Caffè della Pace, catena umana contro la chiusura: "Il Comune ci ha abbandonato"

Lavoratori, dipendenti, passanti, residenti. Il flash mob è stato organizzato questa mattina davanti allo storico locale che rischia lo sfratto, con l'ennesimo appello al sindaco Marino

Foto Agenzia Dire

Una catena umana contro la chiusura del Caffè della Pace, lo storico bar in pieno centro, a pochi metri dal Chiosco del Bramante, da mesi a rischio sfratto. Si sono incatenati in fila indiana, dipendenti, passanti, residenti e anche qualche esponente del mondo dello spettacolo. 

Il flash mob è stato organizzato questa mattina dai lavoratori, che hanno lanciato l'ennesimo appello al sindaco Marino, alle istituzioni e alla proprietà, per scongiurare la chiusura, ormai imminente. I manifestanti hanno anche srotolato striscioni chiedendo di 'Fermare la chiusura di uno dei caffè più antichi della Capitale' e avere 'Una speranza per lavorare'.

"È iniziato il conto alla rovescia -ha spiegato il presidente delle Botteghe Storiche, Giulio Anticoli- lo sfratto è ormai una questione di settimane. Abbiamo raccolto nei mesi passati 35mila firme contro la chiusura, abbiamo chiesto al sindaco un tavolo per trovare una soluzione condivisa, ma non abbiamo avuto, in entrambi i casi, alcuna risposta. Ora la nostra unica speranza è una legge dell'Unesco che prevede la tutela di quei locali che sono espressione di un'identità culturale condivisa. Noi continueremo la nostra battaglia fino alla fine".

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"Qui parliamo di 30 famiglie che si ritroveranno senza lavoro -è invece il commento di Daniela Serafini, che da anni gestisce il Caffè della Pace-  se nemmeno 35mila firme smuovono le istituzioni, allora noi non sappiamo veramente più cosa fare. Quelle stesse istituzioni che - forse per motivi di visibilità - sembravano inizialmente interessarsi del problema, ma poi sono sparite. Dopo i primi contatti con Marino e con l'assessore Marta Leonori è calato il silenzio totale. È un peccato perchè si parla tanto di cultura, ma come sempre sono solo parole".

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