Dragona: sguainava matasse di rame, poi il tuffo nel Tevere per sfuggire all'arresto

Il 38enne è stato poi tratto in arresto dai carabinieri. In via di Bedizzole altri tre fermi, con dei 'predoni' a caccia del metallo dai tombini dell'illuminazione pubblica

Si è gettato nella acque del Tevere per sfuggire all'arresto dopo che i carabinieri lo avevano colto in flagranza di reato. A finire in manette un cittadino albanese di 38 anni, arrestato dai carabinieri dall’Aliquota Radiomobile di Ostia, dopo essere stato trovato con della refurtiva nella zona di Dragona, nel X Municipio Mare

RAME DAI MATERASSI - L’uomo è stato sorpreso dai militari sulla sponda del Tevere in via di Dragone, mentre stava sguainando delle matasse di cavi elettrici, provento di furto, per ricavarne i preziosi fili di 'oro rosso'.

FUGA NEL TEVERE - Vistosi braccato, si è tuffato nel fiume, ma è stato prontamente bloccato dai militari tuffatisi anch’essi nelle acque. La refurtiva recuperata, del peso di circa 3 quintali, è stata sequestrata, mentre l’uomo è stato associato al carcere di Regina Coeli.

PREDONI DAI PALI DELLA LUCE - Sempre a Dragona, tre cittadini romeni di 18, 22 e 53 anni, sono stati arrestati nella notte dai carabinieri della Stazione di Acilia, con l’accusa di furto aggravato in concorso. Intorno alle ore 23.00 della notte del 20 ottobre, dei passanti hanno notato i tre uomini che armeggiavano nei tombini dell’illuminazione pubblica di via Bedizzole e, insospettiti, hanno chiesto l’intervento dei carabinieri al 112.

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300 METRI DI CAVO IN RAME - Prontamente intervenuti, i Militari dell'Arma hanno fermato i tre malfattori. Durante la perquisizione della loro auto, sono stati trovati circa 300 metri di cavo in rame che era stato asportato dai tombini dell’illuminazione stradale, nonché tutti gli attrezzi utilizzati per il furto. Il materiale asportato è stato riconsegnato all’Acea, mentre i tre malviventi, nella mattinata odierna, saranno accompagnati al Tribunale di Roma per il rito direttissimo.

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