Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Chiavi clonate e una colf come "talpa": sgominata banda di 11 ladri

Sono stati arrestati gli 11 componenti della banda di ladri che per mesi ha messo a segno furti in appartamenti delle zone residenziali romane. Tra le vittime anche il ministro Gianfranco Rotondi

Chiavi e serrature sequestrate

Oro, gioielli Bulgari e Cartier, macchine fotografiche e computer. Questi i pezzi grossi della refurtiva, quantificabile in decine di migliaia di euro, sequestrata a una delle bande di ladri più attive della capitale che, tra le case svaligiate, ha colpito anche quella del ministro Gianfranco Rotondi. Ribattezzata con il nome di "I soliti ignoti", l'indagine, durata 6 mesi e portata a termine dagli agenti del Commissariato Trevi Campo Marzio, con il supporto del Servizio Polizia Scientifica e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, ha consentito di fermare gli undici componenti del gruppo arrestati per associazione a delinquere finalizzata a furto e furto plurimo aggravato. Segni particolari dei colpevoli? Nessuna traccia di effrazione negli appartamenti colpiti, solo un pò di cera nella serratura. I ladri infatti, veri professionisti nella clonazione delle chiavi, entravano tranquillamente dalla porta ed erano in grado in soli 15 minuti di aprire ingresso, porta blindata e cassaforte.

LA BANDA E L'ORGANIZZAZIONE- La struttura era organizzata nei minimi dettagli. Un capo a dirigere le operazioni, tre uomini con il ruolo di effettuare i sopralluoghi degli edifici, tre addetti alla riproduzione delle chiavi, due con mansioni variabili di copertura, un gioielliere, proprietario di un negozio del centro storico, chiamato a ricettare il bottino e, infine, una colf a suggerire i possibili obiettivi, a fare le fotografie alle serrature e a prendere i calchi delle chiavi da duplicare. Tutti italiani della capitale, tranne la collaboratrice di origini romene, e tutti con precedenti. Il gruppo aveva a disposizione diverse autovetture da utilizzare per i colpi e telefoni cellulari con schede telefoniche utilizzate per le sole comunicazioni attinenti i furti.


I LUOGHI - I ladri utilizzavano un “laboratorio”, finemente attrezzato con tutti gli strumenti necessari alla preparazione di chiavi artigianali, e si incontravano nell'abitazione del capo o all'interno di attività commerciali usate come copertura. In tutto sono 15 gli appartamenti in uso agli arrestati e  sottoposti a perquisizione. Chiavi, arnesi da scasso, telecomandi per apertura di cancelli, fogli manoscritti con numeri di combinazione e numerose chiavi grezze. Il materiale rinvenuto  e sequestrato non lascia dubbi sulla fine organizzazione messa in piedi dai ladri che aspettavano proprio l'esodo estivo per colpire ancora. Arrivati nell’abitazione del “capo” gli agenti si sono trovati davanti un bunker: la casa infatti era protetta da un vero e proprio sistema di blindatura con numerosi codici di accesso. Si va dal quartiere Boccea ai Parioli fino Monterotondo: le abitazioni svaligiate fino a questo momento sono 5, accanto ad altrettanti studi commerciali di professionisti, e sono sparse nella zone residenziali della capitale ma anche in territorio provinciale. Tra le vittime delle rapine anche il ministro Gianfranco Rotondo, residente in via della Pallacorda. Le indagini hanno consentito di sventare numerosi furti che la banda aveva già pianificato, anche sulla base di sopralluoghi effettuati, come dimostrato dagli esiti investigativi.

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