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Domenica, 2 Ottobre 2022
Cronaca

Green Pass bloccato nonostante il vaccino, il caso arriva in procura: "Omissione d'atti d'ufficio"

A presentarla l'avvocato Marco Malara, vaccinato con una sola dose come da protocollo Oms perché guarito da covid

Alla fine c’è chi ha deciso di agire per vie legali: Marco Malara, professione avvocato, dopo avere atteso invano il suo Green Pass per settimane, giovedì mattina ha presentato denuncia in procura per omissione di atti d’ufficio.

La vicenda la racconta lo stesso avvocato Malara pochi giorno dopo essere venuto a conoscenza di altri casi simili riportati da Roma Today, situazioni che riguardano diversi cittadini attualmente in un limbo, impossibilitati a svolgere determinate attività nonostante l’avvenuta vaccinazione perché non ancora in possesso della certificazione verde. In alcuni casi il problema riguarda la piattaforma nazionale che eroga il Green Pass, in altri invece il motivo è l’assenza o un errore di trasmissione dei dati, come nel caso di Malara.

“Dopo essere stato positivo al covid e sottoposto a vaccino, una dose come da protocollo Oms per i guariti, mi ritrovo senza Green Pass valido per un errore commesso probabilmente dalla Asl Roma 2 - spiega - Di fatto il mio Green Pass risulta scaduto. La Asl era a conoscenza della mia guarigione, poiché sono stato monitorato durante la positività in quanto ospite di un covid hotel”.

Malara è risultato positivo al covid a febbraio. A marzo, come ha spiegato anche nella denuncia, è guarito, e il 21 giugno si è sottoposto a vaccinazione con Pfizer nel centro vaccinale la Nuvola, informando il personale sanitario della sua situazione: “Il. 26 giugno ho ricevuto una comunicazione automatica con il codice Authcode - prosegue - Ho scaricato il Green Pass dall’applicazione Io, ma mi sono accorto che vi era indicato che mi ero sottoposto a una sola vaccinazione di due e che la durata della certificazione era limitata nel tempo. A quel punto ho fatto segnalazione, senza mai ricevere riscontro. Il sistema di prenotazione automatico mi ha assegnato un appuntamento non necessario per la seconda dose il 26 luglio, appuntamento cui non mi sono presentato perché guarito dal covid”.

Con la segnalazione ancora pendente, Malara l’8 agosto ha provato a entrare in un ristorante mostrando il Green Pass, ricevendo per tutta risposta la notizia che la certificazione non era valida dopo verifica con l’apposita app Verifica C19. A quel punto sono scattate altre mail e comunicazioni inviate tra gli altri anche alla Asl, alla Regione Lazio e al Ministero della Salute, tutte rimaste senza risposta.

“È assurdo che un cittadino che ha contratto il virus, si è vaccinato seguendo le regole, riceva dal sistema uno strumento non funzionante e di fatto non utilizzabile come il Green Pass - conclude Malara - considerando che io per lavoro e a strettissimo giro, dovrò utilizzare mezzi di trasporto (anche per andare fuori dall’Italia), alloggiare in strutture alberghiere nonché svolgere incontri professionali al chiuso, senza voler dimenticare che attualmente non ho la possibilità di viaggiare liberamente con la mia famiglia o di recamii in un ristorante o manifestazione pubblica dove sia necessario il Green Pass, senza sottoporsi all’alternativo sistema del tampone, fastidioso e oneroso”.

L'avvocatessa bloccata nel rimpallo di responsabilità

Circostanze diverse, ma stesso disagio per Marina Cestaro, anche lei avvocatessa. Cestaro è italo-brasiliana, ha una tessera sanitaria veneta e dal 25.maggio 2021 è regolarmente iscritta come ospite al sistema sanitario della Regione Lazio.

“Ho ricevuto dal mio medico di medicina generale della Asl Roma 3 la somministrazione di due dosi di vaccino il 15 giugno e il 22 luglio - spiega a Roma Today - Il dottore riferisce che attraverso il gestionale privato non riesce a trasmettere al servizio sanitario regionale  i dati relativi al lotto del vaccino e la data della somministrazione. Al momento dell’inserimento dei dati, il sistema restituisce un codice di errore”.

Sia il medico sia Cestaro hanno segnalato l’anomalia il 27 luglio, inviando segnalazioni via pec alla Asl Roma 3, alla Regione e a Lazio Crea, ricavandone un rimpallo di responsabilità: “Nessuno mi ha saputo fornire una risposta sulla procedura da adottare per correggere questa anomalia - riferisce - Ho segnalato anche alla software house, che ha risposto comunicando che il problema tecnico  deve essere risolto attraverso un intervento informatico da parte della Regione Lazio. Mi hanno detto che il problema non dipende dal sistema cui si appoggiano i medici, e che va ricercato lato server nei servizi della Regione Lazio. Sono quindi andata in Regione, ma mi hanno detto di rivolgermi alla Asl, che il 17 agosto mi aveva già detto che doveva essere il medico a inserire le vaccinazioni tramite suo software gestionale”

A distanza di oltre un mese dalla conclusione del ciclo vaccinale, dunque, Cestaro resta senza Green Pass: “Come cittadina italiana e brasiliana, per motivi di lavoro legati alla mia professione che svolgo in ambito internazionale, ho urgente necessità di viaggiare, e l'ostacolo rappresentato dal mancato rilascio del Green Pass mi sta cagionando ingenti danni sia all'immagine sua patrimoniali, di cui, in ultima analisi, la Regione Lazio sarà ritenuta responsabile in caso di omessa correzione dell'anomalia su descritta. Il mio problema non deriva dal attacco hacker. È un problema gestionale tra un software privato con un ente pubblico inerte - conclude - Sarei l'unica in tutto il Lazio con questo problema? Ho fatto i vaccini e il medico di base non riesce a trasmettere alla Regione Lazio i dati per un problema che deve essere gestito dalla Regione Lazio. Se l'anomalia non viene corretta, mi vedrò costretta a ricorrere alla autorità giudiziaria".

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