Evasi da Rebibbia: è caccia all'uomo, uno dei tre è un ergastolano per omicidio

Basho Tesi, Mikel Hasanbelli e Ilir Pere sono scappati dalla finestra del carcere con delle lenzuola annodate dopo aver segato le sbarre

I tre detenuti albanesi evasi dal carcere di Rebibbia

Sono attivamente ricercati con le loro foto segnaletiche diramate a tutte le forze dell'ordine del Paese. E' caccia grossa ai tre detenuti albanesi riusciti ad evadere questa notte dal carcere di Rebibbia. Basho Tesi, Mikel Hasanbelli e Ilir Pere, questi i nomi dei tre carcerati riusciti a dileguarsi dalla Casa Circondariale della via Tiburtina. Tre pericolosi criminali tra i quali il più giovane dei tre, Basho Tesi, condannato nel 2008 all'ergastolo in quanto ritenuto colpevole dell'omicidio di Ramona Nicoara e Valerica Dascalu, una giovane romena di 22 anni ed un suo connazionale di 37, uccisi con tredici colpi di pistola nel gennaio di otto anni fa. L'uomo venne poi scovato pochi mesi dopo dall'Interpol ad Amsterdam e poi estradato a Somma Lombarda (provincia di Varese) dove venne arrestato dagli agenti della Squadra Mobile italiana. Assieme a lui in fuga anche Mikel Hasanbelli, in carcere per sfruttamento della prostituzione con fine pena nel 2020 e Ilir Pere, condannato per tentato omicidio (fine pena 2041). 

FUGA DA FILM - La fuga di Tesi, Hasanbelli e Pere (rispettivamente di 35, 38 e 40 anni) è stata scoperta questa notte intorno alle 3:15 quando i tre hanno approfittato dell'arrivo nel carcere di Rebibbia di alcuni detenuti trasferiti dal penitenziario di Camerino in seguito al sisma che ha colpito ieri le Marche. Una fuga da film con i tre che dopo aver creato delle sagome con delle bottiglie di plastica ed averle messe sotto le lenzuola delle rispettive brande (al fine di guadagnare tempo nel corso delle verifiche nelle celle), hanno prima segato le sbarre di una finestra nel Reparto G9 (circuito media sicurezza) della Casa Circondariale (garitta lato 3 via Tiburtina), per poi scappare calandosi con delle lenzuola annodate tra loro con dei manici di scopa. 

CACCIA AI TRE - Diramata la nota di ricerca a tutti i corpi di polizia i tre albanesi sono attivamente ricercati con controlli e posti di blocco a Roma e nel resto d'Italia. Al vaglio degli investigatori le immagini delle telecamere di videosorveglianza del carcere di Casal de' Pazzi al fine di acquisire elementi utili a ricostruire l'incredibile fuga. Resta da accertare se i tre si siano allontanati dalla struttura penitenziaria da soli o con l'aiuto di qualche complice.

IL DAP - In relazione all'evasione il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria) spiega: "Si stanno espletando approfondite verifiche sui compiti di controllo della sicurezza interna individualmente assegnati, nonché sulla legittimità del provvedimento di trasferimento intra regionale di uno degli evasi, adottato da un funzionario del Provveditorato regionale. Uno dei tre evasi, precedentemente ristretto nella casa circondariale di Paola (Cosenza ndr), dove aveva già tentato un’evasione, era stato trasferito, con provvedimento dell’Amministrazione centrale, a Viterbo, per motivi di sicurezza. Da qui era stato quindi assegnato a Rebibbia con provvedimento di trasferimento intra regionale. Il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria è alla ricerca degli evasi. Il Capo del Dap Santi Consolo si è recato all’istituto di Rebibbia".
 

LA DENUNCIA DEL SINDACATO - Una fuga che lascia perplessi, come denuncia il segretario nazionale della Fp Cgil, Salvatore Chiaramonte: "Personale mancante, strutture fatiscenti, nessuno strumento di supporto alla vigilanza. Ancora una volta a Rebibbia, dopo i fatti dello scorso febbraio, la combinazione di questi elementi determina una ennesima evasione e getta in una grave confusione il carcere romano. Da tempo, troppo tempo, le nostre denunce sulle condizioni fatiscenti del carcere romano, così come della gran parte del sistema penitenziario, sono colpevolmente sottovalutate. Il risultato è che, ancora una volta, tre detenuti approfittano delle falle del sistema per poter evadere. Quanto accaduto alla casa circondariale romana, infatti, non ci sorprende. Nel corso di quest'anno abbiamo acceso un faro sul carcere romano, denunciando più volte lo stato in cui versa, le condizioni pessime di coloro che ci lavorano, le carenze gravi di personale e di strumenti di supporto per il buon funzionamento della struttura. Fatti che messi insieme dimostrano come quanto accaduto stamattina non sia il frutto del caso ma di un insieme di condizioni che lo hanno reso possibile"

CARENZA PERSONALE - Come denunciato anche dal sindacato Sappe e dal Fns Cisl "A Rebibbia, infatti, per stare sui numeri, dei 992 poliziotti penitenziari necessari, ne risultano presenti 930. Di questi - prosegue la nota di Salvatore Chiaramonte - però, 180 agenti sono distaccati, per la gran parte, in uffici amministrativi, occupati in compiti che potrebbero essere assolti da altri lavoratori pubblici. Il tutto quindi per un totale a Rebibbia di soli 750 poliziotti penitenziari. Un numero tale che, parametrato ai circa 1.400 detenuti presenti, produce un rapporto pari a un solo agente che spesso deve vigilare su 170 detenuti, come accaduto questa notte, attraverso una modalità spacciata per 'vigilanza dinamica'. Per queste ragioni - prosegue il segretario nazionale della Fp Cgil - alla luce di questi numeri, nonchè dell'evasione di oggi, pretendiamo che, come lo stesso ministro della Giustizia Orlando ha recentemente affermato, l'amministrazione rimandi nell'istituto di Roma, ma non solo, gli agenti penitenziari distaccati negli uffici amministrativi. Inoltre vale la pena sottolineare che per la manutenzione degli istituti viene stanziato ogni anno un decimo del necessario: soltanto 4 milioni dei 40 necessari". 

TOPPE AD UNA STRUTTURA IN DISFACIMENTO - "A Rebibbia - conclude Chiaramonte - nello specifico, lo stanziamento per il 'buon funzionamento' é pari a circa 24 mila euro l''anno, che a malapena bastano per mettere toppe a una struttura in progressivo disfacimento. Per non parlare infine della assoluta carenza di strumentazioni tecnologiche di supporto al lavoro di vigilanza dei poliziotti penitenziari. Questa vicenda riporta all''attenzione le falle di un sistema, coperte in questi anni dal lavoro dei poliziotti penitenziari che hanno cercato di garantire, oltre ogni sforzo, la sicurezza dei cittadini. Noi continueremo a denunciare e a pretendere un cambiamento. Ora è il momento non piu'' rinviabile di intervenire". 

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