rotate-mobile
Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca Castro Pretorio / Via Vittorio Veneto

Blitz ambientalista al ministero, giornalisti portati in commissariato. Fnsi: "Censura preventiva"

I tre identificati dalla polizia durante l'azione di protesta di Ultima Generazione. Uno dei cronisti idenfiticati: "Ciao diritto di cronaca"

"Sono stato trattenuto in una celletta, sono stato perquisito, è stato perquisito lo zaino con la mia attrezzatura e dopo un paio d'ore sono stato rilasciato". Sono alcune delle parole espresse da Roberto Di Matteo, uno dei tre giornalisti fermato e accompagnato in commissariato mentre testimoniava l'azione degli ambientalisti di Ultima Generazione che stamattina hanno spruzzato del carbone vegetale contro la facciata del ministero del Lavoro per sensibilizzare il ministro sull'emergenza delle morti e degli infortuni del lavoro (il video). Tre cronisti: de Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera e un freelance. 

A denunciare l'accaduto anche i comitati di redazione del Fatto Quotidiano e ilfattoquotidiano.it che scrivono di essere "vicini alla collega Angela Nittoli, al fotografo del Corriere della Sera Massimo Barsoum e al videomaker freelance Roberto Di Matteo che sono stati fermati, identificati, perquisiti, portati a bordo di una volante della Polizia nel commissariato di Castro Pretorio e messi in attesa in una “celletta” per due ore solo perché stavano facendo il proprio lavoro, seguendo una protesta di Ultima Generazione. Lavoro che gli è stato impedito con l’ordine tra l’altro di non filmare alcuna fase di quanto stava accadendo. La collega Nittoli è stata oltretutto costretta ad andare in bagno con la porta aperta. Il tutto nonostante nell’immediatezza del fermo abbiano mostrato i tesserini dell’Ordine dei giornalisti".

"Esprimiamo preoccupazione e sdegno per il trattamento riservato alla collega, a Barsoum e Di Matteo ai quali è stato nei fatti impedito di esercitare il diritto di cronaca - scrivono ancora i due comitati di redazione -. Nessuna intimidazione né atteggiamento persecutorio fermerà l’impegno dei giornalisti delle nostre redazioni per documentare sul campo fatti e storie che riteniamo meritevoli di racconto. Chiediamo che venga fatta piena luce sull’accaduto auspicando che determinati comportamenti delle forze di polizia, già avvenuti nel recente passato nei confronti di altri cronisti di altre testate impegnati nel proprio lavoro, non si ripetano più".

La nota della questura di Roma

Come comunicato poi dalla questura di Roma nella prima serata di ieri: "All’esito di una verifica sulle identificazioni effettuate questo pomeriggio nei pressi di via Flavia, il personale intervenuto ha relazionato che i soggetti sul posto non hanno dichiarato o dimostrato di essere giornalisti. Hanno esibito delle carte di identità che sono state registrate nella relazione di servizio. Infatti, nello stesso momento, nella zona di Via Veneto dove era in corso un imbrattamento, altri appartenenti all’ordine dei giornalisti, dopo aver esibito il tesserino professionale, hanno continuato a fare regolarmente il proprio lavoro, senza esser sottoposti ad alcun ulteriore controllo".
 

"Ciao diritto di cronca" 

A raccontare l'accaduto anche uno dei giornalisti identificati, Roberto Di Matteo, con un video postato sul suo profilo facebook: "Oggi sono stato fermato dalla polizia mentre svolgevo il mio lavoro di giornalista. Sono stato portato nel commissariato di Castro Pretorio con altri due colleghi del Fatto Quotidiano e del Corriere della Sera, sono stato trattenuto in una celletta, sono stato perquisito, è stato perquisito lo zaino con la mia attrezzatura e dopo un paio d'ore sono stato rilasciato. Ciao ciao dirittodicronaca".

