Ebola, l'emergenza di chi il virus lo cura: "Togliendo infermieri dalle corsie, a rischio assistenza altri pazienti"

Contestazione durante la conferenza stampa per il primo bolletino medico

"Un team di 15 medici e 15 infermieri volontari, è dedicato all'assistenza del paziente, ruoteranno su turni e saranno impiegati in base alle sue condizioni". Schieramento delle grandi occasioni all'ospedale Spallanzani per affrontare l'emergenza ebola, legata all'arrivo del primo paziente italiano contagiato. E' stato lo stesso direttore scientifico dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani a diffondere i numeri.

Un'occasione, la conferenza stampa per il primo bolletino medico, per denunciare la situazione in cui vivono gli infermieri dell'ospedale. "C'è poco personale e una carenza di organico per quanto riguarda gli infermieri. Non va dimenticato che qui allo Spallanzani sono ricoverati altri pazienti", ha attaccato Lorenzo Fanelli, Rsu Cobas all'Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. "Togliendo 15 medici e 15 infermieri dalle corsie per dedicarli solo al paziente affetto da Ebola porta a non poter garantire l'assistenza 'normale' nelle corsie agli altri pazienti".

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Rincara la dose il sindacato Nursind: "Il problema allo Spallanzani – afferma il segretario aziendale Nursind Adriano De Iuliis – è la forte carenza di personale infermieristico. Da tempo andiamo chiedendo, anche in Regione Lazio, la sostituzione delle colleghe in maternità e in assenze lunghe. Purtroppo questo non avviene nemmeno con del personale a tempo determinato. Questo costringe il personale a turni lunghi oltre l’orario massimo consentito dalla legge (anche 14-17 ore consecutive) con aggravio di responsabilità, stress, stanchezza e un monte ore straordinario rilevante. Finora in questa situazione hanno lavorato anche i colleghi che compongono la speciale “task force” in quanto personale estrapolato dai servizi comuni. In un contesto già provato dalla carenza di personale si chiede agli infermieri un ulteriore sforzo con maggiore rischio clinico".

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