Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Emanuela Orlandi, le ossa nel cimitero Teutonico non sono sue. La famiglia: "Non ci arrendiamo"

A distanza di quasi due anni dal ritrovamento di frammenti ossei nel camposanto, e dopo la decisione del Vaticano di archiviare il caso, arrivano i risultati dei test genetici disposti dal fratello Pietro: i resti non sono della studentessa scomparsa 37 anni fa. L'avvocato del fratello: «Non molliamo»

Le ossa trovate nel cimitero Teutonico non sono i resti di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa nel giugno del 1983.

La conferma è arrivata dall’avvocato Laura Sgrò, che assiste Pietro, il fratello di Emanuela, nella ricerca di risposte su uno dei casi più complessi degli ultimi decenni.

È stato proprio Pietro Orlandi a finanziare le analisi più dettagliate sui resti rinvenuti nell’estate del 2019: “Le analisi relative alla datazione delle ossa rinvenute nell'ossario attiguo al cimitero Teutonico, eseguite dal laboratorio Cedad dell'Università del Salento, hanno evidenziato l'esistenza di alcuni frammenti ossei databili negli anni successivi al 1900”.

A condurre i test il genetista Giorgio Portera, consulente di parte della famiglia Orlandi, che ha eseguito ulteriori test di genetica forense su parte dei residui ossei nel laboratorio di genetica forense del TomaLab di Busto Arsizio: “Tutti gli accertamenti scientifici eseguiti sui residui, comprese le analisi genetiche sui frammenti ossei molto più recenti e collocabili negli anni successivi al 1900, hanno escluso la presenza di tessuti biologici appartenenti ad Emanuela Orlandi”.

I resti non sono di Emanuela, dunque, ma per l’avvocato Sgrò “il fatto che vi fossero frammenti risalenti a dopo il 1900, come accertato dall’esame del carbonio 14, dimostra che il metodo utilizzato dal Vaticano non è stato quello adeguato”.

Emanuela Orlandi e i resti nel cimitero Teutonico

Il procedimento sul rinvenimento dei resti nel cimitero Teutonico e sul legame con il caso Orlandi era stato archiviato dal Vaticano nella primavera del 2020.

Gli accertamenti erano partiti dopo la denuncia dei familiari, che aveva portato all’accesso a due tombe ubicate all’interno del cimitero, poi risultate vuote. In un locale sottostante erano però stati scoperti migliaia di frammenti ossei su cui la famiglia Orlandi aveva chiesto accertamenti.

Il perito d’ufficio del Vaticano aveva ai tempi concluso che “i frammenti rinvenuti sono databili ad epoca anteriore alla scomparsa della povera Emanuela. I più recenti risalgono ad almeno cento anni fa”.

Di qui la richiesta di archiviazione, cui Pietro Orlandi non si è rassegnato chiedendo e finanziando una consulenza e ulteriori accertamenti. E a distanza di 37 anni il fratello di Emanuela è deciso a perseverare nella ricerca della verità: "Le analisi più approfondite andavano fatte - conclude l'avvocato Sgrò - Adesso sappiamo che non è lei. E andiamo avanti".

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