"Siamo i napoletani di Ostia, paga o bruciamo il cantiere": minacce mafiose per continuare i lavori sulla Rotonda

Tre uomini sono stati arrestati dopo aver minacciato un imprenditore che aveva vinto l'appalto del Comune di Roma, per i lavori di riqualificazione della Fontana dello Zodiaco

Un intervento atteso da 15 anni, quello della ristrutturazione della Fontana dello Zodiaco, e che rischiava di interrompersi, ancora, se non fosse stato per il coraggio di un imprenditore che, dopo aver subito diverse minacce con il metodo mafioso, si è rivolto ai carabinieri che nel giro di due settimane hanno arrestato tre uomini accusati di tentata estorsione.

Succede ad Ostia. Vittima un uomo titolare di un'impresa edile che si era aggiudicata l'appalto del Comune di Roma Capitale, per i lavori di riqualificazione della cosiddetta Rotonda di Ostia, uno dei tesori architettonici del litorale che presto tornerà a nuova vita.

I lavori per la Fontana dello Zodiaco

"Negli anni ci sono stati atti di vandalismo e incuria, ma ora finalmente restituiremo ai cittadini la Fontana dello Zodiaco e tutta la Rotonda completamente riqualificate, riportandole al loro originario splendore", disse la sindaca Virginia Raggi lo scorso maggio. Lavori complessivi per 535mila euro, con l'appalto per riqualificare la fontana di 300mila. 

Un mese dopo i lavori, entrati ormai nel vivo, hanno però rischiato un brusco stop. Era il 17 giugno quando l'imprenditore chiamato a gestire le ristrutturazione della fontana realizzata da Pier Luigi Nervi si presenta alla stazione di via dei Fabbri Navali per denunciare ai carabinieri una serie di pesanti minacce subite.

"Siamo i 'napoletani di Ostia' qui comandiamo noi"

"Mi hanno detto che non erano né Spada, né Fasciani, ma che appartenevano ai cosiddetti 'napoletani di Ostia' e che qui ora comandavano loro", ha raccontato la vittima. Una minaccia pesante soprattutto alla luce del nuovo riassestamento criminale nel litorale che, appunto, racconta l'ascesa dei 'napoletani di Ostia'.

Secondo la testimonianza dell'imprenditore, un uomo di Fiumicino (insieme a due scagnozzi) lo aveva contattato telefonicamente per ammonirlo del fatto che sarebbe stato lo stesso professionista a dover chiamare loro, e non viceversa, per "non avere problemi" e "proseguire i lavori senza incidenti". Minacce fatte anche di presenza al cantiere con il gruppo dei tre che, sistematicamente, faceva pressioni alla vittima. 

"Se vuoi lavorare, devi pagare"

L'obiettivo era chiaro: dei 300mila euro aggiudicati in appalto dal Comune, il gruppo voleva il 10% (ossia 30mila euro) subito per garantire una protezione ed evitare così incendi al cantiere e ai mezzi edili in possesso della ditta, sia per i lavori di Ostia che per quelli in altre parti di Roma. "Se vuoi lavorare, devi pagare. Comandiamo noi ora", la minaccia ripetuta più volte. 

Le intimidazioni, mai sfociate in aggressioni fisiche, sono durate giorni. Un periodo che ha permesso ai carabinieri, grazie alla tempestiva denuncia dell'uomo, di raccogliere indizi, identificare i tre aguzzini e intercettare le minacce. Indagini che hanno così permesso di passare all'azione. 

Il blitz e l'arresto

Il 3 luglio scorso, 16 giorni dopo la denuncia dell'imprenditore, la svolta. La vittima pattuisce con gli estorsori un pagamento di 5mila euro: l'appuntamento è davanti ad uno stabilimento balneare.

Al momento della consegna del denaro è così scattato il blitz: i carabinieri di Ostia hanno messo in sicurezza la vittima arrestando, in flagranza di reato, due estorsori. 

Successivamente è stato catturato anche il terzo uomo, con base a Fiumicino, che tirava le fila della banda: era il capo. Per i tre estorsori, per cui è stata ipotizzata l'aggravante dal metodo mafioso, si sono aperte le porte del carcere romano di Regina Coeli. Ora le indagini proseguiranno per capire se il gruppo sia o meno vicino ai 'napoletani di Ostia'. 

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