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Cronaca

Green Pass, i primi processi in tribunale tra violazioni e incertezze: “È un limbo giudiziario”

Non solo la multa, in alcuni casi la violazione delle nuove norme sulla certificazione verde ha risvolti penali con conseguenze anche molto pesanti

Il titolare di un pub che fa musica dal vivo, il gestore di un cocktail bar, il proprietario di una palestra: sono alcune delle persone che oggi devono fare i conti con un procedimento penale per la violazione delle norme sul Green Pass obbligatorio.

A meno di un mese dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni sull’accesso a locali con posti a sedere al chiuso, concerti, palestre e palazzetti subordinato al Green Pass, c’è chi in caso di violazione se l’è cavata con una multa e chi invece oltre al verbale è stato denunciato penalmente. Gli articoli chiamati in causa sono quasi sempre il 650 del codice penale ("Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine pubblico o d'igiene è punito, se il fatto non costituisce un piiù grave reato, con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda) o il 482 del codice penale, il reato di epidemia colposa.

“Insomma, per chi non ha utilizzato i dovuti adempimenti di sicurezza e può avere causato un’epidemia perché magari una persona che si è presentata nel suo locale era positiva si attiva una lunga procedura penale per questo ulteriore reato - spiega l’avvocato Guido Pascucci - È allarmante. La Procura della Repubblica è già sommersa di procedimenti ed è stata ulteriormente invasa da migliaia di fascicoli che non hanno di fatto disciplina. Il 6-7 agosto, con l’entrata in vigore dell’obbligo, non c’era la normativa, il 12 è arrivata con una circolare del ministero, significa modificare le regole del gioco nel giro di pochi giorni, ma multe e denunce non si fermano”.

I gestori di pub e locali e il titolare della palestra

Pascucci è tra gli avvocati che in queste ultime due settimane si è ritrovato ad assistere persone accusate di avere violato le disposizioni sul Green Pass: “A Ostia sono state condotte diverse decine di accertamenti, e a oggi una trentina d clienti si sono rivolti a me dal 6 agosto - racconta - di loro, 3 devono gestire vicende che penalmente hanno portato conseguenze, principalmente per la vaghezza delle norme”.

I casi sono differenti, potenzialmente da manuale giuridico. Il primo è quello del titolare di un pub che fa musica dal vivo, e che potrebbe dover affrontare un processo dopo che una cliente ha esibito un Green Pass risultato falso solo in un secondo momento, durante un controllo da parte della polizia. La cliente, una giovane donna, ha presentato un Green Pass che riportava un nome femminile e una data di nascita compatibile con quella della cliente. Non vedendo discrepanza tra chi aveva davanti e i dati, il titolare del pub ha consentito l'accesso. Nel corso della serata, però, alcune segnalazioni sul rumore hanno fatto scattare il controllo da parte della polizia, che ha chiesto i documenti di chi era nel pub scoprendo che la giovane donna aveva presentato una certificazione falsa.

"Quando il fatto è avvenuto non c’erano ancora le specifiche sui documenti inserite nelle varie circolari del Ministero - spiega Pascucci - Hanno attribuito al titolare del pub la responsabilità penale”.

Il secondo caso coinvolge sempre il titolare di un locale, in cui si è presentato un ragazzo da poco maggiorenne che ha mostrato un Green Pass intestato a una donna anziana: “Era talmente evidente la falsificazione che il gestore ha chiamato la polizia, perché il ragazzo non voleva uscire dal locale - prosegue l’avvocato - La vicenda qui è partita al contrario, si contesta il falso in atto pubblico e il gestore è parte informata sui fatti”.

L’ultimo caso riguarda sia il cliente sia l’esercente, nello specifico il titolare di una palestra: “Al controllo della polizia il numero dei Green Pass registrati non corrispondeva alle persone presenti nella struttura. È scattato un verbale che ha coinvolto tutti - racconta ancora Pascucci - sia chi non aveva il Green Pass sia il gestore, e non si è tenuto conto di chi ha esibito tamponi e certificazioni sostitutive. La multa è scattata anche in questo caso, con la contestazione penale”.

L'avvocato: "Le norme cambiano ogni giorno e arrivano dopo"

Le ripercussioni in casi come questi possono essere molto pesanti. Da un lato il rischio chiusura e sequestro del locale dopo tre accertamenti, dall’altro un carico pendente che potrebbe durare anni vista la mole di fascicoli che il tribunale deve smaltire. I procedimenti potrebbero finire con un’archiviazione, ma nel frattempo la persona coinvolta non può fare concorsi pubblici, o se è titolare di una ditta non può per esempio richiedere il Durc, o usufruire di eventuali bonus e agevolazioni

“Il problema è che le regole cambiano continuamente e cambieranno ancora nei prossimi mesi - riflette Pascucci - il pm deve seguire giorno per giorno le normative e fare lo slalom tra vincoli e norme future. Sono procedimenti che vanno spesso solo a intasare il sistema giudiziario, e che hanno conseguenze magari non contemplate al momento della contestazione. Io stesso affronto questi procedimenti con spirito ‘pioneristico’ cercando di capire come si evolveranno". 

"Benissimo la legislazione e le verifiche fatte con il massimo rigore, ma deve esserci la normativa adeguata con applicazioni contemporanee, e non che arrivino a cascata dopo - conclude l'avvocato - Io ho ancora procedimenti aperti per violazioni risalenti al primo lockdown, quando allontanarsi di più di 200 metri da casa era punibile con l’arresto. In un caso coinvolge una persona che era in quarantena ed è uscita sul pianerottolo per prendere alcuni documenti da un congiunto. Siamo ancora alla preistoria delle normative, e magari tra qualche anno questa tipologia di reati neppure esisterà più, ma avremo ancora persona con procedimenti aperti: in quel caso cosa si farà?”

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