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Casal del Marmo: "Detenuto incendia cella del carcere minorile"

Il Sappe: "Preoccupazione per i molti eventi critici"

Incendio nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma dove "un detenuto straniero ha dato in escandescenza e ha dato vita ad un incendio in cella". Come spiegano dal sindacato del Sappe i fatti sono accaduti martedì 6 aprile. 
 
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, spiega che “nella serata, nel carcere minorile di Roma Casal del Marmo, si è verificato l’ennesimo evento critico. Un detenuto maggiorenne di origine etiope condannato per reati contro la persona, più volte ospite negli ultimi anni presso la struttura minorile, ha dato in escandescenza dopo essergli stato notificato un atto a suo carico e ha appiccato un incendio nella cella. I poliziotti penitenziari sono intervenuti, con grande senso di responsabilità coraggio e professionalità, evitando così più gravi e tragiche conseguenze: hanno spento immediatamente le fiamme, senza causare ulteriori danni alla struttura. I detenuti presenti sono stati fatti evacuare ai passeggi al fine che non inalassero le polveri sottili, compreso il protagonista del gesto che è stato collocato in un altro settore del reparto. Le operazioni si sono concluse con successo e –fortunatamente- non si sono registrati feriti né danni particolari”. 

Ma il Sappe denuncia che sono numerosi gli episodi critici accaduti di recente a Casal del Marmo: “Sempre martedi, in mattinata, due detenuti maggiorenni, uno dei quali protagonista dei disordini del primo aprile, sono stati tradotti presso l’ospedale San Filippo Neri per aver compiuto atti autolesionistici in segno di protesta. Il primo ha reiterato l’ingerimento di un oggetto di metallo a distanza di pochi giorni da un episodio similare, il secondo si è infortunato al piede per aver preso a calci un tavolo in preda all’ira”.

Capece sottolinea che il SAPPE “intende denunciare anche la gestione al quanto discutibile per i carichi di lavoro straordinari quali: i piantonamenti all’ospedale, le sorveglianze a vista, le grandissime sorveglianze e gli eventi critici sono ormai all’ordine del giorno e mettono a dura prova il personale di polizia penitenziaria sia fisicamente che psicologicamente”.

“Il primo aprile scorso - ricorda ancora il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria - due detenuti facinorosi di etnia egiziana, ultramaggiorenni già conosciuti alla cronaca, hanno innescato una protesta e un tentativo di fuga - a detta dei poliziotti penitenziari pretestuosa – per non aver fatto sistemare il bagno della cella in tempi celeri, ove gli stessi sono ubicati. I detenuti dopo l’attività lavorativa di falegnameria all’interno dell’Istituto si sono recati arbitrariamente (grazie anche alla ormai fallimentare sorveglianza dinamica fardello per tutti gli Istituti penitenziari italiani) di corsa verso gli uffici dell’Istituto, inseguiti e raggiunti dagli agenti in servizio e si sono fermati davanti alla porta della matricola prendendola a pugni e a calci, con l’intento di buttarla a terra, il tutto gridando: “Voglio uscire!”. I poliziotti penitenziari intervenuti sono riusciti farli allontanare sul piazzale e giunti sul posto il Direttore ed il Comandante ed il personale civile lì presente hanno incominciato ad aggredire e minacciare tutti”. 

Per Capece bisogna “modificare la legge che oggi prevede che detenuti fino a 25 anni possano continuare a stare ristretti in carceri minorili: una scelta politica sbagliata, che favorisce l’Università del crimine nei minorili, altro che la rieducazione”.
 

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