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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Cronaca

Francesco Valdiserri travolto e ucciso da un'auto lanciata a 70 km orari

Stando ai rilievi della polizia locale di Roma Capitale, la 23enne alla guida della Suzuki Swift viaggiava a oltre il doppio della velocità consentita su quel tratto della Colombo. Oggi i funerali del 18enne

Viaggiava ad almeno 70 chilometri orari la ragazza di 23 anni che nella notte tra mercoledì e giovedì, a bordo di una Suzuki Swift, ha investito e ucciso il 18enne Francesco Valdiserri sul marciapiede della Cristoforo Colombo, all’altezza di via Giustiniano Imperatore. Oltre il doppio della velocità consentita su quel tratto di strada, 30 km/h, come hanno avuto modo di rilevare gli agenti della polizia locale del gruppo Marconi.

Nelle ore in cui al Testaccio, nella chiesa di Santa Maria Liberatrice, si celebrano i funerali di Valdiserri, la giovane donna, accusata di omicidio stradale aggravato, verrà sottoposta a interrogatorio di garanzia. Al gip dovrà chiarire dove si stesse dirigendo quella notte in auto - se verso il litorale o verso Roma - e che cosa sia esattamente accaduto nei minuti precedenti allo schianto fatale.

La Suzuki, su cui viaggiava anche un amico 21enne della ragazza (entrambi sono rimasti praticamente illesi), è finita sul marciapiede travolgendo in pieno Francesco Valdiserri e risparmiando miracolosamente l’amico che era con lui. Il 18enne stava camminando al centro del marciapiede, e la polizia locale non ha individuato segni di frenata, ma soltanto quelli dell’urto, terminato contro il muro. L’auto lo avrebbe travolto da dietro, a conferma del fatto che i due amici non l’abbiano vista arrivare e che sia avvenuto tutto in pochi attimi, complice l’alta velocità. La 23enne è risultata anche positiva all’alcol test (il tasso era tre volte superiore al limite di legge), e la patente le era già stata ritirata in passato per lo stesso motivo. Gli inquirenti hanno inoltre disposto una perizia sul suo smartphone per accertare se lo stesse utilizzando alla guida.

La morte di Valdiserri, figlio dei due giornalisti Paola Di Caro e Luca Valdiserri, ha riacceso la polemica sulla sicurezza stradale a Roma e sulla pericolosità di arterie molto trafficate come la Colombo e la Nomentana, teatro di numerosi incidenti. Ad aprile il Campidoglio aveva annunciato l’intenzione di ridurre del 20% le morti su strada lavorando alla messa in sicurezza di 70 "black point", incroci pericolosi sparsi in tutta la città individuati dai tecnici della mobilità analizzando la mole di sinistri - 30.000 - registrati nella Città Eterna dal 2009 al 2018.

Nell’elenco figurano più volte proprio la Colombo e la Nomentana, a dimostrazione che la loro pericolosità è nota da anni. E se non fosse sufficiente l'inserimento nella lista dei "black point", a testimoniare il sanguinoso tributo reclamato da queste arterie pensano gli "altarini" che sorgono uno dietro l'altro a poche decine di metri di distanza, ognuno eretto in ricordo di una persona che ha perso la vita in un incidente.

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