Da Tor Bella Monaca a San Cesareo per allestire bunker della droga, arrestati due cognati

Le indagini svolte dai carabinieri hanno permesso di ricostruire un'attività di spaccio in una villetta munita di impianto di videosorveglianza e vedette

Un cliente cede denaro in cambio di sostanza stupefacente

Da Scampia ai Due Leoni, passando per San Basilio ed il Pigneto. Cambiano città e quartieri ma non cambiano gli stratagemmi per spacciare la droga ed evitare possibili guai con le forze dell'ordine. Ma se in quartieri noti anche per lo spaccio come Tor Bella Monaca l'allestimento di fortini non è una novità, diverso è il discorso per una piccola città come San Cesareo dove due cognati di 30 anni hanno pensato bene di trasferire la loro attiività di spaccio di droga trasferendosi dal popoloso quartiere del VI Municipi delle Torri in una villetta bunker nel Comune della provincia a sud della Capitale.

ORDINANZE CUSTODIA CAUTELARE - Il sistema non è però passato inosservato ai carabinieri della Compagnia di Palestrina ed a quelli della Stazione di San Cesareo che, su disposizione della Procura della Repubblica di Tivoli, hanno dato esecuzione all'alba di questa mattina a due ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti dei due cognati 30enni, già con diversi precedenti per lo stesso reato. Sono stati inoltre eseguiti anche numerosi decreti di perquisizione.

LE INDAGINI - Le indagini svolte dai Carabinieri sotto la direzione della Procura tiburtina hanno consentito al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Tivoli dottor Mario Parisi – di ricostruire, nell’ordinanza cautelare, l’attività di spaccio reiterata realizzata nel territorio del circondario della Procura di competenza.

DA TOR BELLA MONACA A SAN CESAREO - Gli indagati, appartenenti un nucleo familiare proveniente da Tor Bella Monaca e di recente trasferitosi a San Cesareo, erano divenuti un vero e proprio punto di riferimento per l’approvvigionamento della cocaina da parte dei giovani del posto. Il metodo di cessione si è dimostrato costante: l’assuntore si avvicinava alla villa di campagna in uso agli indagati, si faceva identificare attraverso frasi convenzionali, quindi si avvicinava ad una grata metallica, da cui spuntava una mano per ritirare il denaro e consegnare lo stupefacente. 

FORTINO DELLO SPACCIO - Il “gruppo criminale” si era efficacemente attrezzato con impianti di video sorveglianza sia per l’identificazione degli acquirenti, sia per prevenire eventuali controlli di polizia, così realizzando un vero e proprio “fortino dello spaccio”, corredato da grate in ferro, alti muri perimetrali e una continua vigilanza posta in essere sia dal gruppo familiare che da vedette. 

SPACCIO H24 - L’approfondita attività d’indagine dei Carabinieri ha consentito, nonostante le cautele degli indagati, di documentare la gran quantità di cessioni di stupefacente, che avveniva a qualsiasi ora del giorno e della notte, anche in favore di alcuni minori. 

PISTOLE NEI TERRENI - La realizzazione, come ricordato, di un vero e proprio “fortino” diretto a prevenire l’intervento delle forze dell’ordine, ha richiesto particolari accorgimenti per l’esecuzione dell’ordinanza cautelare (e le perquisizioni) che ha visto impiegati circa trenta uomini (con supporto di due pattuglie cinofile). Grazie all’utilizzo del metal detector sono state rinvenute due pistole nastrate e occultate tra i terreni circostanti le abitazioni perquisite, armi su cui sono in corso gli accertamenti del caso.  L’attività d’indagine prosegue al fine di assicurare ulteriori elementi probatori in ordine alle cessioni in atto nella zona.

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