manlio Cerroni e Avilo Presutti, legale del consorzio Coema, tra gli indagati, che addirittura in alcuni casi dettavano i contenuti degli emanandi atti pubblici, in un caso addirittura protocollato ancor prima di essere redatto nella sua forma definitiva), Spagnoli Arcangelo, già responsabile unico del procedimento in seno al commissario delegato, Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della direzione regionale Energia, Giovanna Bargagna, dirigente regionale, l'ex assessore della giunta Marrazzo, Mario di Carlo, Giovanni Hermanin de Reichfield e l'allora presidente della Regione, Piero Marrazzo, che firmava un'ordinanza commissariale addirittura dopo la decadenza dell'ufficio emergenziale. Per lui si ipotizzano i reati di abuso d'ufficio e falso. L'episodio contestato riguarda una ordinanza nel 22 ottobre 2008 con cui si disponeva di avviare le attività per la realizzazione di un impianto ad Albano Laziale. Il funzionario che aveva firmato il provvedimento contrario agli interessi del Cerroni veniva quindi destinato ad altro ufficio.

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