Omicidio Cerciello Rega, americano bendato in caserma: due carabinieri a rischio processo

I pm contestano ad un carabiniere l'accusa di misura di rigore non consentita dalla legge per avere bendato Natale Hjorth, mentre al collega il reato abuso d'ufficio e pubblicazione di immagine di persona privata della libertà per avere scattato la foto, poi diffusa

Due carabinieri accusati, a seconda delle posizioni, di avere bendato Chistian Gabriel Natale Hjorth, mentre era in stato di fermo in una caserma di via in Selci per la vicenda di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma nel luglio scorso, sono a rischio processo.

La Procura di Roma ha infatti chiuso le indagini, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di due militari dell'Arma in servizio all'epoca dei fatti in via in Selci.  

Il primo ad essere stato individuato grazie alle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinati dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e del procuratore aggiunto Nunzia D'Elia, era stato il carabiniere accusato di aver bendato l'americano, accusato ora di misura di rigore non consentita dalla legge.

Successivamente era stato iscritto nel registro degli indagati l'altro militare per abuso di ufficio e per pubblicazione di immagini di persona privata della liberta' per aver scattato la foto del giovane californiano e averla poi diffusa. 

L'immagine di Chistian Gabriel Natale Hjorth, bendato e con il capo chino in una stanza della caserma di via in Selci, venne diffusa "su almeno due chat Whatsapp, una delle quali portava il titolo 'Reduci ex Secondigliano' con 18 partecipanti, dalla quale veniva poi ulteriormente diffusa da terzi ad altri soggetti e chat" arrecando al giovane statunitense 'un danno ingiusto'". E' quanto scrivono i pm di Roma nell'atto di chiusura delle indagini . 

Rischio processo anche per l'ex comandante della stazione dei carabinieri di piazza Farnese, che la notte dell'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, aveva affermato di aver ricevuto la pistola d'ordinanza da Andrea Varriale, collega della vittima, al pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito. La Procura di Roma gli contesta il reato di falso.

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Successivamente è stato accertato infatti che anche Varriale, oltre che Cerciello Rega, era disarmato. Sentito dai pm il 9 agosto Varriale aveva ammesso di essere andato disarmato all'appuntamento con i due americani dove il collega Cerciello Rega venne colpito a morte con 11 coltellate. 

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