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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca Centro Storico

Un museo d'arte sacra nel salotto: professore denunciato per ricettazione

Nel corso di un'indagine finalizzata a contrastare il traffico illecito di opere d'arte i Carabinieri hanno rinvenuto circa 200 beni di provenienza illecita nell'abitazione di un professore di Storia dell'Arte. L'uomo è stato denunciato per ricettazione insieme a quattro venditori di Porta Portese

Calici, crocefissi, reliquiari, dipinti risalenti al XVII e XVIII secolo, libri antichi e antichissimi, e addirittura reperti archeologici e marmi di età imperiale. Un patrimonio di beni d’arte sacra da far invidia a un museo diocesano quello che è stato rinvenuto in un appartamento del centro di Roma di proprietà di un professore di Storia dell’Arte dai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale.

Si parla di circa duecento opere dal discreto valore di mercato trafugate nel corso dell’ultimo trentennio in Chiese, Cattedrali, Conventi e Biblioteche di tutto il centro sud per diventare oggetto del desiderio dei collezionisti nei piccoli mercati rionali. L’indagine dei Carabinieri è partita qualche mese addietro, con servizi di appostamento e pedinamento eseguiti presso il mercato di Porta Portese. Qui di buon mattino esperti d’arte e semplici appassionati spinti dalla passione del collezionismo vengono alla ricerca dell’affare, dell’opera introvabile o del pezzo pregiato acquistato ad una cifra irrisoria.

Proprio concentrando l’attenzione su alcuni venditori noti per precedenti giudiziari i Carabinieri hanno individuato un assiduo frequentatore del mercato, acquirente di argenti sacri, libri antichi e marmi settecenteschi. La perquisizione nell’abitazione dell’incauto collezionista ha dato i risultati sperati: le forze dell’ordine si sono trovate davanti un vero e proprio museo d’arte sacra messo insieme con la passione e lo scrupolo di un vero esperto d’arte.
Gli accertamenti hanno confermato che si tratta di tutte opere rubate in piccole e grandi Chiese, luoghi religiosi e abitazioni private nelle regioni di Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Umbria, Toscana e Marche. Il valore della refurtiva è stato stimato in oltre un milione di lire.

Il professore-collezionista è stato denunciato per ricettazione e non per incauto acquisto poiché sarebbe a conoscenza dell’origine illecita delle opere, circostanza questa che avrebbe confermato agli inquirenti pur negando di essere coinvolto, in alcun modo, nei furti delle opere. Anche perché, spiega il Tenente Colonnello Raffaele Mancino che ha coordinato le indagini, quando si acquistano merci di discreto valore in un mercato come quello di Porta Portese è difficile non immaginarne la provenienza illecita.

I reperti rinvenuti dai carabinieri


La denuncia per ricettazione è partita anche all’indirizzo di quattro soggetti che risultano essere i principali venditori della refurtiva. Il quadro della vicenda tuttavia non è ancora sufficientemente chiaro e le indagini sono tuttora in corso.
All’appello mancano infatti gli autori materiali dei furti e soprattutto i mandanti che li hanno commissionati. “È verosimile che i ricettatori siano anche gli autori materiali – ha spiegato il Mancino – ma ad oggi non abbiamo elementi concreti per provare che sia così”. Resta inoltre da spiegare come abbia fatto un professore di Storia dell’Arte a mettere insieme un patrimonio di oltre un milione di euro. È ipotizzabile, ma tutto da verificare, che l’uomo abbia anche venduto parte delle opere acquistate.

Malgrado la soddisfazione per il ritrovamento l’indagine ha messo in luce un problema spinoso, qual è il furto di opere d’arte nelle Chiese. Benché custodiscano spesso opere di discreto valore, sono davvero pochi gli istituti religiosi ad avere un sistema di sicurezza adeguato. Spesso i furti avvengono in piccole parrocchie, magari di paesini di montagna, dove ovviamente non c’è alcun controllo e basta sfondare un portone per fare razzia di arte sacra.

Tra le opere di maggior spicco ritrovate nell'abitazione del collezionista figura una scultura lignea policroma e a grandezza naturale della Madonna con Bambino (XIV-XV sec.) rubata da una Chiesa di Castel dell’Aquila (TR) nel 2006, due calici in argento sbalzato e cesellato (XVII e XVIII sec.) di Pietro da Cortona trafugati nel 2001 dell’Ente Ecclesiastico di Sant’Eufemia, a Roma, e addirittura diciassette preziosi libri copti in lingua GE’EZ appartenenti alla Chiesa Ortodossa Etiope ‘Tewahido’. Tutti gli oggetti rinvenuti sono stati riconsegnati ai legittimi proprietari.
Le indagini in corso dovranno ora individuare ulteriori fornitori del collezionista e stabilire nuovi canali di smistamento della refurtiva mancante dai numerosi furti scoperti. Magari presso altri insospettabili acquirenti.
 

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