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Inchiesta rifiuti Roma, dagli impianti di Albano "un ingiusto profitto"

La gestione del sito sui Castelli tra i filoni dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Manlio Cerroni. Al centro le tariffe di trattamento dei rifiuti

Un ingiusto profitto dalla gestione dell'impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale. È questo uno dei quattro filoni d'indagine emersi nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio che questa mattina ha portato all'arresto di sette persone tra cui anche il proprietario della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni.

Al centro delle indagini la tariffa versata al gestore dell'impianto di trattamento rifiuti di Albano Laziale, la Pontina Ambiente, società della galassia dell'avvocato Cerroni. Una parte di tale tariffa è costituita dal costo sostenuto dall'azienda per portare parte del rifiuto trattato dall'impianto, il combustibile da rifiuto (Cdr), negli impianti di incenerimento. Nel caso in questione la ricostruzione operata dagli investigatori circa la gestione del Cdr negli anni oggetto di indagine, ha permesso di accertare che le percentuali di Cdr effettivamente avviato a 'valorizzazione' non si avvicinavano agli standard prestazionali di progetto (43%), alle soglie indicate nel piano regionale di gestione dei rifiuti (35%) e nemmeno alla soglia di produttività del 29% sopra indicata o alla soglia minima del 25% indicata nel decreto commissariale n.15/2005 come 'tasso di recupero minimo'.

Al contrario, si legge nell'ordinanza, la percentuale di Cdr effettivamente avviata presso l'impianto di incenerimento di Colleferro  si attestava attorno al 15%, mentre la restante parte veniva avviata in discarica come scarto di lavorazione. Quest'ultima parte però era pagata al gestore come cdr avviato all'incenerimento realizzando così un "ingiusto profitto" per l'impresa derivante dalla differenza tra l'importo tariffario percepito (per il trattamento dei rifiuti) e quanto effettivamente speso. L'importo è stato stimato in circa 11 milioni di euro dal 2006 al 2012.

In tal modo, inoltre, si provocava anche il prematuro superamento delle volumetrie disponibili in discarica. Anche la struttura amministrativa Regionale, sotto la regia di Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia, tra gli arrestati di questa mattina, che ometteva di procedere alla revisione della tariffa 'a consuntivo' in base alle quantità effettivamente avviate alla termovalorizzazione, si rendeva partecipe di tale meccanismo.

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