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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Tor Bella Monaca / Via dell'Archeologia, 106

C'è tensione a Tor Bella Monaca. Dietro le 20 auto incendiate c'è lo scontro tra pusher e le ambizioni dei 'magrebini italiani'

Gli arresti e le rivelazioni delle indagini hanno rimescolato le carte. Le famiglie storiche che hanno dominato (e dominano) le piazze di spaccio si sentono minacciate e chi prima faceva il soldato adesso vuole di più

A Tor Bella Monaca si respira un'aria di tensione tra vecchi leoni, famiglie storiche che tempo dominano le piazze, e nuove leve, soldati che ora vogliono di più. E tra queste ultime fila ci sono italiani di seconda generazione, ragazzi e ragazze nati da genitori che hanno origini egiziane, marocchine e tunisine che sono nati in Italia e che ormai vivono il quartiere da tempo. 

I carabinieri di Tor Bella Monaca e gli agenti del distretto del Casilino li conoscono bene e monitorano le loro mosse. E sono proprio le forze dell'ordine che stanno lavorando per mettere insieme alcuni pezzi di un puzzle che sembra intricato. Al momento non c'è nessuna conferma ufficiale, ma i sospetti quelli sì, aleggiano e la loro presenza si annusa nell'aria, come l'odoro delle lamiere bruciate.

La serie di auto in fiamme

A tal proposito, in due notti e in due vie distinte, a Tor Bella Monaca sono state bruciate complessivamente venti auto. Sei in via Ferdinando Quaglia, altre 14 all'altezza del civico 106 di via dell'Archeologia. Nessuna delle vetture "mangiate" dalle fiamme apparterrebbe a pusher di zona ma quelle strade sono quelle dello spaccio. La seconda, soprattutto, il civico 106 è quello del "buco più famoso di tutta Roma", quello dello spaccio h24, cuore del cosiddetto Ferro di Cavallo.

Il buco di Tor Bella Monaca

Nel 2019 i carabinieri ne ricostruirono la struttura. Nel corso delle indagini si è determinato come l'organizzazione facesse capo ai due fratelli Fabio e Danilo Mazzullo, quest'ultimo legato ai Moccia perché sposato con la sorella di Gaetano Moccia, fratello di Vincenzo Moccia, detto Vincenzino, morto in carcere e altro elemento di spicco della camorra di Afragola. Sono loro - i Mazzullo - che nel corso degli anni avrebbero preso più giovamento e soldi dalla piazza, come avevamo raccontato già su RomaToday mappando il quartiere strada per strada.

Azione e reazione

Gli arresti, ultimo quello di Giuseppe Moccia dello scorso aprile, potrebbero aver dato coraggio a gruppi antagonisti o a chi brama spazio nelle piazze. D'altronde la storia insegna e non dimentica. Nel 2022, infatti, un gruppo armato dei Moccia per ribadire la propria supremazia sul territorio aveva portato a termine un agguato armato, sparando in via Ferdinando Quaglia colpendo alcuni "magrebini italiani" che si erano presi troppo spazio. Che questa volta la dinamica sia stata diversa, con la prima mossa in via Quaglia e la risposta in via dell'Archeologia? Chi indaga non lo esclude. 

D'altronde che tra alcuni "magrebini italiani" e le famiglie storiche di Tor Bella Monaca ci sia tensione lo raccontò anche un'altra indagine capace di ricostruire il giro di spaccio messo in piedi da 'Prince', dalla moglie, da 'Luca' l'egiziano e da 'Zac' che non avevano timore di vendere in strada la loro merce tra via Amico Aspertini e via dell'Archeologia.

Una ambizione che nel 2021, un anno prima dell'agguato dei Moccia, anche Vincenzo 'Naruto' Vallente - boss del fortino delle Palme di via dell'Archeologia - provò a spezzare con un agguato, sparando e ferendo due ragazzi, tra cui anche 'Zac'.

Un boss gambizzato

Azione e reazione. I boss vengono arrestati e i "magrebini italiani" provano ad allargarsi. Sempre di più, secondo quanto riscontrato da RomaToday, facendo leva proprio sul vuoto che si sta creando molti gruppi emergenti si sarebbero messi in proprio, vendendo la droga a un prezzo leggermente più basso e innescando in questo modo una contrapposizione che sta generando tensioni nel quartiere. Almeno nel sottobosco.

I capi sono fermi

A rendere ancora più delicato lo scenario è il clima di incertezza che regna sui dominus delle piazze, chi la droga la porta e la rivende. Meno di un mese fa si è tornato a sparare e la vittima, in quell'occasione, fu un pezzo grosso: Giancarlo Tei, pregiudicato di 27 anni ritenuto uno tra i principali capo piazza, da anni "lavora" grazie all'eredità lasciata dal padre Stefano. I Tei sono sempre stati amici di molti. Di quelli giusti. Hanno fatto affari con gli albanesi, con il gruppo di Giuseppe Molisso, uno degli alfieri di spicco di Michele Senese e con i membri delle alle cosche della 'ndrine di San Luca.

Chi lo ha gambizzato ancora non è noto. Molisso, il braccio destro di Senese, e vero 'Re' di Tor Bella Monaca è in carcere. Un altro pezzo da novanta come Fabrizio Capogna, che insieme al fratello hanno "inventato" il sistema delle piazze del quartiere delle torri, sta collaborando con la giustizia come abbiamo raccontato in questo approfondimento della sezione Dossier. Insomma, la tensione è palpabile e quando i pezzi da novanta sono in crisi il desiderio di approfittarne è alto. 

Tor Bella Monaca Spa: le vie dello spaccio e i nomi delle famiglie che comandano

Le indagini

Tornando alle venti auto andate a fuoco in due giorni i carabinieri (su via Quaglia) e la polizia (per via dell'Archeologia) stanno continuando a indagare. Pur non escludendo l'ipotesi di un piromane seriale, gli investigatori si sarebbero fatti un'idea e stanno lavorando per stringere il cerchio. 

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