Cronaca

Emergenza casa: residence a cinque stelle? Funari: “Abbassiamo i costi”

Già trattata da Romatoday giorni fa, si torna a parlare di emergenza casa e di alloggi temporanei dai costi "elevati". L'assessore Funari ha reso nota una memoria di giunta per l'abbassamento delle spese a carico del Comune

L’approvazione della memoria di giunta per la “riduzione dei costi dell’assistenza alloggiativa” potrebbe rappresentare un primo risultato. Una dichiarazione d’intenti (perché di quello ancora si tratta) resa nota dal neo assessore al Patrimonio e alla Casa, Lucia Funari. In altre parole? I residence temporanei messi a disposizione dal Campidoglio per tamponare l’emergenza abitativa e accogliere le centinaia di famiglie di sfrattati e senza tetto, potrebbero costare meno. Attenzione però ai termini. Non stiamo parlando di case popolari, nè sul piano costi nè su quello organizzativo. I 23 residence sparsi per la città sono soluzioni abitative temporanee che, come già messo in luce da Romatoday dando voce al sindacato Unione Inquilini Roma, costano al Comune “una follia”.

Appartengono a privati (Vaticano e Francesco Totti, solo per citarne alcuni) e a società con sede all’estero. I contratti stipulati con i proprietari sono 14: 10 sottoscritti tra il 2006 e il 2008 e 4 dal sindaco Alemanno (che quindi non è l’unico “colpevole”).  Guardiamo qualche cifra.  Per un residence a Pietralata si sborsano 1,65 milioni di euro per 33 famiglie, cioè 4200 euro al mese per nucleo familiare. Forse costi simili troverebbero giustificazione nella qualità del servizio offerto. Peccato che di tutto si tratti fuorché di abitazioni di lusso. Anzi, a quanto riferito da Unione Inquilini, le famiglie alloggiano in quadrati che spesso sono “inabitabili”.

La polemica è ulteriormente alimentata dal confronto con le case offerte dagli enti previdenziali privatizzati che, pur rientrando a pieno titolo in canoni d’affitto di libero mercato, costano comunque la metà, se non meno, di quanto sborsato dal Campidoglio per i residence. Alla luce dei dati raccolti Unione Inquilini lo scorso anno aveva richiesto “un tavolo in Prefettura con Comune, Enti e casse professionali, associazioni costruttori, sindacati per verificare la possibilità di una vera ed effettiva fuoriuscita dai residence”. O comunque “di offrire alle famiglie, in attesa di una casa popolare, una soluzione per vivere dignitosamente”. Il tavolo non c’è mai stato. Oggi però si può parlare di una presa di posizione della giunta Alemanno che comunque, per i sindacati, rischia di rimanere tale. Secondo quanto dichiarato da Unione Inquilini la riduzione dei costi infatti andrebbe a pesare proprio su quei nuclei familiari da tutelare.


“L’intenzione è buona ma la ricetta è in puro stile Alemanno, per ridurre i costi saranno addebitati alle famiglie nei residence una parte delle spese (acqua, luce, manutenzioni etc)”.  La soluzione quindi al problema residence non sarebbe questa. “Per spendere ancora meno - dichiara Unione Inquilini - basterebbe dare a ognuna delle famiglie nei residence 1000 euro al mese per pagarsi un affitto di una casa normale e così facendo il Comune risparmierebbe almeno 15 milioni di euro”. E comunque, per quanto apprezzabile, il punto non sarebbe ridurre i costi ma “avviare la chiusura dei residence”. Come? “Aprendo un tavolo con il Prefetto per reperire alloggi adeguati tra lo sfitto degli enti previdenziali privatizzati e per dare vita a un vero piano casa ma di edilizia residenziale pubblica, fondato sul recupero dell’esistente, sull’acquisto di alloggi da assegnare a canone sociale”.

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