Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Bancarotta e autoriciclaggio, colpo al patron del gruppo Cavicchi: sequestrati 3.5 milioni di beni

E' stato inoltre accertato l'omesso versamento della tassa di soggiorno per oltre 500.000 euro al Comune di Roma

Bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Queste le accuse che i finanazieri del Comando Provinciale di Roma hanno mosso a Giancarlo Cavicchi, eseguendo l'ordinanza con la quale il Gip ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del patron dell'omonimo gruppo operante nel settore della gestione di alberghi, ristoranti e attività turistiche, e della moglie, nonché la custodia cautelare in carcere nei confronti del figlio, Cristiano e del loro consulente fiscale: tutti indagati per "associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio".

L'Autorità Giudiziaria ha, altresì, disposto la "misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese" per 12 mesi nei confronti di 7 compiacenti definiti "prestanome" dalla Finanza perché "posti fittiziamente al vertice di alcune imprese per dissimularne la riconducibilità agli arrestati", nonché il sequestro preventivo di somme, beni immobili e mobili per oltre 3,5 milioni di euro.

Il provvedimento trae origine dalle indagini delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a seguito della dichiarazione di fallimento di due società del gruppo. Gli accertamenti hanno consentito di acclarare come il sodalizio composto dai membri della famiglia Cavacchi, avvalendosi della partecipazione attiva del consulente fiscale, che collaborava per suggerire e attuare gli "aggiustamenti contabili" ritenuti necessari che "hanno posto in essere numerose operazioni volte al depauperamento delle società in difficoltà, a favore di altre neo-costituite per poter continuare, prive dei debiti accumulati nei confronti dei lavoratori, dei fornitori e dell'Erario, nella gestione delle strutture ricettive e degli esercizi di ristorazione siti nella Capitale e in provincia di Bologna", spiegano gli inquirenti.

Nel corso delle investigazioni sono stati ricostruiti pagamenti disposti dai conti di una delle due società fallite a favore di altre imprese riconducibili allo stesso dominus, in assenza di alcuna giustificazione economica, per quasi 3 milioni di euro, che costituiscono le somme oggetto del reato di autoriciclaggio. E' stato inoltre accertato l'omesso versamento della tassa di soggiorno per oltre 500.000 euro al Comune di Roma, in ragione del quale i coniugi Cavicchi sono indagati anche per peculato.

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