Fnsi: “È censura preventiva”

"Dopo Messina e Padova anche Roma. Nella mattinata di giovedì 23 maggio 2024 tre giornalisti, la videomaker collaboratrice de ilfattoquotidiano.it Angela Nittoli, il fotografo del Corriere della Sera Massimo Barsoum e il videomaker freelance Roberto Di Matteo, sono stati fermati dalla Digos mentre stavano andando a documentare un blitz di Ultima generazione. I colleghi, che erano accompagnati da due attivisti, sono stati fermati per strada e, secondo il loro racconto, gli è stato impedito di utilizzare il cellulare - si legge in una nota di Fnsi -. Sono stati quindi portati al commissariato di Castro Pretorio per essere perquisiti, nonostante si fossero offerti di mostrare seduta stante i contenuti di borse e zaini in cui era riposta l’attrezzatura. In commissariato due colleghi hanno addirittura subito una perquisizione personale. Tutti e tre sono stati lasciati ad aspettare il turno di identificazione in una cella di sicurezza con la porta aperta ma presidiata dalla polizia, anche se avevano chiesto di poter essere spostati in sala d’attesa. Il caso di Roma è il terzo in pochi mesi. In precedenza c’erano stati quelli di Messina e Padova, dopo i quali Fnsi e Ordine dei giornalisti avevano chiesto un incontro con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Durante quell’incontro – rileva il sindacato – il ministro aveva escluso che ci fosse un modus operandi della polizia per quanto riguarda verifiche e controlli sui giornalisti che seguano gli atti di protesta di Ultima generazione. Dopo quello che è accaduto oggi, appare invece evidente che esista una linea di intervento per scoraggiare i cronisti dal documentare i blitz di questi attivisti. Tutto questo si concretizza in una palese violazione delle leggi sulla stampa e dell’articolo 21 della Costituzione e sa drammaticamente di censura preventiva, oltre che di violazione del dovere di informare”.

La Federazione nazionale della Stampa italiana “è al fianco dei giornalisti ai quali è stato impedito di svolgere il loro lavoro, subendo anche un danno economico, e sosterrà i colleghi che vorranno chiedere risarcimenti allo Stato che ha violato i loro diritti”.

"Indegno di un Paese democratico"

L’Associazione Stampa Romana esprime piena solidarietà a Angela Nittoli, cronista del Fatto Quotidiano, Roberto di Matteo, videomaker freelance e Massimo Barsoum, fotografo del Corriere della Sera - scrivono dal sindacato dei cronisti - che sono stati identificati, perquisiti, fermati, caricati su una volante e lasciati per due ore in una cella del commissariato di Castro Pretorio, a Roma, perché cercavano di fare il loro lavoro, durante una protesta degli ambientalisti di Ultima Generazione, che gli è stato impedito di documentare. Un episodio gravissimo, indegno di un paese democratico e assai preoccupante su cui deve essere fatta immediata chiarezza".

La politica vicino ai tre giornalisti 

"È accaduto di nuovo. Dopo l’episodio di Messina e quello di Padova, oggi a Roma a 3 giornalisti (collaboratori del Fatto Quotidiano, del Corriere della Sera e un free lance) che stavano seguendo un’azione del movimento Ultima Generazione è stato impedito di poter svolgere la propria attività. Nonostante si fossero identificati sono stati bloccati e portati in un commissariato della Capitale, perquisiti e fermati per due ore. È un comportamento delle forze dell’ordine ormai insostenibile e che deve avere risposte chiare dai vertici della questura di Roma e del Viminale e da parte del governo - afferma Nicola Fratoianni dell’Alleanza Verdi Sinistra in una nota stampa -. Queste azioni assolutamente ingiustificate e dal sapore intimidatorio nei confronti della stampa - prosegue il leader di SI - non possono essere tollerate in uno Stato democratico, e devo cessare. Presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo sulla vicenda, con la speranza che non venga ripetuto in futuro questo copione e che da parte di tutte le forze politiche vi sia una presa di posizione unanime a difesa della libertà di stampa perché il livello di tollerabilità è ormai ampiamente superato. E non permetteremo a questa destra al governo - conclude Fratoianni - di considerare i giornalisti che fanno il proprio lavoro i criminali del futuro".

"Esprimo solidarietà ai giornalisti Angela Nittoli, Massimo Barsoum e Roberto Di Matteo, bloccati e addirittura portati in commissariato mentre stavano seguendo un’azione di Ultima Generazione a Roma - dichiara la senatrice M5s Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai -. Il lavoro giornalistico, di documentazione e di ripresa deve essere sempre garantito, nel rispetto delle condizioni di sicurezza di ciascuno ma assicurando il pieno esercizio della libertà di stampa”. 

Articolo aggiornato con la nota della questura di Roma alle ore 10:15 del 24 maggio 2024 


 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Blitz ambientalista al ministero, giornalisti portati in commissariato. Fnsi: "Censura preventiva"

RomaToday è in caricamento