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La morte di Gergely Homonnay

Scrittore ungherese trovato morto a Roma, l'amica: "Viveva nel terrore"

Ancora tantissimi i dubbi e le domande sulla morte di Gergely Homonnay. La procura indaga per morte in conseguenza di altro reato

"Morte come conseguenza di altro reato”: con questa ipotesi di reato la Procura di Roma indaga sulla morte di Gergely Homonnay, lo scrittore ungherese di 52 anni trovato morto in un club privato di via Pontremoli, zona San Giovanni, all'alba del primo gennaio. 

L’autopsia, eseguita oggi al Policlinico di Tor Vergata, ha il compito di accertare le cause della morte. Nel bagno turco in cui è stato trovato il corpo di Hommonay i carabinieri hanno trovato tracce di sostanze sia liquide sia in polvere che dovranno essere analizzate per capirne l'esatta natura, e sono già stati disposti gli esami tossicologici. Il cellulare dell’uomo è stato sequestrato, e in queste ore gli inquirenti stanno passando al setaccio non solo chiamate e messaggi ma anche chat e profili social. Sul suo corpo non sono state trovate tracce di violenza, e l'ipotesi è che lo scrittore possa essere morto per un mix di sostanze, ma non è chiaro di quali si tratti esattamente e soprattutto chi gliele abbia cedute.

Morte Gergely Homonnay, indagini a tutto campo

Le indagini si stanno concentrando sui diversi ambiti della vita dello scrittore, dalla sfera privata a quella professionale. Attivista Lgbt e per i diritti civili, Homonnay viveva a Roma dal 2018, e non ha mai avuto timore di condividere le posizioni nettamente contrarie al governo di Viktor Orban, di cui era un convinto oppositore. Nelle ultime settimane aveva diffuso sui propri canali social messaggi di critica in particolare a Katalin Novak, la ministra della Famiglia candidata da Orban alla presidenza della Repubblica nell'elezione in programma a fine gennaio. Il 2 dicembre era stato condannato in patria per diffamazione per aver definito "un orribile verme nazista" proprio Novak, astro nascente del partito conservatore Fidesz.

Moltissimi amici e connazionali di Homonnay nelle ultime ore hanno condiviso messaggi di dolore e cordoglio per la sua scomparsa, chiedendo anche a gran voce che venga fatta chiarezza sulle circostanze della sua morte. La teologa ungherese Rita Perintfalvi, amica stretta dello scrittore, ha lanciato un appello su Facebook proprio per chiedere “a tutti i politici dell'opposizione ungheresi” di attivarsi per scoprire “la verità sulla morte di Gergely”. Perintfalvi potrebbe essere stata l’ultima persona a vederlo vivo, essendo i due al lavoro su un progetto che li ha portati a incontrarsi tra il 17 e il 21 dicembre: “So esattamente quali sentimenti e paure c'erano nel suo cuore - ha scritto - Non voglio suscitare il panico con questo post e non voglio insinuare niente, ma voglio chiedere. Vorrei chiedere, e penso a nome di molti dei miei compatrioti ungheresi, di fare tutto il possibile per scoprire esattamente cosa ha causato la sua morte di Gergely Homonnay”.

L'amica: "Gergo diceva che si sentiva minacciato"

“Quando ero con Gergely, parlava quasi ogni giorno della sua paura di venire in Ungheria, diceva che si sentiva minacciato, che qualcuno osservava i suoi movimenti, che sapeva dov'era seduto sull'aereo, quando tornava a casa, quando era in attesa in aeroporto, e così via - dice ancora la teologa nel post - Aveva paura a condividere il suo indirizzo romano, temeva lo rintracciassero anche lì. Ha persino ritirato il mio libro di persona, non voleva che glielo spedissi per posta. Viveva nel terrore”. Perintfalvi ha quindi ribadito la necessità di fare chiarezza sulle circostanze della morte dello scrittore, sottolineando che “durante i quattro giorni e mezzo del mio soggiorno, non ho riscontrato alcun segno di uso di droghe sul suo corpo, nel suo comportamento o nel suo appartamento. Il che, ovviamente, non prova nulla, dal momento che non ho visto tutta la sua vita"

"Ho visto che molti di noi sono estremamente preoccupati - prosegue la teologa - Sappiamo che Gergely Homonnay non era una persona qualunque, era un attivista politico e un opinionista dell'opposizione. Contro cui i media di governo si scagliano da anni. È diventato un bersaglio per le più diverse forme di odio sia online che offline. Ha fatto critiche politiche molto serie e regolari, anche contro Katalin Novak, e la lotta elettorale è attualmente caratterizzata da un livello di aggressività mai sperimentato prima”.

Il timore espresso da Perintfalvi è che dietro la morte di Homonnay possano esserci motivazioni politiche, ed è anche per questo che le pagine social dello scrittore - compresa quella dedicata al suo gatto, “Erszi for President”, dove spesso condivideva le sue riflessioni e posizioni politiche - sono passate al setaccio in queste ore. In parallelo gli inquirenti stanno cercando di rintracciare amici e conoscenti che abbiano incontrato Hommonay nei giorni e nelle ore precedenti alla sua morte, in cerca di indizi ed elementi che possano aiutare a ricostruire come l’uomo abbia trascorso l’ultima notte dell’anno e le ore precedenti al ritrovamento del suo corpo senza vita nel circolo cui era iscritto da tempo.

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