Camorra, "a Roma comanda tutto lui": il cartello della droga di Michele Senese. Ecco come aveva diviso la Capitale

Il provvedimento trae origine dall'indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che ha consentito di ricostruire l'operatività di un cartello della droga capeggiato da noto Michele Senese

Elicotteri in volo su Roma, gazzelle dei carabinieri a sirene spiegate e militari che hanno fatto irruzione nelle case. La Capitale si è sveglia così, con il secondo blitz anti Camorra in poco tempo dopo quello del luglio scorso. Nella giornata di oggi, 1 dicembre, sono state 28 persone ritenute appartenenti ad un'organizzazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e, a vario titolo, di estorsione, detenzione e porto illegale di armi, lesioni personali gravissime, tentato omicidio, trasferimento fraudolento di valori, reati, per la maggior parte, aggravati dal metodo mafioso.

Il blitz è andato in scena anche in Campania e in Veneto, dove i carabinieri di Roma stanno dando esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli affari di Michele Senese detto O Pazzo

Ad essere colpito è stato ancora il clan Senese, quello di Michele detto O Pazzo. Il provvedimento di oggi trae origine dall'indagine condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che ha consentito di ricostruire l'operatività a Roma, di un cartello della droga capeggiato proprio da Michele Senese, destinatario della misura cautelare.

La mappa della "camorra romana"

Sotto la sua egida operavano distinti gruppi che si occupavano del traffico di sostanze stupefacenti, individuandone gli assetti verticistici, i sodali e i pusher. In seno a uno di questi gruppi operava anche Fabrizio Piscitelli, ucciso in un agguato a Roma il 7 agosto del 2019.

L'inchiesta ha consentito di monitorare la fase di riorganizzazione del sodalizio capeggiato da Michele Senese conseguente alla scarcerazione di alcuni dei principali esponenti del clan e di un periodo di breve libertà di cui ha potuto beneficiare lo stesso Senese prima dell'arresto per l'omicidio di Giuseppe Carlino. Sebbene il periodo in esame abbia consentito di monitorare una stagione difficile per il sodalizio, le investigazioni hanno comunque consentito di acquisire "gravi indizi di colpevolezza in merito all'esistenza di un vero e proprio cartello di narcotraffico" creato da Senese nonché di "riscontrare numerosi reati commessi dagli indagati nel perseguimento del programma criminoso del gruppo", spiegano dall'Arma.

"Senese comanda tutto lui"

Il cartello di Senese altro non è che una sovraordinata organizzazione di tipo consortile, in grado di condizionare le dinamiche criminali relative al traffico di sostanze stupefacenti in ampi settori della Capitale e, in particolare, di coordinare e controllare autonomi sodalizi tra i quali quello capeggiato da Domenico e Ugo Di Giovanni, e quello diretto da Guido (deceduto) e Davide De Gregori. 

Attraverso le indagini sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma, è stato documentato come il cartello Senese si sia dotato di un modello organizzativo che lascia ampi spazi di autonomia operativa agli altri gruppi criminali i quali compiono attività delittuose solo apparentemente non riconducibili alla direzione strategica e alla volontà del capo supremo del sodalizio.

Infatti, come documentato dalle intercettazioni, Michele Senese è riconosciuto dagli altri sodali come il "capo indiscusso della malavita romana", "…il capo di Roma!.....il boss della Camorra romana!....Comanda tutto lui!" e a lui si rivolgono con deferenza per riferire circa il loro operato, per ottenere interventi finalizzati a dirimere controversie con altri malavitosi, per ottenere autorizzazioni ad assumere iniziative di varia natura e a lui forniscono somme di denaro chiaramente provento di delitto.

I fidi collaboratori di Senese

Tra i più fidati collaboratori del Senese ci sono Maurizio Cannone, che ha svolto il ruolo di guardaspalle, e Giandavide De Pau, che ha svolto la mansione di autista. Entrambi sono risultati particolarmente attivi nel settore del narcotraffico, potendo contare su un ampio circuito clientelare prevalentemente al Tiburtino, San Basilio e nella città di Tivoli. Inoltre, sotto l'egida del cartello Senese, si sono adoperati nel sostentamento economico della famiglia del boss, nel mantenimento delle relazioni con esponenti di altre organizzazioni criminali, nonché nel recupero crediti con modalità estorsive.

