Sparatoria a San Lorenzo, risolto il tentato omicidio Restuccia: arrestati responsabile e vittima

Andrea Rea, l'aggressore, e Giuseppe Restuccia, la vittima, sono stati arrestati a seguito di una indagine derivante da una sparatoria dello scorso 3 dicembre in via dei Falisci 8 di fronte al locale 'Pesce Fritto e baccalà'

Si chiude il cerchio in merito al tentato omicidio ai danni di Giuseppe Restuccia. Andrea Rea, 41 anni, è stato infatti arrestato in quanto ritenuto il responsabile della sparatoria che lo scorso 3 dicembre 2014 terrorizzò via dei Fallisci, nel cuore del quartiere di San Lorenzo.

A finire in manette anche lo stesso Restuccia, accusato di detenzione illegale di arma da fuoco. Ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma, sono stati gli agenti della Sezione Omicidi della Squadra Mobile di Roma e del Commissariato San Lorenzo, su richiesta della locale Procura della Repubblica.

LA SPARATORIA - Il 3 dicembre di fronte il locale 'Pesce Fritto e baccalà', di proprietà della famiglia Rea, Giuseppe Restuccia pluripregiudicato per "associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio e estorsione", già sottoposto al regime "della sorveglianza speciale", fu colpito da alcuni colpi d'arma da fuoco. Trasportato con l'ambulanza presso il Policlinico Umberto I, fu sottoposto ad intervento chirurgico a seguito della lesione dell'arteria femorale

IL MOTIVO DELL'AGGUATO - Le successive indagini, affidate agli agenti della Polizia di Stato, hanno consentito di raccogliere secondo gli inquirenti "gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Andrea Rea quale autore del tentato omicidio. Restuccia, probabilmente temendo per la propria incolumità, si era recato sul posto in possesso di un'arma di quelle in dotazione alle Forze dell'ordine". Le motivazioni che hanno determinato il grave episodio sarebbero riconducibili ai "rapporti conflittuali tra i due soggetti, legati all'attività di spaccio di stupefacenti".

IL SILENZIO DEI FAMILIARI - Il fatto che Giuseppe Restuccia circolasse armato, nonostante fosse consapevole di essere noto alle forze dell'ordine, e quindi soggetto a controlli di polizia, ha reso concreta l'ipotesi che lo stesso temesse per la propria incolumità e che il giorno del suo ferimento avesse pianificato un incontro con soggetti che riteneva potessero commettere azioni violente nei suoi confronti. Le indagini, secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, si sono svolte in un clima di "assoluta reticenza". I parenti del ferito, nel corso delle loro dichiarazioni, "non hanno fornito alcun elemento utile alle indagini, rendendosi omertosi e restii".

>> IL VIDEO DELL'AGGUATO <<

FALSA RICOSTRUZIONE DI RESTUCCIA - Anche da parte della vittima vi sono stati atteggiamenti e comportamenti che le forze dell'ordine definiscono omertosi con il chiaro intento di eludere qualsiasi individuazione dell'autore del reato, anche per impedire di accertare il movente che ha generato l'aggressione a mano armata. Il giorno del suo ferimento, infatti, Restuccia ha riferito agli agenti della Polizia intervenuti che era stato colpito da alcuni colpi d'arma da fuoco, partiti dalle armi di piu persone, che "lo avevano rapinato del portafogli, dell'orologio e del cellulare e che poi erano fuggite a bordo di due motoveicoli".

Una circostanza però apparsa sin da subito priva di ogni fondamento in quanto Restuccia è risultato avere uno spessore criminale degno di nota in quanto legato a cosche mafiose e affiliato al clan 'Belfiore'. Inoltre la vittima già in passato è stata indagata in quanto sospettata di numerosi omicidi e condannata per la commissione di alcuni di essi. 

ALTRI ARRESTI - Dopo l'arresto, le diverse perquisizioni domiciliari effettuate nei confronti di persone riconducibili a Rea e Restuccia, hanno consentito di trarre in arresto  altre quattro persone, accusate di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti

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