Emblematici, in relazione a quest'ultima attività, sono due episodi. Il progetto di un omicidio ordito nei confronti di "due ragazzi di  Acilia", responsabili di non aver saldato il pagamento di 11000 euro derivanti dall'acquisto di stupefacente ricevuto da Giandavide De Pau. I sicari si erano recati armati ad Acilia per eliminare i due fratelli, ma l'omicidio non si è realizzato a seguito del mancato rintraccio delle vittime. L'altro è la gambizzazione, commissionata dal De Pau, di un soggetto che era debitore nei suoi confronti di 2.700 euro, debito probabilmente contratto a seguito dell'acquisto di narcotico: la notte del 25 maggio 2015, nel quartiere Primavalle, il debitore è stato attinto alla parte inferiore del corpo, da quattro colpi d'arma da fuoco, esplosi da tre malviventi inviati proprio da De Pau.

L'operazione dei Carabinieri questa mattina contro il clan Senese (2)-2

La mappa degli affari a Roma: il gruppo dei Di Giovanni

Le indagini dei Carabinieri di via In Selci hanno fatto emergere le attività criminali di un altro soggetto consorziato al Cartello: Maurizio Monterisi, il quale dirigeva e organizzava un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nel quartiere di Tor Bella Monaca.   

Nei quartieri Tuscolano e Cinecittà aveva, invece, posto le proprie basi il sodalizio criminale capeggiato da Domenico e dal figlio Ugo Di Giovanni. La straordinaria caratura criminale, dimostrata dai numerosissimi precedenti penali e di polizia di entrambi, e l'esperienza maturata in contesti di criminalità organizzata hanno consentito di porsi in maniera incontrastata alla guida di tale consorteria.

Nei rapporti con le altre organizzazioni criminali, in più circostanze "il gruppo Di Giovanni si è avvalso della forza di intimidazione derivante dall'appartenenza al clan Senese e al connesso cartello del narcotraffico e non ha disdegnato l'uso della violenza", spiegano gli inquirenti che aggiungono "la gran parte dei delitti ricostruiti durante le attività investigative riguardano attività di recupero di crediti, spesso derivanti dall'attività di compravendita di stupefacenti, condotte con modalità estorsive e spesso avvalendosi del metodo mafioso".

In particolare si fa riferimento alla gambizzazione su mandato di Ugo Di Giovanni di un uomo colpevole di aver mancato il pagamento di una partita di stupefacenti. La vittima aveva falsamente denunciato ai poliziotti, intervenuti nel quartiere Cecchignola, di essere stato oggetto di una rapina a opera di ignoti, nel corso della quale questi gli avevano esploso contro alcuni colpi di pistola alle gambe. Poi le modalità di gestione delle piazze di spaccio, l'approvvigionamento e la detenzione di armi.

Il gruppo dei De Gregori

Tra i sodalizi con cui i Di Giovanni  sono risultati stabilmente in affari connessi con il narcotraffico, vi era il gruppo capeggiato da Guido e da Davide De Gregori. Quest'ultimo, dopo un periodo di militanza all'interno del gruppo Di Giovanni (durato almeno sino all’estate del 2012), insieme al padre Guido aveva costituito e diretto un'autonoma consorteria criminale, consorziata anch'essa nel cartello Senese e in grado di movimentare notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti.

Del sodalizio facente capo ai De Gregori, faceva parte anche Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik come persona deputata alla commercializzazione della sostanza stupefacente. In relazione a tale consorteria criminale il G.I.P. del Tribunale di Roma, pur riconoscendone l'esistenza, non ha ravvisato esigenze cautelari in virtù di diverse motivazioni tra le quali il decesso di uno dei capi del sodalizio (Guido De Gregori) e il decesso di uno dei partecipi maggiormente attivi (Fabrizio Piscitelli).

Estorsioni, spaccio e tentato omicidio

Complessivamente, nel corso dell’attività di indagine sono stati documentati 6 episodi estorsivi posti in essere dall’organizzazione per rientrare in possesso di taluni crediti vantati; ricostruite le fasi di un tentato omicidio e di gambizzazioni nei confronti di due debitori; comprovata l’intestazione fittizia di due motocicli e di un autoveicolo riconducibili al gruppo DI GIOVANNI, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale; sequestrati 7,809 chili di cocaina, 7,798 chili  di marijuana, 70,511 chili di hashish e 9 pistole oggetto di furto e/o clandestine con vario munizionamento; arrestati in flagranza di reato 23 persone, di cui 18 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e 6 per violazione della normativa sulle armi.

L'operazione dei Carabinieri questa mattina contro il clan Senese (4)-2

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